Archivio per regole

ADA

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Primo giorno di ADA.

ADA è il mio progetto, ci seguirà quest’anno scolastico per un’ora alla settimana, vedremo durante l’anno se riusciamo ad aggiungere un’altra ora al venerdì o nel week end.

ADA è Atelier Des Arts, il nome è pomposo e vuole diventare il nostro laboratorio di creatività.

Sarà un percorso che si svilupperà in 15 unità, ogni unità potrà essere suddivisa in più lezioni.

Il percorso sarà un viaggio da carta e matite al digitale attraverso tecniche tradizionali e tecniche digitali. Quindi pittura, fotografia, che già si pone a metà strada, fotoritocco e computer graphic. Verranno, inoltre, mostrati esempi di storia dell’arte e probabilmente faremo anche un’uscita didattica in un museo d’arte.

L’obiettivo sarà la creazione di un libro che racconti la storia di due animali differenti, il libro sarà come uno scrap book da trasformare in ebook utilizzando gli strumenti informatici adatti.

La prima lezione della prima unità ci ha visto raccogliere immagini dell’animale scelto e la loro composizione in un disegno a mano libera che dalla prossima lezione verrà colorato prima a matite e poi a tecnica libera, probabilmente pittura a olio, poi proveremo anche gli ecoline.

E’ stata posta particolare attenzione al disegno dell’animale e a osservare e riportare le corrette proporzioni.

Gaia ha scelto il canguro e probabilmente la zebra.

Giada ha scelto il cavallo e il koala.

Io proverò con elefante ed aquila.

Ho preparato un cartello con scritto ADA – Atelier Des Arts e l’ho attaccato sul muretto vicino al tavolo dove si svolgeranno le lezioni, mi sono posta alle mie bimbe come se stessero seguendo un corso vero e hanno risposto in modo incredibile, mi hanno ascoltato senza fiatare, divertendosi e facendomi domande sensate, impegnandosi come se fossi per davvero una delle loro maestre.

La prima lezione le ha lasciate entusiaste, abbiamo spesso disegnato insieme, ma questa volta mi sono proposta nella veste di insegnante e questo ha fatto una differenza incredibile.

Abbiamo preparato un cassetto per riporre i materiali prodotti durante il corso e appena il papà è tornato a casa lo hanno sommerso con tutto quello che era successo in una sola piccola ora.

Il programma è pronto, il logo quasi e la prossima volta il cartello da appendere sarà più colorato.

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Il lettone

Giada non ha mai dormito nel lettone, si è abituata da subito e molto volentieri a dormire nella sua culla prima, nel suo lettino dopo e nel suo letto poi.

Ma da poco dopo il trasloco (un anno fa) le incursioni notturne si sono fatte sempre più frequenti, ogni scusa è buona, epistassi, sete, pipì, o anche niente, tra le 3 e le 5 è ormai certo che arriverà, a volte con tutto il suo zoo, a volte da sola.

Due le eccezioni: la settimana prima di Natale, al mattino si è svegliata convinta fosse Natale e convinta che avrebbe trovato i regali, ha avuto la sorpresa che mancavano ancora 7 giorni a Natale, il suo dispiacere più grande è stato lo sforzo inutile di essere rimasta nel suo letto tutta la notte. La settimana dopo, tra il 24 e il 25 ha dormito nel suo letto, a dimostrazione che è questione di volontà (le avevamo detto che Babbo Natale non sarebbe passato se non la trovava nel suo letto).

Poi basta, il miracolo non si è ripetuto nemmeno per la befana.

Il problema grosso è la precisa volontà di dormire nel nostro letto, volontà espressa chiaramente e in tutti i modi.

Stasera, al momento di preparare il nostro letto ha detto: “Lo faccio io, così se lo faccio è il mio letto!”

…mmmh, inversione di ruoli

“Mamma, posso fare i compiti?”

“Ma no amore, c’è tanto tempo ancora, gioca un po’, li potrai fare domani!”

Forse ho sbagliato ruolo…

Due chicchi di mais in Svezia

Tra dieci giorni saremo in volo verso la Svezia, io e le due pesti, che in questi giorni sono davvero incredibilmente pesti.
Temo che mi tratterranno in Svezia per sculacciata in luogo pubblico, ma tento la sorte e parto lo stesso.
Gli inizi sono davvero difficili, per Gaia e ora anche per Giada, la scuola è sicuramente impegnativa, è una cosa nuova, tutti bimbi nuovi, maestre nuove, e poi anche lo scuolabus e fermarsi una mezz’oretta dalla vicina in attesa del ritorno della mamma, il diario con gli avvisi,…
E poi i quaderni di 7 colori diversi (come l’arcobaleno), abbiamo evitato il rosa di religione, ma non le domande sulla religione tipo: “ma chi c’era prima di tutti tutti?”, insomma una domanda leggera leggera sulla genesi del genere umano.
Giada ha un rapporto di amore/odio con il suo nuovo asilo, in realtà è come se avesse una baby sitter privata, l’asilo è nuovo e i bimbi arriveranno, probabilmente a gennaio.
Fa i suoi compiti per sentirsi grande, ma poi non vuole, guarda un cartone al giorno, ma non lo vuole scegliere, colora, fa lavoretti, ma non le va, insomma non è contenta di niente, forse sta sperimentando come si sente un figlio unico, e io ne so qualcosa.
E’ difficile essere perennemente al centro dell’attenzione senza un camerino in cui potersi ritirare, anche per un’attrice consumata come lei.
E così al week end c’è l’effetto pop corn, l’esplosione, come chicchi di mais impazzito scoppiettano da tutte le parti sfrigolando senza freni.
La domenica sera arriva la quiete, generalmente dopo il bagno.
E tra dieci giorni il grande nord, io SOLA con loro due, con i miei piccoli chicchi di mais, speriamo che il freddo rallenti l’effetto scoppio.
Post semi privato di informazione sugli effetti collaterali per la famiglia Balorso.

Un cane bilingue?

Anzi trilingue: italiano, english e bauese (o barkish?).
Lo ammetto l’inglese sta un po’ sparendo dalle nostre vite, Gaia ha iniziato le elementari e il nostro budget (anche di tempi di vita) non ci ha permesso una scuola inglese, ma solo quella statale del paese con tutti i pro e i contro (vedo molti contro, ma purtroppo per il momento non si può fare altro).
Giada ha cambiato asilo, ne abbiamo trovato uno più a portata dei nostri orari dove la trattano da reginetta, è assecondata sulla sua sete di imparare e quindi, ora, a due settimane dall’inizio della scuola, ha scritto più parole Giada all’asilo di Gaia in prima elementare…
Ma l’inglese si è un po’ perso, nessuno glielo parla più, a casa c’è poco tempo, si mangia e si va a nanna, il sabato se ne va tra la danza e i mestieri e la domenica vola via senza nemmeno accorgersene.
E’ rimasto un triste “Water, please”, buttato lì ogni tanto.
Che fare?
Gaia da grande vorrebbe fare la veterinaria e anche la sub per curare i delfini, ma noi viviamo nella pianura padana, niente mare, a Giada piacciono i gatti, ma il papà di gatti non ne vuole sapere.
E allora?
E allora il progetto Doggy prende corpo, un cane è più pratico di un delfino e più coinvolgente di un gatto (almeno per il papà), a un cane si parla molto, volendo, e perchè allora non avere un cane che risponde solo se gli si parla inglese?
Sit down, come here, up, down, jump, run, stay,…
Il nostro cane abbaierà in inglese, ieri ne abbiamo visto uno di 6 mesi, un bel meticcio taglia media che ha già cambiato tre famiglie, forse diventerà il nostro cane e il nostro insegnante di inglese e anche il primo paziente di Gaia…

Il cane è soprattutto per me, tutto il resto è un contorno per convincere il papà…
Anche se è un bel contorno, perchè io sono fortemente convinta del valore educativo di un animale nella vita di un bimbo, e soprattutto prenderne adesso uno di sei mesi significa che tutta la sua parte di vita più attiva coincide con la parte in cui l’interesse di un bambino per un animale è maggiore, quando sarà vecchio e stanco anche G&G non saranno più tanto interessate al cane perchè avranno mille interessi e il momento coinciderà con le scuole superiori, e a quel punto sarà solo mio.
La vita di un cane non è lunga e il momento della sua fine, se tutto va bene, dovrebbe coincidere con l’inizio dell’età adulta di G&G, quando potranno affrontare serenamente una perdita così significativa come quella del proprio amico d’infanzia.
E poi questo tentativo di far entrare più inglese nella nostra vita, un modo come un altro per farlo anche parlare a G&G (ma anche a me e anche al papà, l’unica vera mina vagante di tutto il progetto) e non solo ascoltarlo, potrebbe essere una spinta o semplicemente restare confinato a Mr Brown (si potrebbe anche chiamare così, ha la testolina marrone e il corpo bianco con un altro paio di macchie marrone), chi lo sa, però mi sembra un progetto interessante.
E poi se Mr Brown sa che “go out” significa andare a spasso si eviterà di dover cercare sinonimi come con Lium, se si usava la parola “usciamo” in una frase normale lui si preparava scodinzolante pronto per uscire e non importa se “usciamo” non era rivolto a lui, a quel punto bisognava portarlo fuori!
Brownie [ndr. abbreviazione di Mr Brown e allusione ai folletti], don’t bark!” suona bene, mi piace!

Il gioco del mare

Ieri abbiamo trovato un mare arrabbiato, c’erano le onde, una novità per G&G.

Un po’ di paura all’inizio, ma poi dentro a giocare con le onde, finendo anche sotto e ogni volta si rialzavano pronte a sfidare il mare.

Si sono divertite, tanto che stamattina Giada si è inventata il gioco del mare.

Ha assegnato le parti: papà la sabbia (con tanto di castello, mamma il mare, Gaia l’onda e Giada la bambina che gioca un po’ nel mare e un po’ sulla sabbia.

Giada ha fatto anche la regista, mostrando come dove fare l’onda, quella alta e quella meno alta, la sabbia che doveva fare anche il castello, e il mare, per fortuna, l’ha lasciato tranquillo.

Attrice o regista? Non so, però, la sua strada sembra davvero quella dello spettacolo.

Prove tecniche di indipendenza

Dopo sei ore di dormite a intervalli al pronto soccorso, Giada è stata considerata abbastanza in buona salute per tornare a casa sotto osservazione.

E’ stata con noi giusto il tempo di tornare a casa, poi, in cortile abbiamo incontrato mamma e figlia di 3 anni più grande di Giada, due chiacchiere tra grandi, un paio di giochi tra bimbe e Giada ha abbandonato il nido per andare a giocare a casa della nuova amica.

Alle 19 ci ha fatto chiedere dal papà e dalla bimba di poter restare a mangiare a casa loro.

Alle 20 e venti ha chiesto di poter restare là a dormire.

Alle 20 e ventiquattro è tornata a casa a lasciare giù un suo gioco e quando le abbiamo ricordato che doveva tornare a casa a dormire ha risposto: “lo so che devo tornare per dormire, ma quando è buio” ed è salita per le scale verso la casa della sua nuova amica.

Nel frattempo l’altra è a casa di amici, anche lì con bambine più grandi, si diverte e resterà là a dormire.

Il padre pensava di tenere le figlie segregate in casa fino a 35 anni…