Archivio per utopia

I° Maggio

Quest’anno l’ho “festeggiato” da disoccupata, l’anno scorso stavo difendendo con i denti il mio lavoro, l’anno prossimo non riesco a immaginarlo…

11 mesi da disoccupata sono davvero troppi, e io non ho mai smesso di lavorare neppure quando ho avuto le bimbe…

Il lavoro dovrebbe essere un vero diritto, un lavoro da rispettare e in cui sei rispettato.

Mi manca questo completamento della persona che è la realizzazione lavorativa.

Che fortuna avere in classe un bambino straniero!

“Così si imparano altre lingue!”

Gaia 8 anni commentando i racconti di sua sorella (7 anni, seconda elementare) su due suoi nuovi compagni che parlano francese e indiano.

Oggi nevica

Ieri ho depositato la tesi.

s-composizione di un quartiere modello: Hammarby Sjöstad, Stockholm

La discussione avverrà il 16 dicembre.

Dai ringraziamenti:
Gli amici svedesi, Mauro Boffardi e la famiglia Balorso in primis per l’ospitalità e la condivisione delle esperienze e tutto gli altri nodi della rete dei blogger italiani in Svezia.

ABC-Stad

Arbete, Bostad, Centrum – Stad

Lavoro, Alloggio, Centro (inteso come servizi e commercio) – Città

Fatta questa scoperta mi si è aperto un mondo.
Il tendere all’utopia è sempre presente nella Svezia di oggi, ma soprattutto è sempre stato presente.
Questo concetto è diffuso sia per le nuove edificazioni sia per quelle preesistenti.
Poi tutto può essere fatto bene o male, ma direi che già negli anni ’60 in Svezia erano anni luce avanti a quanto si faceva in Italia.
In Svezia c’era questa cosa dell’ABC anche per i quartieri di palazzoni del Miljonprogrammet (un milione di nuovi alloggi in dieci anni*), in Italia negli stessi anni e per le stesse esigenze si costruivano dinosauri di cemento (la definizione non è mia) in pieno deserto di infrastrutture (anche primarie come le fognature) e deserto di servizi, robe come il Corviale a Roma, lo Zen a Palermo, le Dighe a Genova o il Gallaratese a Milano.
E’ vero anche che alla Svezia si può rinfacciare il delirio eugenetico che ha portato alla sterilizzazione di massa degli indesiderabili in anni abbastanza recenti e ben dopo gli orrori della seconda guerra.
Perchè la linea che divide utopia e distopia è molto molto sottile e spesso frastagliata, tanto che in alcuni punti tutto si mescola come su una tavolozza e non si riescono a distinguere i colori e i confini.

(*) Questa promessa del “milione di…” l’abbiamo sentita anche qui, ma là alla fine ce l’hanno fatta, qua…

In Terra di Svezia

Biglietti fatti!
Anche per quest’anno non mi farò mancare il tradizionale pellegrinaggio in Terra di Svezia.
L’occasione è il BlogFesten 2011, ma in realtà forse me lo perderò per un paio di settimane, vedremo i conteggi finali sulle votazioni per le date.
Non importa, non volevo perdermi una strepitosa offerta di RyanAir e altre congiunzioni astrali favorevoli che quest’anno mi permetteranno di passare in Terra Promessa non le solite scarsissime 24 ore, ma ben 5 giorni, voli compresi, e perdipiù, rullino i tamburi, sarò in compagnia delle mie ormettine.
G&G verranno con me, il papà a casa a riprendersi da queste ultime due settimane di agosto in loro compagnia.
Io e le piccolette in viaggio, per la prima volta in terra straniera, per la prima volta in aereo, per la prima volta un viaggio solo noi tre.
Un miscuglio di prime volte, perdipiù, farò saltare a Gaia ben 3 giorni di scuola nel suo primo anno di elementari, ma penso che il viaggio sarà comunque un’esperienza arricchente anche per lei.
Probabilmente sarà una delle poche bimbe italiane senza discedenze scandinave, di prima elementare, a saper indicare la Svezia su una cartina geografica e a saperne anche indicare la capitale.
Per 5 giorni di ottobre noi saremo lassù, sono davvero contenta e ho anche motivi di studio molto validi per andarci, spero di trovare un po’ meno della pioggerellina grigia che trovo di solito, perchè devo assolutamente fare tante foto, non solo alle mie ormettine, ma anche agli oggetti studio della mia tesi, un paio di quartieri a Stoccolma e uno a Linköping.

Che bello!

La scuola secondo orma

Scuole aperte 12 ore dal nido alle superiori, orario 7.30/19.30, ma non come parcheggio.
Aree relax, sport, studio libero, studio guidato.
Armadietti per poter riporre il materiale scolastico e non.
Le materie scientifiche in inglese, l’inglese come gioco dal nido.
Dalle elementari introduzione di una terza lingua comunitaria, ma anche di rafforzamento di quella di origine (cinese, arabo,…).
La materia di inglese equiparata all’italiano (grammatica e letteratura).
Storia delle religioni e delle civiltà.
Materie di base e materie specifiche per un determinato percorso di studi.
Percorsi interdisciplinari.

Biblioteche, palestre, uscite didattiche dall’asilo, perchè gli asili non sono dei parcheggi, per educare i bambini alle cose belle non si inizia mai troppo presto.

Scuole e insegnanti che seguano lo sviluppo del singolo, perchè non tutti sono dei geni alla stessa età, ogni persona ha i suoi tempi, certo ci devono essere degli obiettivi da raggiungere, ma non dei voti da collezionare.

…e poi cercare di rendere partecipi anche i genitori, un po’ di homeschooler esportato a scuola quasi un controsenso o un gioco di parole, magari organizzando delle serate a scuola, dove bimbi e ragazzi siano comunque seguiti e i genitori possono discutere anche di scelte didattiche. Senza, però, discriminare i genitori con poco tempo a disposizione.

La scuola come luogo di ritrovo, aperta, ma nello stesso tempo luogo sicuro.

Tutor che sappiano aiutare i ragazzi (a 15 anni) a scegliere il percorso di studi più adatto senza che i voti siano discriminante, spesso, infatti, voti bassi non significa poco impegno o poca attitudine allo studio, ma, a volte, un insegnante poco adatto per quello studente.

Utopia…

Questo post partecipa all’iniziativa Giornata di Blogging sulla Scuola italiana.

Scuola italiana, possibile?

L’anno prossimo Gaia inizierà le elementari e purtroppo andrà in una scuola pubblica dove non sarà possibile continuare il percorso bilingue dell’asilo.

Purtroppo le scuole primarie bilingue costano più di un mutuo e noi proprio non ce la facciamo, perdipiù sono anche distanti da dove viviamo e quindi scuola pubblica con un’ora di inglese alla settimana “perchè sa, signora, a quell’età non è possibile pensare che possano fare più di un’ora alla settimana”. No, non lo so perchè in Italia ci sia questa ottusità e questo pensare di essere così superiori che possiamo rimandare lo studio delle altre lingue a data da destinarsi, quando tutto diventa più difficile e quando tutto è lasciato di nuovo in mano alle famiglie, non lo so perchè si pensa che i bambini siano così limitati da non poter sfruttare questi anni per dargli più imput possibili, proprio quando sono così piccoli che assorbono e interiorizzano tutto come spugne.

E’ anche per queste ragioni che il 12 aprile parteciperò con un post alla “Giornata di blogging sulla scuola italiana”, sul sito di PontiTibetani ne potete leggere qualcosa in più. Il mio post, lo anticipo, sarà un manifesto di orma di come vorrei che fosse la scuola di ogni ordine e grado, niente di che, solo un sogno a occhi aperti.

blogging scuola italiana

12 aprile - blogging scuola italiana