Archivio per storie & racconti

Voglia di apparire in TV

Gaia e Giada guardano la TV, in questi giorni poi si stanno facendo il pieno di Olimpiadi, io le adoro e la tele è sintonizzata solo su quello.

Non so come, ma anche loro vogliono apparire in TV!
E qui scatta la preoccupazione, non sia mai che vogliono fare le veline!
Ma loro non sanno nemmeno chi siano le veline, credo non le abbiano mai viste, e allora ecco cosa vogliono fare per essere in TV:
Gaia vuole spiegare scienze della Terra, una specie di Piero Angela, insomma.
Giada vuole fare il telegiornale per raccontare le cose brutte che fanno i cattivoni e che altrimenti non si saprebbero.
Continuate a sognare così bimbe mie e io sarò ben felice di ammirarvi in TV!

Per l’8 marzo e per tutti i giorni

A lei piaceva davvero molto il lavoro di suo padre, quel lavoro così rude e da uomini, arrampicarsi sulle impalcature, ma anche il lavoro di studio, non era roba da donne, ma le piaceva ed era davvero brava, lo dimostrava ogni giorno di più.

Non aveva nemmeno 18 anni.

Lui lavorava con il padre e ormai era di famiglia, spesso si fermava da loro dopo cena.

La vedeva tutti i giorni, era così bella e così giovane, ancora non aveva nessun uomo intorno.

Lui, un giorno, l’ha seguita nella sua camera, lei si fidava di lui, ormai era uno di famiglia, lui ha chiuso la porta a chiave, lei si fidava, lui era un collega e, soprattutto, un amico di suo padre.

Lei ha detto e gli ha urlato tutti i suoi “NO”, ha cercato di respingerlo, lo ha graffiato, ma lui era più forte.

Lei lo ha denunciato.

Ha dovuto ripetere più e più volte quello che lui le aveva fatto, l’ha ripetuto fino alle lacrime.

E’ stata una tortura, ma in qualche modo le hanno creduto e hanno arrestato lui.

Lui si è difeso dicendo che lei, orfana di madre, aveva un rapporto molto particolare con il padre, che, sì, insomma, non è che fosse così pura alla fin fine.

Lui viene condannato, ma è lei quella dello scandalo e lei deve sposarsi e lei deve cambiare Stato se vuole ancora lavorare e avere una vita.

Fatti accaduti nel 2010? Sembra, ma lei è Artemisia Gentileschi, pittrice, e il fatto è accaduto nel 1610, q u a t t r o secoli fa, eppure, purtroppo è ancora cronaca di tutti i giorni.

Il Lacca: la nuova isola di Utopia

A cena Giada ci ha parlato del Lacca, un posto dove ci sono tanti giochi, dove ci sono anche le palle colorate dove tuffarsi dentro e dove ci sono anche tanti regali, già pronti da scartare. E’ un posto vicino a casa, ma anche lontano, dove ci possono andare tutti i bimbi.

Quando ce lo raccontava era serissima e sembrava davvero che ci fosse andata, tanto che il papà e Gaia le facevano domande su domande per capire quale era, io ho visto il suo faccino serio serio e un’espressione che non riesco a definire, ma che riconosco perchè è quella di quando fantastica, e questo posto Lacca lo ha immaginato davvero bene, peccato non poterla riprendere con una videocamera in questi momenti… Poi ci siamo arrivati e ciha confermato che è un posto della sua fantasia.

Io la mia isola di Utopia l’ho immaginata quando ero un po’ più grande, verso i 7/8 anni, Giada sta andando decisamente troppo oltre.

…e poi l’isola di Utopia e il concetto di Utopia come città immaginaria è un tema che mi è davvero molto caro, avrei voluto farci la tesi 15 anni fa…

Why do we celebrate Christmas?

Questa è la frase che Gaia deve imparare per la recita di Natale, e così appena letta sono rimasta un po’ stranita.
Già, perchè festeggiamo Natale?
Ad essere sinceri noi, inteso come coppia, abbiamo ripreso a festeggiarlo solo da 4 anni in qua, sì proprio solo per Gaia prima e Gaia e Giada poi. Prima non c’era più motivo, era crollato il pilastro principale che regge il Natale: la famiglia, in particolare, io non avevo più famiglia e piano piano mi stavo rendendo conto di non averne mai avuta realmente una. Eppure io ho sempre amato moltissimo il Natale per tutto quello che significa, casa, famiglia, tante persone insieme, i regali nel senso di donare, mi piaceva moltissimo cercare il regalo “giusto”, pensato per chi lo doveva ricevere, il giorno speciale in cui fare cose insieme e stare tutti insieme e anche, perchè no, scartare un mucchio di regali.

Ora celebro il Natale per le mie piccolette, voglio che loro conservino la speranza, quel sentimento che ci spinge a fare meglio, che ci fa anche saper aspettare, e che ci fa preparare al meglio nell’attesa, questo è quello che celebro io e quello che vorrei trasmettergli. E questo è quello che ritrovo ogni volta in “A Christmas Carol” di Dickens, la mia storia preferita, forse in assoluto, forse ancora più de “Il gabbiano Jonathan Livingstone”. Di questa storia sto raccogliendo tutte le versioni che trovo, il libro in lingua originale, ovviamente, quest’anno per la prima volta proverò a leggerlo in inglese, la versione tradotta e poi il film storico e le interpretazioni in cartone animato, la più bella per me quella interpretata dai Muppets, ora aspetto il nuovo film di Zemeckis (aspetterò il dvd, non credo che sia adatto a G&G, non per la storia ma per le immagini che pare siano abbastanza horror).

And you? Why do you celebrate Christmas?

Halloween vs Allouin

una delle due streghette

la streghetta piccola

 

Allouin non l’ho mai sopportata, mi sembrava un’americanata, una inutile globalizzazione.
Ma ora le piccolette vanno alla “English school” che fa tanto “in”, un giorno farò un post sui nomi dei compagni di G&G, e alla English school si rispettano le tradizioni anglossassoni, halloween compresa, con festa in maschera il 30 dato che il 31 l’asilo è chiuso.
E così ho scoperto Halloween che ha davvero ben poco a che spartire con la Allouin che da qualche anno impazza in Italia.
E ho scoperto che la festa di ognissanti altro non è che una delle solite sovrapposizioni di feste cattoliche su feste molto più antiche ma pagane, un po’ come il Natale che ha soppiantato la pagana festa della nascita del sole.

Trick or treat?

Impressioni svedesi – storie minime

Passeggiavo per la capitale nei pressi della mia libreria preferita (è l’unica che conosco, ma fa tanto “in” dire che si ha una libreria preferita in un altro paese), stavo aspettando le 10 ora di apertura, mi avvicino alle strisce pedonali restando comunque ad una certa distanza dal ciglio del marciapiede, ma non sono ancora sicura di voler attraversare, poi mi sono decisa nel momento in cui mi sono resa conto che se non avessi attraversato avrei potuto bloccare il traffico per ore.

Sono le 10 meno un minuto e alla mia libreria preferita si avvicinano diversi avventori, immancabilmente ognuno di loro avvicinandosi guardava chi l’orologio e chi il cellulare per essere certi che la libreria fosse ancora chiusa per una buona ragione. Alle 10 precise la libreria apre gli avventori entrano tranquilizzati dalla precisione svizzera, pardon svedese.

La mia libreria preferita è Akademibokhandel in Master Samuelsgatan 28, a Stoccolma ce ne sono anche altre, però questo punto vendita è davvero bellissimo, grande, con reparti ben suddivisi anche a prova di osvensk che non capisce lo svedese e poi ci sono le poltroncine e la caffetteria e il reparto giornali.

Ufficialmente sono andata a trovare Babbo Natale

Lo so che non si deve mentire ai bambini, ma dato che anche l’anno scorso ho fatto un salto di 24 ore in terra svedese proprio all’inizio di dicembre riportando a casa 2 renne di peluche da parte di Babbo Natale, perchè non riproporlo quest’anno anche se in anticipo di un paio di mesi?
Quest’anno Babbo Natale gli ha mandato 2 cavallini uno più chiaro e uno più scuro come il colore dei loro capelli (un’altra trovata per evitare i vari “ma perchè lei ha il cavallo chiaro?”).

E questa è la storia della mamma che va in aereo in Svezia per portare la letterina a Babbo Natale.