Archivio per essere figlia

27 luglio 2012

Da 7 anni ho un sogno su questa data.
Poter essere a Londra a vedere la cerimonia di apertura delle Olimpiadi.
Le Olimpiadi mi piacciono da sempre, le ho sempre seguite con passione.
Quando ho saputo che nel 2012 le Olimpiadi sarebbero state a Londra, così vicine e soprattutto che la data di apertura sarebbe stata il 27 luglio!
Proprio il 27 luglio, il giorno del mio compleanno.
E’ da circa sette anni che ho chiesto a Rob questo come regalo di compleanno per il 2012, ma siamo un po’ distanti.
Però è stato un bel sogno, non mi perderò nemmeno un minuto dal divano di casa mia, va bene così, tanto sarò sommersa dalle piccolette, quando siamo sul letto o sul divano tutti insieme sembriamo proprio un branco di leoni, gambe e braccia si confondono come tappeti buttati uno sopra l’altro.
Siamo una famiglia un po’ così, confusa e disordinata, casinista, urlatrice, ma ci amiamo e domani i 43 anni mi sembreranno più leggeri.
I bilanci li lascio al compimento dei 45 anni, ho ancora due anni per mettermi in pari.

…mmmh, inversione di ruoli

“Mamma, posso fare i compiti?”

“Ma no amore, c’è tanto tempo ancora, gioca un po’, li potrai fare domani!”

Forse ho sbagliato ruolo…

Una storia d’amore

Lo zio Mario è stato uno zio severo, poche parole, bastava il suo sguardo per mettere in riga me e i miei 2 cugini. Parco di gesti d’affetto, distante forse, così lo sentivo.

Ora è lo zione, quello che mi chiama per sapere come va, come sto io, come stanno le piccole e, soprattutto come sta andando con la tesi, quasi come un papà impaziente di vedere l’ultima figlia laureata, la pecora nera del gruppo o forse la pecorella smarrita, ora mi parla, e ha gesti affettuosi. Ieri è stato qui da noi, è stata la prima volta che ha visto la nostra casa, piccola rispetto alla sua e a quella dei miei cugini. Abbiamo parlato tanto, in una giornata abbiamo condensato i racconti di una vita intera, anzi di più vite. Mi ha raccontato la storia di suo padre, la sua, quella di suo fratello, tante cose che nemmeno immaginavo. E dire che ci vedevamo ogni domenica…

Ma all’epoca lui era lo zio severo, ora è lo zione, solo… 5 anni fa mia zia se n’è andata, improvvisamente, inaspettatamente, pochi giorni di ospedale, è stata la prima volta che mi ha chiamato mio zio, prima mi chiamava sempre mia zia, solo da quello ho capito che stava succedendo qualcosa di grave e di brutto.

Ieri aveva le lacrime agli occhi quando mi ha detto che la loro è stata una bellissima storia d’amore. Erano genitori, ma erano prima di tutto una coppia, una coppia complice, affiatata, una bellissima coppia per quarantanni. E’ stato strano sentire mio zio che parlava d’amore, ho ancora il ricordo dello zio severo, sulla sua poltrona con il giornale, è stato strano vedere le sue lacrime composte, dietro il fazzoletto, seduto sul mio divano, sono passati 5 anni e ancora non ci sembra possibile.

Loredana

10 anni per entrambe. Ci siamo conosciute subito dopo l’estate. Quella dell’ “ormai siamo una famiglia, non ci deve essere vergogna”. L’inizio della scuola significava anche il nuovo ordine del “mio nome” durante l’appello, il mio nuovo cognome cominciava con la C (per coincidenza come quello del mio vero padre), quello vecchio, quello che avevo dalla nascita, quello che indicava le mie origini, cominciava con la O.
Loredana viveva in una casa vicino alla mia, ma quelle case erano quelle da evitare, basse, due piani soltanto, la mia era di otto, e poi sporche, rimasugli di case di ringhiera.
Lei aveva una famiglia difficile, il padre che risiedeva per lo più a spese dello Stato, della madre non ho mai saputo niente, una sorella grande con un figlio piccolo e poi forse anche un nonno.
Ci siamo riconosciute immediatamente, anime gemelle, e io la seguivo nelle sue esplosioni di “follia”. Eravamo il peggior incubo di qualsiasi supplente, scappavamo dalla classe, facevamo casino, dicevamo parolacce, era impossibile tenerci. Lei era così sempre, io solo con le supplenti.
Poi, un giorno, i servizi sociali sono intervenuti, sollecitati dalle mamme preoccupate per il “normale svolgimento delle lezioni” e della pessima influenza di un tale soggetto, e hanno portato Loredana in un istituto, l’hanno salvata. È tornata a trovarmi dopo un po’, era felice, stava bene, finalmente c’era chi si occupasse di lei, del suo disagio, le avevano insegnato a riconoscerlo, a dargli un nome. Io l’ascoltavo, ero contenta per lei e avevo un’altra sensazione che non riuscivo a definire. L’ho capito solo da adulta, era invidia, volevo essere salvata anch’io, mi sembrava di essere stata lasciata indietro, d’altra parte io ero solo una bambina indisciplinata, da raddrizzare, per fortuna che ora la madre si era sposata e un uomo in casa avrebbe sistemato le cose, a partire dal cognome, perché una bambina con il cognome della madre non va bene!

Appunti sparsi sull’essere genitori e sull’essere figli

I recentissimi fatti accadutimi come “figlia di nn” mi hanno indotto alcune riflessioni.

Premessa #1
Da poco più di un anno ho l’indirizzo di mio padre, circa un mese fa ho avuto il primo contatto telefonico con lui e da ieri ho la certezza che quella persona sconosciuta è mio padre.

Premessa #2
Ho una fervida immaginazione, quando ero piccola, e anche ora a dire il vero, per addormentarmi mi immagino storie, possibilmente belle.
Questa tendenza a immaginare storie è presente spesso anche nelle ore di veglia e mi aiuta nei momenti difficili.

Premessa #3
Quando sono entrata in possesso dell’indirizzo di mio padre, io già mi ero immaginata un incontro a 3, presente anche mia madre, e un ritorno di fiamma tra i due, tanto ormai io ero grande e non ero più un ostacolo alla loro unione.
Poi ho scoperto che è sposato con una donna che ha solo sei anni più di me…

Riflessione #1
I figli tendono ad assumersi la responsabilità delle unioni dei loro genitori, anche quando quest’unione non c’è mai stata, o meglio, anche se questa unione è durata solo il tempo del concepimento.
E, infatti, io penso di essermi sempre sentita in un qualche modo “colpevole” della fine della storia di mia madre con mio padre.
Forse anche perchè poi, quando mia madre si è sposata con un altro uomo, mi sono stata caricata della responsabilità del funzionamento di questo matrimonio, ad ogni discussione tra loro mia madre mi chiedeva di cambiare.

Riflessione #2
I figli vorrebbero i loro genitori sempre insieme, anche se non li hanno mai visti insieme, nemmeno in foto.

Riflessione #3
Ci sono personi che sono incapaci di accettare la genitorialità per quello che dovrebbe essere, amore senza niente in cambio.
Io ho incontrato 3 persone così, ciascuno a modo suo incapace di essere genitore: mio padre, mia madre e il mio patrigno.

Riflessione #4
Non è sempre necessario che i figli amino incondizionatamente i propri genitori, e nemmeno che ne accettino gli errori, semplicemente possono non amarli e considerarli un incidente di percorso, a volte è difficile, altre è più facile.

Riflessione #5
Spero di avere imparato comunque qualcosa dagli errori di queste figure “genitoriali”.

Riflessione #6
A volte è meglio non volgere lo sguardo al passato, soprattutto quando si è sopravvissuti a varie tempeste emozionali.

E’ proprio lui, mio padre

Gli ho parlato ancora e ancora mi ha detto che nel ’68 c’era un altro A.C. a Milano, suo cugino, proprio non ne vuole sapere di questa paternità!
Ho parlato con suo cugino, ho trovato il numero sulle pagine bianche, e lui non può essere, non corrisponde niente, nè l’età nè il lavoro nè la residenza di allora, e, quindi, sono di nuovo al primo A.C. che ho trovato, e, questa volta, ho qualche conferma in più, anche dal cugino.
Ora ho finito con le telefonate e con le ricerche, forse, andrò a trovare questo cugino che non è così distante da qui, spero abbia qualche foto di mio padre, così mi tolgo anche questa curiosità.
L’altra, quella sul perchè non mi abbia riconosciuta direi che è abbastanza evidente, incapacità cronica di accettare una paternità, ieri come oggi.
Ne sono sempre stata convinta e ora ancora di più, essere genitori non è solo DNA, anzi direi che il DNA non c’entra per nulla. Si diventa genitori con la testa e con il cuore e non so nemmeno quale sia l’ordine giusto.
A volte essere figli è una missione impossibile, a questo punto spero di riuscire ad essere una buona madre per le mie piccolette.
Di essere figlia non mi è riuscito nè con mia madre e nè con mio padre.

LA telefonata

Un dialogo che aspettavo da  q u a r a n t u n a n n i.
“Pornto”
“Parlo con A. C.?”
“Sì, lei chi è?”
“Sono Monica U. O., tua figlia, forse”
“…”
Fin qui è andata come mi aspettavo, poi, dopo il silenzio, pensavo che avrebbe riattaccato, oppure mi avrebbe semplicemente chiesto “come stai?”, oppure altre diecimila ipotesi che mi erano venute in mente l’attimo dopo aver trovato il suo numero di telefono.
Tutte tranne:
“Non sono io quello che cerchi”
E poi, nel corso della conversazione, dando altri dettagli, “C’erano altri A.C. a Milano nel ’68”
Eppure tutto corrisponde, tutti i particolari che mi ha dato corrispondono con l’altra versione della storia, quella che mi facevo raccontare da mia madre e che ho sentito per circa trentanni.
Sei mio padre!
Lo sento, nonostante le tue parole volessero convincermi del contrario.