Archivio per studi

A volte capita…

Sabato le mie piccole pesti e io siamo tornate al Poli dopo poco più di due mesi dall’ultima volta, quella della tesi.

L’occasione è stata data dall’evento dedicato ai piccoli dai 7 anni in su intitolato: Nidi, tane, case e rifugi: costruire edifici straordinari con materiali alternativi

Come mancare, ora che sono architetto anch’io?

E così siamo andate, nonostante la pioggia e Gaia che non era al massimo della forma, ma che non avrebbe rinunciato ad un giro a Milano per niente al mondo.

Loro si sono divertite molto, hanno raccontato di aver visto cose davvero molto interessanti (durante la lezione i genitori stanno fuori).

E anch’io ho avuto le mie soddisfazioni, a ripensarci sorrido ancora.

Ero nell’atrio e vedo uno che sembra proprio uno dei professori della mia commissione di tesi e in effetti mi guarda anche lui come se mi riconoscesse e dopo un po’ viene da me e mi chiede se ci conosciamo e io gli dico (balbetto) che sì, ero nell’ultima commissione di tesi e lui mi fa: “Ah, sì, con quella bella tesi sulla Svezia!” E io rimango basita (basita si può dire?), ringrazio per il “bella tesi”, ringrazio anche perchè ha notato la mia parte di critica all’intervento e poi resto davvero senza parole, la mia tesi è piaciuta per davvero e non solo per pietà!

Per fortuna poi doveva entrare a fare lezione alle piccole…

La lezione si teneva in un’aula del Trifoglio, praticamente il luogo dove è cominciato tutto, le prime lezioni sono state lì, e lì ho conosciuto le principali compagne di viaggio, e lì ho assistito ad un buon numero di lezioni del primo anno.

Ed ecco le piccolette sugli stessi banchi dove ho studiato io…

bimbe al Politecnico

le piccolette che prendono appunti in un’aula del Trifoglio

Annunci

Sì, forse serve un lavoro

Ho letto i copmmenti ai miei ultimi post, e devo convenire che sì, probabilmente manca un lavoro, qualcosa su cui puntare e concentrarsi.

In realtà non è che stia facendo proprio niente, ho un lavoretto da casa che dovrebbe portare una piccola entrata anche perchè tra poco finisco la disoccupazione, ma in realtà non è ancora partito a pieno ritmo anche perchè il tirocinio mi ha impegnato più del previsto.

Il prossimo tirocinio sarà a metà aprile, ma per quello voglio organizzarmi meglio.

Nel frattempo sto pensando a cosa fare da grande…

Lo so, sono in ritardo di una ventina di anni, ma altre persone prima di me hanno stravolto vite e lavori per reinventarsi tra i 40 e i 50 anni, sarà la crisi di mezza età o semplicemente la voglia di sperimentare e vivere più vite possibili, a dispetto delle difficoltà e della crisi.

Sono stata all’università in questo periodo per vedere cosa potrei fare e ho scoperto che grazie alla mia laurea del vecchio ordinamento in Architettura e ai miei 15 anni da programmatrice sono stata ammessa a 2 corsi di laurea magistrale, i famosi + 2 dei 3 + 2 della riforma universitaria.

Quali corsi?

Sociologia, la mia passione segreta ma non troppo vista l’impostazione di tutta la mia tesi di laurea e la mia libreria sia di carta che sul mio fido kindle. I temi che mi appassionano all’interno di questa disciplina sono davvero molti, il primo ovviamente è quello della sociologia urbana, ma anche tutto il tema delle migrazioni e delle inclusioni mi affascina davvero molto. Mi piacerebbe occuparmi di questi temi per lavoro, ma non so se sarà possibile dato che la prossima laurea sarà a quasi 50 anni.

Teorie e tecniche della comunicazione, un corso interdisciplinare tra l’informatica e la psicologia, molto più vicino al mio attuale lavoro e forse più spendibile, la laurea non sarebbe altro che una conferma di tutto quanto ho già studiato “on the job”, probabilmente mi darebbe più autorevolezza in questo campo, perchè adesso come adesso quando presento il mio cv non ho titoli che supportino le mie conoscenze informatiche, nemmeno uno straccio di certificazione microsoft, adobe o altro.

…e poi c’è il mio sogno, quello di lavorare su corsi di comunicazione visiva a tutto tondo per bimbi dal pennello al bit passando attraverso l’obiettivo fotografico, ma qui mi servirebbe uno sponsor…

Che faccio? Sempre ammesso che riesca a guadagnare per pagarmi gli studi…

Nel frattempo il mio corso OSS finirà a ottobre…

Non ci siamo separati, ma procediamo tra alti e bassi, non sapremmo nemmeno come fare per separarci, mancano le possibilità economiche e probabilmente anche la volontà. E poi i soldi non bastano mai, la macchina ci sta abbandonando, lei sì per davvero e dobbiamo provvedere a un altro mezzo qualsiasi che abbia 4 ruote e che si muova dato che abitiamo in mezzo al nulla e questo fa parte dei “vantaggi” dello sprawl.

I ragazzi

Ho finito la mia prima settimana di tirocinio per il mio corso di OSS (operatore socio-sanitario).

Questo primo tirocinio si svolge in un centro diurno per adulti disabili fisici e cognitivi di vario grado.

E’ il mio primo incontro con la disabilità, ero preparata agli anziani, sono cresciuta in mezzo alle case di riposo, ma con la disabilità avevo sempre avuto solo sporadici incontri.

Non è stato come mi aspettavo, dopo il primo giorno volevo riverderli ancora per imparare a conoscerli meglio, ognuno di loro è un mondo con emozioni amplificate rispetto alla “normalità”, hanno abilità diverse da scoprire e da ammirare. Sto imparando a capire anche chi non parla con la voce ma solo con gli occhi, anche solo con gli sguardi comunicano un’incredibile varietà di stati d’animo.

E ho scoperto l’amicizia e i legami forti che si creano in comunità relativamente piccole come quella in cui si trovano loro.

I “ragazzi” mi piacciono, il lavoro con loro anche, mi piacerebbe fare l’educatrice, penso sia un lavoro di relazione e non sia solo un educare, ma si tratti anche di imparare.

Sto imparando l’accettazione, un paio di ragazzi (uno dei due ha solo un anno più di me) si trovano proprio in questa situazione, dover accettare la loro disabilità, dover accettare questa condizione ricordandosi di essere stati altro, sono passati vent’anni o più da quando si sono ritrovati diversi da prima, a poter fare cose altre, a dover smettere di studiare, dover smettere di essere autonomi e abili, uno è perennemente arrabbiato e l’altro è depresso, quello arrabbiato non ha smesso di sognare e ora ha trovato un’affettuosa amicizia con un’altra ragazza del centro e questo lo fa stare sicuramente meglio.

Riflessioni post laurea

Mi sono laureata 25 anni dopo la mia immatricolazione, settembre 1988 – dicembre 2013.

A parte i primi 5 anni veramente intensi, gli studi sono continuati poi più nella mia testa che nella pratica, a 3 esami dalla conclusione sono semplicemente finiti i soldi per poter pagare le tasse universitarie, il mondo che conoscevo si era disintegrato in una notte e altre priorità sono subentrate.

In più una profonda incapacità di credere che avrei mai potuto fare qualcosa di decente, in fondo nessuno aveva mai creduto nel mio percorso universitario, dai miei professori delle medie passando per mia nonna (e quello forse è quello che mi ha fatto più male). E allora tanto valeva accettare la realtà e approfittare del fatto che io e mio marito fossimo talmente oberati di debiti non nostri da non poter pensare di pagare tasse universitarie e arretrati.

Nel frattempo è arrivato il lavoro, un lavoro da inventare e da imparare da zero e sono diventata programmatrice.

Alla mia tesi mai iniziata ci pensavo spesso, raccoglievo materiale, immaginavo titoli e temi, ne avevo due che mi affascinavano, il tema di Utopia e il tema della Land Art, poi a un certo punto anche il tema dell’architettura effimera con uno sguardo ai mondi digitali.

Ed è arrivata la Svezia, doveva essere il luogo dove emigrare ed è diventato la mia tesi.

In tutti questi anni, in fondo al mio cuore ci ho sempre creduto e sempre sperato, al di là di quello che penso di me e delle mie capacità e poi la tesi volevo proprio farla, è dalle medie che non vedevo l’ora di confrontarmi con il lavoro di tesi, affascinata anche da Pico de’ Paperis.

Un po’ di anni fa sono riuscita a pagare le tasse, arretrati e tutto, e ho fatto il mio primo esame degli ultimi tre: Geopedologia ad Agraria, perchè volevo fare l’urbanista e pensavo che un urbanista debba conoscere il terreno su cui pianifica. Un esame che mi è piaciuto molto, mi è piaciuto seguirlo e mi è piaciuto studiarlo.

E ancora una volta i soldi sono finiti e ancora una volta tutto è stato accantonato, messo da parte.

Poi qualche anno fa ancora dei soldi, Giada aveva solo un anno, pagate le tasse ho scoperto che avevo solo un mese e mezzo per preparare il penultimo esame, poi i miei studi sarebbero decaduti: Scienza delle Costruzioni. Ho contattato il professore e ho preparato l’esame, è andato. E’ arrivato anche il momento di Fisica che sono riuscita a seguire un po’ e con i compitini durante il semestre è andato, ultimo esame, un bellissimo 30, studiato nei ritagli di tempo, in treno, sulle panchine della metropolitana, è stato bello.

La tesi è stata più difficile, difficile trovare il relatore, ne ho cambiati 3 e ho perso il conto di quanti professori ho contattato e con quanti ho parlato, difficile per loro seguire un vecchio ordinamento e anche poco prestigioso.

Ma alla discussione mi hanno ascoltato e hanno anche letto quello che ho scritto e sono stati anche gentili.

Solo che ora penso di aver sbagliato a rincorrere la mia laurea, ho buttato via tempo ed energie per un traguardo che non porta da nessuna parte, un traguardo che avrebbe avuto senso 20 o anche 15 anni fa, ma che ora sembra semplicemente patetico, soprattutto perchè iniziato 25 anni fa. E tutto sommato dà ragione a chi all’università non mi ci vedeva proprio.

88/100

image

Anamnesi, diagnosi, prescrizione

Dato che mi fa male il dito medio della mano sinistra (quella con cui scrivo) e il dolore si irradia verso il braccio, Giada ha diagnosticato che la mia mano e il mio tendine (che “contiene il dito”) sono stati usati troppo, ovviamente mi ha fatto precise domande sull’utilizzo della mano per il computer e per la scrittura, quindi mi ha prescritto riposo, mi ha dato il permesso di utilizzare la destra “ma non troppo sennò poi ti fa male anche quella”.

Io dal medico non ci vado più…

Gaia qualche giorno fa ha anche costruito uno sfigmomanometro con oggetti di fortuna…

Oggi nevica

Ieri ho depositato la tesi.

s-composizione di un quartiere modello: Hammarby Sjöstad, Stockholm

La discussione avverrà il 16 dicembre.

Dai ringraziamenti:
Gli amici svedesi, Mauro Boffardi e la famiglia Balorso in primis per l’ospitalità e la condivisione delle esperienze e tutto gli altri nodi della rete dei blogger italiani in Svezia.