Archivio per marzo, 2010

Io parlo ispaniolo

Giada domenica pomeriggio in pieno delirio poliglottesco, anche se non ci ha fornito alcun esempio al riguardo, lo ha solo dichiarato più volte.

Resta da capire come sappia dell’esistenza di una lingua “ispaniola” quando all’asilo si parla inglese,  a casa si parla italiano, si sia sentito un po’ di svedese e il massimo dell’esotismo raggiunto sia stato un po’ di francese, quest’ultima lingua solo per il “à bientôt‎” della fine di Anastasia e qualche parola qui e là di mamma.

Giochi di ruolo – la savana nel salotto

Il Re Leone è sempre più presente.
Giada si “legge” da sola il libro consumato del Re Leone e si canta le canzoni nei momenti topici.
Poi, insieme a Gaia, si scelgono i ruoli e ripetono la storia, coinvolgendo anche mamma e papà per alcune scene.
Di solito la parte del cattivone Scar è assegnata di diritto al papà.
Ieri mi è capitata la parte di Zazu.
Non è detto che i cartoni animati spengano la creatività e nemmeno la voglia di conoscere e vedere.
Stamattina mi hanno chiesto se una volta le porto nella savana.
Magari dopo l’asilo…
L’Africa è un mio grande sogno, d’altronde è da lì che arriviamo.

Rinvio

I rinvii non sono mai belli, questo poi pesa come un macigno, però è dovuto, ormai è chiaro che per maggio non è fattibile.
La mia laurea è rimandata a Luglio, il 21, 41 anni dopo lo sbarco sulla luna, a ridosso del mio 41° compleanno.
Ci spero e ci proverò con tutto il mio impegno.
Questa cheratite mi ha buttato davvero al tappeto, ma i progetti post laurea sono troppo importanti per fermarsi qui, ad un passo da questo primo fondamentale traguardo.
Ora bisogna rialzarsi, riorganizzarsi, trovare tempo e risorse, massimizzare i risultati, fare economia.

Tutto in precario equilibrio, speriamo che non si aggiungano pesi che possano in qualche modo sbilanciare questa geometria.

Un appello
Si ricercano volontari (bastano due) che abbiano voglia di leggere e fare osservazioni riguardo alla mia tesi, e che magari abbiano anche voglia di dare un’occhiata al sito collegato. L’argomento è l’edilizia e gli oggetti BIM, oggetti informatici che serveno per descrivere oggetti reali, graficamente certo, ma anche quantitativamente, all’interno dei vari computi e dei vari report prestazionali.

Maternità, immigrazione, desolazione, disitalianità

E’ di pochi giorni fa, poco dopo la giornata internazionale della donna, che una donna dell’Ucraina ha soffocato il figlio partorito sul posto di lavoro per paura che venisse sentito e lei reimpatriata dopo 10 anni di lavoro più o meno sommerso qui in italia (con la “i” minuscola).
E’ riuscita a nascondere la gravidanza perchè obesa, proprio come me, e io so quanto gli obesi siano invisibili e quanto può essere invisibile la gravidanza con l’obesità.
Quando G&G erano più piccole, tanto che una era ancora nella fascia, sono andata a fare la spesa da sola con entrambe, arrivata alla cassa, una donna mi ha dato una mano a mettere tutto sul nastro della cassa e mi ha dato una mano a insacchettare il tutto. Poi mi ha ringraziato, lei che mi ha certamente aiutato molto mi ha ringraziato, mi ha ringraziato in quanto italiana, lei rumena è arrivata qui con marito e tre figlie molti anni fa e hanno comprato una casa, sono riusciti a far studiare le figlie e tutte e tre le figlie hanno trovato lavoro e lei, con le lacrime agli occhi, mi ringraziava.
Io in quel periodo stavo ancora lottando per un lavoro, ora mi sono arresa all’invisibilità, recentemente ho lottato per una casa e ho perso, e anche in questo caso mi sono arresa.
Quando ho letto di quella donna che ha negato la sua maternità terrorizzata per il timore di lasciare quest’italia, ho ripensato a quest’altra donna che con le lacrime agli occhi mi ringraziava come se io rappresentassi l’italia, io che da quest’italia me ne voglio andare.

Sono solo storie di donne, maternità e lavoro, tutte parole che insieme fanno fatica a coesistere…

Fuori fuoco

Circa 13 anni fa un pedone ha fatto cadere il mio scooter in via Torino a Milano, io ero sopra lo scooter e nonostante il casco non ho molti ricordi.
Ho riaperto gli occhi in ospedale, era tutto un po’ strano, ma pensavo fosse per il colpo che avevo preso.
Il dottore mi visita e mi chiede “va tutto bene?”, io lo guardo “Se lei normalmente ha 4 occhi allora va tutto bene”.
Quella sera tornando a casa in macchina dall’ospedale la visione delle due strade sovrapposte perfettamente nitide entrambe, tanto che io non avrei saputo quale seguire, con le doppie luci delle macchine, macchine strane una sopra l’altra, mi ha fatto pensare molto. Mi piacerebbe davvero riuscire a riprodurre quella visione con un quadro o una foto. Tutto doppio, sovrapposto.
Diplopia per l’occhio destro, un po’ di visite ortottiche, un reparto bellissimo a misura di bimbo dove regnava calma e gentilezza e una lente prismatica da applicare come un adesivo sopra gli occhiali per far tornare tutto a posto.

Poi dopo circa tre mesi, una mattina mi sono svegliata e gli occhi del mio cane erano di nuovo due senza bisogno di mettere gli occhiali.

Ieri mi hanno prospettato ancora un anno di visione annebbiata e sfuocata in seguito alla cheratite, io che sono nata e tuttora vivo in mezzo alla pianura padana alla nebbia dovrei essere abituata, ma io ho sempre amato la primavera e l’estate con le luci nitide e intense e la vivacità dei colori.

E poi io mi nutro di immagini, vivo di linee disegnate e digitate, di campiture, di colori e di fotografie. C’è chi vive per la musica, io vivo per le immagini, vorrei farne il mio lavoro, per il momento è quello che tiene viva la mia mente, ed è quello che mi ha sempre sostenuto.

Cercherò di farmene una ragione di questa visione offuscata e sfuocata, almeno finchè non potrò usare un paio di occhiali che riadiano i giusti contorni alle cose.

Il mio pensiero va a chi vive e si nutre di immagini come me e ha avuto una sentenza ben più difficile da affrontare.

La macchina

Oggi siamo a casa causa febbre da stanchezza di Gaia.
Ieri è stata una bella giornata, siamo stati al Cowboyland e abbiamo visto animali vari e soprattutto cavalli. Le piccolette sono salite su un pony e si sono divertite davvero molto.
Gaia ci ha sorpresi molto piacevolmente quando all’inizio dello spettacolo degli indiani hanno chiesto 2 volontari e lei si è subito proposta, ovviamente è stata bravissima.
Ora disegnano, la febbre se n’è andata e Giada ha fatto questa macchina, per me è una meraviglia e non solo per lo spropositato numero di ruote.

Can I sharpen the pencil, please?

The pen is on the table. Questa è una frase classica da corso di inglese di ogni ordine e grado.

Mai e poi mai ho udito la frase “Can I sharpen the pencil, please?”

Ecco cosa succede a mandare le proprie figlie in una English school senza essere sufficientemente preparati, un giorno ti arrivano lì le piccolette con le loro matite in mano e ti chiedono a bruciapelo questa cosa ed è inutile cercare sul vocabolario, nessuna delle tre (io e loro due) sa com’è scritto.

Ecco la differenza fondamentale tra un bimbo e un adulto che impara una nuova lingua, loro hanno una pronuncia diversa anche sulle parole banali, una pronuncia decisamente più simile a quella delle loro insegnanti, loro non leggono per capire, loro ascoltano. E così in casa nostra si dice “crackers” con la esse finale e non “cracker”, un’orange ha una erre più rotonda (non so come spiegarlo meglio), la apple è meno mela e più apple, e il please viene usato spesso.

Ora devo mettermi ad ascoltare e smettere di leggere per capire.