Archivio per lingue

Au milieu de…

Il mio inglese è decisamente pessimo e milieu per ambiente me lo ero proprio perso, ambiente, per i miei studi (architettura), era environment e basta, sì, sì, decisamente limitato, lo so…

Poi è saltato fuori il miljö svedese, per il suo bellissimo programma ambientale di Stoccolma che sto guardando per la mia tesi, e il mio francese latente si è risvegliato e la translitterazione di milieu francese è proprio miljø.

Sì, lo so, mi lascio andare per un nonnulla, però sono queste le cose che mi fanno rimpiagere di non aver studiato lingue e soprattutto la nascita e la diffusione, mi piacciono le similitudini e le differenze.

Vabbè ora torno al mio environment e al mio miljö.

Pronuncia alla milanèsa

Fin’ora lo svedese l’ho principalmente letto e ascoltato, ora grazie ad un corso gratuito di Babbel sto provando con la pronuncia…

Un disastro!

Ho la “S” da milanese e quando me lo ha detto una romana millenni fa mi ero pure quasi inorgoglita e ora invece mi da fastidio perchè non riesco a pronunciare una “S” come si deve, mi escono tutte “S” come quella di rosa.

E poi anche tutto il resto, le “E” e le “O”, proprio non ci siamo, a parte che tutto il mondo mi prende in giro per come pronuncio “pollice” anche in italiano, pare che uso una “o” troppo chiusa, mi vengono decenti solo le Ä” e le “Ö”, forse per il francese delle medie o più probabilmente per il milanese passivo di mia nonna.

Decisamente non ho orecchio!!!

Consigli?

…e venne il pc

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Da ieri le piccolette hanno il loro pc, un vecchio pc desktop che non usavamo più.

Per il momento gli ho installato il famoso programma di disegno TuxPaint “come quello dell’asilo”, e un altro programma con giochi carini di parole, numeri e immagini in 3 lingue: italiano, inglese e svedese (perché non si sa mai).

Vorrei introdurre l’uso del pc a casa come momento anche per l’inglese, spiegando che il pc e l’inglese sono molto legati, cosa peraltro molto vera, dato che anche per me al lavoro, le pubblicazioni e i programmi sono spesso in inglese. Un passettino in avanti sul nostro carente bilinguismo a casa.

Ora mi metterò a caccia di programmi e siti e poi ne farò qualche recensione, magari servisse a qualcuno.

Dreamlands

Dreamlands
Des parcs d’attractions aux cités du futur
Ecco una mostra che mi dispiace proprio perdere.
Il tema è sempre quello, quello che mi è davvero entrato dentro da ormai moltissimi anni, quello su cui raccolgo materiale, bibliografia e ogni più piccolo ritaglio.

La città ideale, Utopia, la città del sogno e di conseguenza anche i non-luoghi, i parchi di divertimento, Las Vegas, le fiere internazionali…
Come questi hanno influenzato il disegno delle città reali e viceversa attraverso 300 opere di vario genere.

La mostra è a Parigi al Centre Pompidou, e mi sembra che anche la location per parlare di città dei sogni sia decisamente ben scelta.

L’idea era di prendermi una bimba, Giada che parla di voler andare a Parigi da quando ha scoperto Anastasia, e volare per 24 ore, due giorni e una notte, a Parigi, vedere la mostra, cercare qualcosa di interessante anche per Giada, magari in francese così comincia a capire che oltre all’italiano e all’inglese ci sono altre lingue, e poi non so…
Ma tra l’operazione e i mancati introiti sempre per l’operazione, penso che mi limiterò a ordinare il catalogo sul sito e me lo sfoglierò, sperando magari di fare lo stesso un giro a Parigi ad agosto, caricando le piccole in macchina e viaggiando per “tuuuutta la notte” (citazione dal film “Cars”) arrivare lassù e farsi un giro per la città e per Disneyland (sempre in tema di non-luoghi).

Per chi fosse interessato alla mostra e avesse la possibilità di andarci:

Dreamlands
Des parcs d’attractions aux cités du futur

fino al 9 agosto
Centre Pompidou
Paris
dalle 11.00 alle 21.00, il giovedì fino alle 23.00
12€ intero/9€ ridotto
Questo il link al sito del Centre Pompidou sulla pagina della mostra

Sto riscoprendo il francese, nonostante non lo uso più da un quarto di secolo è sempre la lingua di più facile approccio per me, quella che non mi impegna se devo leggere, quella che se anche mi mancano un po’ di vocaboli capisco lo stesso, e questo mi conferma che le lingue apprese presto sono quelle che restano sempre. Il mio francese risale alle medie e ai primi 2 anni di superiori, eppure è ancora lì latente che ogni tanto esce per alcune espressioni. E la cosa strana è che ora che mi sto impegnando con l’inglese e lo svedese a volte penso a delle frasi che contemplano parole di inglese, una in svedese e il resto in francese. Quanto mi piacerebbe essere davvero poliglotta…

Lunga vita al Re!

Non sono monarchica, non mi piace l’idea che una sola persona abbia diritti “divini” sulle altre, però vorrei vivere in un paese che, per quanto strano mi sembri, è decisamente monarchico.
E’ anche la frase che Scar pronuncia mentre fa precipitare Mufasa nel canalone dove stanno correndo gli gnu all’impazzata spaventati dalle iene. Per chi non conoscesse la storia del Re Leone, Scar è il cattivone fratello del Re primo in linea dinastica “finchè non è nato quel micio spelacchiato” di Simba. Scar vuole diventare re ad ogni costo e quindi prepara un’imboscata, con l’aiuto delle iene, a Mufasa e Simba, Simba riesce a scappare e poi, diventato adulto torna e si riprende il regno.
Comunque in questo post volevo solo ricordare le superiori, quando il professore di filosofia, toscano in visita nel milanese che la sedia la chiamava seggiola e io la conoscevo come cadrega, ci ha raccontato la storia di Cesare. Non cesare Gaio Giulio Cesare, ma cesare in latino, caesar, nel senso di imperatore, e quindi trasformato in czar nelle regioni slave dell’Europa e kaiser in quelle anglosassoni con derivazioni come king e kung in svedese (lo svedese è una mia aggiunta) e un qaysar ottomano, e Kàisar in greco antico…
Che dire, a me l’etimologia delle parole piace moltissimo (sì, ho sempre sbagliato corso di studi), soprattutto le parole più antiche che riuniscono un po’ tutte le etnie, anche se, come giustamente ha scritto Carin in suo recente post, ogni italiano è un gruppo etnico a sè.
Però, sotto sotto, parliamo tutti la stessa lingua e non necessariamente il latino, ci sono parole ancora più antiche che non hanno riferimenti latini.

L’etimologia è come fare un viaggio con la macchina del tempo alla ricerca delle prorpie origini comuni o addirittura incontrare le sette sorelle di eva, quei sette ceppi africani riconosciuti come origine di tutti noi, ovunque noi siamo.

Decisamente ho sbagliato corso di studi…

La o, la u e i 100 e un modo di vocalizzare

Sin dalla prima elementare si impara aiuole per ricordare tutte le vocali della lingua italiana.
Ora, mi piacerebbe conoscere la corrispondente svedese, immagino che ci sia qualcosa di così facilmente mnemonico, però immagino anche che la parola sia leggeremente più lunga e articolata, tanti sono i suoni vocalici in svedese, non so se arriva alla lunghezza di supercalifragilisticamente data la presenza di ben 9 vocali nell’alfabeto, però…
Lo svedese mi piace (ma credo che mi piacerebbe qualsiasi lingua, ho sbagliato corso di studi), è una lingua molto differente dall’italiano e già la o che si legge u la dice tutta, oppure och che si legge quasi o che equivale alla nostra e di congiunzione e poi eller che equivale alla nostra o/oppure.
Avvicinarsi a una nuova lingua è un viaggio che ti rimette in gioco e ti fa riscoprire anche la tua lingua madre.
Che senso ha che banan significhi sia la pista che banana e dipende solo dalla pronuncia e che senso ha che in italiano pesca significhi sia il frutto che l’attività del prendere i pesci?

Lo so è un post sconclusionato, ma in questo momento anche il mio svedese è sconclusionato.

Io parlo ispaniolo

Giada domenica pomeriggio in pieno delirio poliglottesco, anche se non ci ha fornito alcun esempio al riguardo, lo ha solo dichiarato più volte.

Resta da capire come sappia dell’esistenza di una lingua “ispaniola” quando all’asilo si parla inglese,  a casa si parla italiano, si sia sentito un po’ di svedese e il massimo dell’esotismo raggiunto sia stato un po’ di francese, quest’ultima lingua solo per il “à bientôt‎” della fine di Anastasia e qualche parola qui e là di mamma.