Archivio per aprile, 2010

Forse sono una mamma cinica (e il forse è da togliere)

Stamattina ennesimo capriccio di Gaia all’asilo, lei e Giada si “disputavano” il possesso di un’etichetta di carta!
Giada ha smesso di pensarci quasi subito, è entrata nella sua classe e si è messa a giocare con i giochi dell’asilo.
Gaia ha continuato il suo pianto disperato e l’ho lasciata che urlava “mammaaaa”.
Un’altra mamma in corridoio ha assistito alla scena e mi ha detto che questo la consolava sul fatto che non fosse così solo la sua, lei poi va al lavoro con il cuore in subbuglio e chiama l’asilo appena arriva per sapere e ogni volta le dicono che è tutto ok.
Io, invece, me ne sono andata con il cuore sollevato perchè almeno un capriccio al giorno se lo deve gestire qualcuno che non sono io!

Ma che razza di mamma sono???

Dove andrei a vivere immediatamente, il tempo di spegnere il pc e prendere le piccolette

In un ögonblick (mi piace davvero troppo questa parola) per
Svezia – mi piace lo sprone all’autosufficienza negli studi e nella vita, la lingua è sicuramente interessante, ma di sicuro non di facile approccio.
Canada – per gli spazi e la mentalità, in questo caso ci sono due lingue, ma il francese è la mia lingua degli studi giovanili ed è sicuramente quella che mi è rimasta dentro, al confronto dello svedese sembra una passeggiata, sull’inglese ci devo lavorare ancora.
Australia – nessun commento, solo sogni
New Zeland – nessun commento, solo sogni

Un secondo in più per
Olanda – molti anni fa mi sono innamorata di Delft, l’olandese, però, è sempre stato un freno.

E qualche minuto o forse anche un paio d’ore per
Francia – mi piacciono le politiche sulla famiglia e alcune sul lavoro, ma ci andrei da sola, forse le piccole mi seguirebbero…
Spagna – il clima è più simile al mio ideale e poi mi sembra una nazione in crescita, sicuramente più dell’Italia…

E forse anche Svizzera, ma qui ci dovrei pensare un po’ di più e anche qui non sarei seguita…

E la é??? (ancora svedese)

Non eravamo a 9 vocali, di cui 2 con i due puntini sopra e una con il pallino vuoto?
E questa é di idé da dove salta fuori?
Nello svedese ci sono anche gli accenti?
L’ho trovata nella seconda storia del mio Kalle Anka pocket ed era lì come se fosse naturale ritrovarsi una parola con l’accento acuto in svedese.
La frase era “Det här var ingen bra idé!” ed io l’ho interpretata come “Non è stata una buona idea” (ovviamente il fatto che sia pronunciata da un bassotto dopo un procurato disastro mi ha aiutato nell’intuizione), e subito ripetuta in “Gamlingens idéer är alltid bra!” e quindi idé ha anche un plurale che segue tranquillamente le regole dei plurali senza perdere il suo accento!
Ditemi che è l’unica eccezione!!!

L’iPod e lo svedese

Ecco l’unico acquisto serio che ho fatto ultimamente.

Un bellissimo iPod nano viola e dentro ci ho messo 2 audiolibri di Nalle Puh (Winnie the Pooh), un minicorso della Berlitz “Swedish in 60 minutes” giusto un approccio alla lingua e i ben più seri cd di “På Svenska!”.

E così, ora, anche solo pochi minuti, ma tutti i giorni, posso ascoltare un po’ di svedese, quando ho i libri davanti va molto meglio, ma spesso anche così, semplicemente ascoltando, andando dall’asilo al lavoro e viceversa.

Beh, facendo così sono passata dal livello A-1 al livello A0, prima o poi riuscirò anche a dire “Jag heter orma. Vad heter du?”

Grande felicità quando in ben 8 minuter di Nalle Puh ho captato un “nästa morgon” solo ascoltando e, dopo, leggendo sono riuscita a “captare” il senso della prima pagina (2 paragrafetti scarsi).

Ancora i cattivoni

Adesso alla solita schiera di Scar, Rasputin, le iene, Crudelia Demon, si è aggiunto il Dottor Facilier de “La principessa e il ranocchio”, da poco arrivato a casa e già consumato, è incredibile come il nome del cattivone di turno se lo ricordino immediatamente, quello dei comprimari decisamente meno tanto da chiedermi “come si chiama la mangusta?”. Sì, si ricordano “mangusta” e non Timon, mah, i misteri delle associazioni cerebrali dei piccoli.

Ora Giada ha deciso che la prossima volta che i cattivoni appaiono nella televisione lei entrerà e li caccerà via, Gaia ha timidamente detto un “vengo anch’io” e Giada ha diviso i compiti. Gaia si occuperà delle iene, ma il cattivo più cattivo Scar lo combatterà lei, con la spada e con il fuoco. Non vorrei essere nei panni di Scar, per fortuna che la parte del cattivo di solito spetta al papà…

Lunga vita al Re!

Non sono monarchica, non mi piace l’idea che una sola persona abbia diritti “divini” sulle altre, però vorrei vivere in un paese che, per quanto strano mi sembri, è decisamente monarchico.
E’ anche la frase che Scar pronuncia mentre fa precipitare Mufasa nel canalone dove stanno correndo gli gnu all’impazzata spaventati dalle iene. Per chi non conoscesse la storia del Re Leone, Scar è il cattivone fratello del Re primo in linea dinastica “finchè non è nato quel micio spelacchiato” di Simba. Scar vuole diventare re ad ogni costo e quindi prepara un’imboscata, con l’aiuto delle iene, a Mufasa e Simba, Simba riesce a scappare e poi, diventato adulto torna e si riprende il regno.
Comunque in questo post volevo solo ricordare le superiori, quando il professore di filosofia, toscano in visita nel milanese che la sedia la chiamava seggiola e io la conoscevo come cadrega, ci ha raccontato la storia di Cesare. Non cesare Gaio Giulio Cesare, ma cesare in latino, caesar, nel senso di imperatore, e quindi trasformato in czar nelle regioni slave dell’Europa e kaiser in quelle anglosassoni con derivazioni come king e kung in svedese (lo svedese è una mia aggiunta) e un qaysar ottomano, e Kàisar in greco antico…
Che dire, a me l’etimologia delle parole piace moltissimo (sì, ho sempre sbagliato corso di studi), soprattutto le parole più antiche che riuniscono un po’ tutte le etnie, anche se, come giustamente ha scritto Carin in suo recente post, ogni italiano è un gruppo etnico a sè.
Però, sotto sotto, parliamo tutti la stessa lingua e non necessariamente il latino, ci sono parole ancora più antiche che non hanno riferimenti latini.

L’etimologia è come fare un viaggio con la macchina del tempo alla ricerca delle prorpie origini comuni o addirittura incontrare le sette sorelle di eva, quei sette ceppi africani riconosciuti come origine di tutti noi, ovunque noi siamo.

Decisamente ho sbagliato corso di studi…

La o, la u e i 100 e un modo di vocalizzare

Sin dalla prima elementare si impara aiuole per ricordare tutte le vocali della lingua italiana.
Ora, mi piacerebbe conoscere la corrispondente svedese, immagino che ci sia qualcosa di così facilmente mnemonico, però immagino anche che la parola sia leggeremente più lunga e articolata, tanti sono i suoni vocalici in svedese, non so se arriva alla lunghezza di supercalifragilisticamente data la presenza di ben 9 vocali nell’alfabeto, però…
Lo svedese mi piace (ma credo che mi piacerebbe qualsiasi lingua, ho sbagliato corso di studi), è una lingua molto differente dall’italiano e già la o che si legge u la dice tutta, oppure och che si legge quasi o che equivale alla nostra e di congiunzione e poi eller che equivale alla nostra o/oppure.
Avvicinarsi a una nuova lingua è un viaggio che ti rimette in gioco e ti fa riscoprire anche la tua lingua madre.
Che senso ha che banan significhi sia la pista che banana e dipende solo dalla pronuncia e che senso ha che in italiano pesca significhi sia il frutto che l’attività del prendere i pesci?

Lo so è un post sconclusionato, ma in questo momento anche il mio svedese è sconclusionato.