Archivio per luglio, 2010

La fame che non si placa, ancora una donna sola

Ho letto questa notizia, di questa donna di 40 anni, uno meno di me che pesava tre volte me, cinque volte una normopeso con complessi per i 2 chili di troppo.
E’ morta di fame, mangiando, a 285 chili.
Era ricoverata per essere tenuta a dieta, ha convinto dei familiari a farsi portare i suoi cibi preferiti, quelli più vietati, pollo fritto e fish and chips. Il servizio sanitario le aveva negato un bypass gastrico che nel suo caso può essere considerato un intervento salvavita al pari di un bypass coronarico (per le possibili complicanze di un’anestesia su una paziente con queste problematiche di peso?).
Ovviamente so solo quanto riportato dai giornali.
E da quello che mi è arrivato io non incolpo la donna, non perchè gli obesi non hanno colpe, ma perchè lei era gravemente ed evidentemente malata, una malattia che va al di là del mangiare troppo, è evidente che la sua mente aveva FAME, una fame che non è di cibo, ma che si rivolge al cibo, perchè è facile ingurgitare, più difficile è capire da dove arriva questa fame e nutrire questa fame con gli alimenti giusti, che non necessariamente, anzi, che sicuramente non è il cibo in senso letterale (non a caso lei è diventata obesa dopo una grave depressione post partum, ancora una volta una donna lasciata sola, nonostante l’affetto dei famigliari).

Io vedo le responsabilità maggiori di questa morte nel servizio medico che anche dai commenti post mortem sembra che liquidino il caso frettolosamente come quello di “una che mangiava troppo e che si è suicidata mangiando”, ma loro dov’erano?

La stessa parola “dieta” deve aver mandato quella donna in paranoia, deve averla fatta sentire intrappolata, ancora di più dei chili che si portava addosso e riesco solo a immaginare la fame che ha sentito ancora più urgente e insistente, quasi più che un bisogno d’aria. Era lì che cercava il suo ossigeno e i suoi famigliari glielo hanno portato, invece di parlare con i medici, invece di cercare altri posti dove ascoltassero questa donna che boccheggiava per la fame appena le hanno paventato una vita di diete e rinunce.

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Porco cavolo!* E siamo a 41!

*Porco cavolo – espressione utilizzata da Giada nelle sue conversazioni telefoniche e ogniqualvolta ci sia qualcosa che non le piace.

Io, ignorante razzista!

Ecco quello che mi offre la mia nuova vita da pendolare che si sposta in treno.
La possibilità di leggere e leggere permette di non ignorare…
Ho letto Gomorra, finalmente, a ormai 4 anni dalla sua uscita.
Io sono nata e cresciuta a Milano, in una famiglia milanese, con origini milanesi, qualche parente a Chiasso, Svizzera.
Non parlo il milanese, lo capisco, ma non lo parlo, perchè in città non si parla il dialetto, si parla italiano.
E forse da qui un po’ di razzismo invidioso è iniziato. Se fossi nata e cresciuta in un paese della provincia di Milano, quasi certamente parlerei il dialetto.
In città non si fa, perchè se parli dialetto nessuno ti capisce, a Milano non ci sono più i milanesi, frasi fatte, ma nemmeno troppo lontane dal vero.
E così un po’ razzisti dentro si è e si rimane, al nord “nun se sta mai coi man in man”, e a Napoli?
A Napoli non hanno voglia di lavorare, loro hanno il mare, il sole, le loro canzoni, la sceneggiata, e quando lavorano quelli…
E poi le barzellette sugli orologi rubati ai semafori, semafori che non vengono rispettati. E così si cresce con questi pregiudizi ben radicati dentro.
E poi loro parlano un’altra lingua, non parlano italiano, parlano il loro dialetto e se lo tengono stretto anche quando emigrano.
Napoletani veri non ne ho mai conosciuti, strano, a Milano, ho avuto molti più contatti con siciliani, tanto da sposarne uno che lo è a metà, il cui cognome è di origini napoletane.
Ma nessun parente a Napoli, solo in Sicilia.
Napoletani ne conosco attraverso la blogosfera, e li seguo anche con interesse, perchè sono persone interessanti.
Eppure qualche pregiudizio mi era rimasto radicato dentro, come le erbacce che anche se le estirpi ricrescono sempre.
E così quando i telegiornali parlano di Napoli, il cervello filtra attraverso queste erbacce e non capisce.
Ora ho letto questo libro e ho rivisto alcune notizie che avevo filtrato e le ho rilette con occhi diversi.
E ho capito che se nasci laggiù hai quattro possibili vite: da emigrato, da derelitto, da deliquente o da eroe. E mi sembra che solo la prima scelta sia quella che offre una maggiore aspettativa di vita.
E ho riflettuto sul fatto che non so se riuscirei a vivere da eroe, forse nemmeno da deliquente, probabilmente vivrei da derelitta, perchè emigrare è difficile, soprattutto quando non hai nemmeno la possibilità di sognare.
E allora forse è meglio se la smetto con quest’aria da milanese indaffarrata, perchè poi fino a ieri lavoravo in nero, proprio come a Napoli, forse prendevo un po’ di più, ma si sa che qui la vita è più cara.
Devo solo ritenermi fortunata di essere nata a nord e non a sud, e purtroppo nemmeno così a nord come mi sarebbe piaciuto.

In apnea!

Riemergo un attimo dalle ultime novità.
Decisamente il mio ritorno dall’ospedale è stato tutto meno che riposante, però, finalmente sono serena.
Il lavoro mi piace, è lo stesso di prima, fondamentalmente, mi occupo sempre di servizi internet per le agenzie immobiliari, ma è decisamente meglio strutturato e, finalmente, lavoro in un team di sviluppo composto da più di una persona, e poi, finalmente, non sono più sub, ma ho un vero contratto di lavoro.
Dal giorno in cui sono entrata in ospedale (21 giugno) ho perso 8 chili, niente di così eclatante e visibile, però la bilancia lo dice e questo è positivo.
Purtroppo ho anche sviluppato 3 dipendenze, due negative e una positiva.
Positiva la dipendenza da frutta e acqua.
Negative – il rito della bilancia al mattino, quasi un’ossessione, me ne devo liberare, lo so, e dire che io non mi pesavo mai e pur non pesandomi sapevo esattamente quanti chili ero.
E poi il conto delle calorie ingerite nella giornata, altra dipendenza devastante e controproducente.
Ci lavorerò.
C’è quella cosa in chi è ciccione e in chi lo è stato, una paura, paura che il dimagrimento sia solo un’illusione, che si torni come prima in un attimo e allora si cerca il rassicurante riscontro della bilancia che ti conferma che non è un sogno, che stai dimagrendo davvero e quando, per qualche motivo la bilancia ti dice che pesi esattamente come il giorno prima, allora cerchi di togliere ancora qualcosa alla tua dieta, tanto adesso non è più difficile non mangiare, anzi, il difficile è proprio mangiare, perchè ogni boccone va mandato giù molto lentamente sennò si intoppa lì, proprio alla bocca dello stomaco, e il senso di sazietà arriva presto, basta metà porzione di quella di una bimba di 4/5 anni (esempio a caso). Eppure per mangiare ci si mette lo stesso tempo, o forse anche più, di una porzione da adulto.
Il mio blog mi manca e anche la blogosfera, ma in questi giorni mi sembra davvero di essere in apnea, sotto un mare di novità.

Scatole… Contenuto o contenitore?

Solo due scatole a confronto o due culture?.
Scatola con libri da ibs.it, enorme, almeno 50x30x20, e dentro?
4 normalissimi libri del solito formato da edizione economica e sacchetti gonfi di plastica per tenerli fermi. Arrivano integri, non c’è che dire.
Scatola con libri da bokus.com, scatolina, la guardi e ti chiedi se mancherà qualcosa, la apri e trovi i quattro libri che avevi ordinato senza plastica aggiunta e senza che ci sia un centimetro di cartone più del necessario. Contenuto integro.
A confronto Italia – Svezia come al solito? E come al solito impietosa figura dell’Italia che bada più al contenitore che al contenuto senza badare a sprechi?
No, anche la Francia si comporta come la Svezia, catalogo della famosa mostra Dreamlands arrivato integro nel suo cartone in quantità q.b. quanto basta, che nella nostra famiglia è come dire lagom.
E che dire dell’ordine su amazon.com, anche in quel caso packaging essenziale, tanto io stavo aspettando il contenuto non lo scatolone da regalo di natale…

Forse bisogna dire a ibs.it che lo spreco non fa arrivare meglio i libri…

P.S.: il lavoro l’ho accettato, ovviamente, era un’occasione troppo ghiotta per lasciarsela scappare, oggi sono andata a chiudere con il vecchio lavoro e c’è stata un po’ di sceneggiata, lunedì inizio dall’altra parte.