Archivio per agosto, 2010

Fino all’infinito dei numeri

E così ecco che il concetto di infinito è stato appreso…
Questa espressione viene usata per tutto ciò che non è misurabile perchè, appunto, infinito, come ad esempio il bene di mamma per le sue piccolette o la grandezza del cielo.

Triturare il passato

Non quello di verdure, ma documenti di circa 13 anni fa.
E così rinuncio per sempre a indagare su cosa può essere accaduto…
Mi sono passate tra le mani pezzi di vita difficili da vivere, pezzi di vita che sono costati più anni di quanto realmente fossero in termini di sentimenti forti quali odio, paura, ansia, nichilismo senza rassegnazione, rabbia, una rabbia assoluta, un senso di ingiustizia opprimente. Anni che ci sono piombati addosso come macigni, anni da cui pensavamo di non riuscire a uscire.
Le lacrime che ieri mi hanno rigato il volto seguivano la strada che ci hanno portato ad oggi, oggi che abbiamo 2 bimbe, oggi che da meno di 2 mesi ho un lavoro degno di questo nome, oggi che i problemi del vivere sono un po’ più piccoli e confinati.
E lacrime per questa rinuncia, così rinuncio per sempre a capire, a sapere, a conoscere, anche se forse non c’è niente da capire e, forse, sapere potrebbe fare ancora male, conoscere certe verità che sono rimaste nascoste finora potrebbe non avere più senso o, addirittura, spalancare altre voragini di anni bui.
Tutti i perchè senza risposta diventeranno nuove pagine su cui scrivere altre vite. Noi, ieri, abbiamo chiuso definitivamente un capitolo.
Tiremm innaz!

Effetti del bilinguismo: desinenza in “ing”

Non che a parte l’asilo da noi si parli così tanto inglese, purtroppo…
Però ecco che il gioco del Memory diventa Memoring (con una pronuncia che non assomiglia proprio alla nostra, ma a quella delle loro insegnanti, per fortuna) e anche il Gatorade diventa Gatoring, e così via “desinenzando” in ing

ODIO LEGGERE!

Sì, era davvero un po’ di anni che non mi abbandonavo alla lettura, e, ora, bimbe a parte, capisco il perchè.

Farsi trascinare così in altre realtà, conoscere e amare personaggi, oppure odiarli, provare simpatia ed empatia per emozioni provate da gocce di inchiostro…

Finire il libro e sentire quel senso di vuoto e smarrimento, come se degli amici si fossero trasferiti lontano, e quel senso di vuoto che ti spinge a ricominciare la lettura, ancora una volta, per sentire ancora più vicini quei personaggi, che ormai sono persone…

Oppure il libro sbagliato, che non ti dà niente, ma che ti prende tempo perchè vuoi sapere lo stesso come andrà a finire…

Odio leggere e perdermi in quel mondo parallelo…

Io lo so…

Mamma, io lo so come siamo nate.
Papi ha disegnato Gaia, tu hai disegnato me, poi avete mandato i fogli in cielo e siamo diventate bambine.

E’ vero che Gaia assomiglia a papà e tu a me, anche se a volte il confine non è così netto e le somiglianze si mescolano, ma vi abbiamo disegnate insieme tutte e due e siete perfette così, capricci compresi.

Mamma, io da grande farò…

Così, senza che gli venga chiesto, cominciano a farsi un’idea del loro futuro daa grande.
Entrambe sembra che abbiano le idee chiare ed entrambe con la loro idea di cosa faranno da grandi sembrano rispettare le proprie inclinazioni.
Gaia: “Io da grande voglio fare la dottoressa degli animali, e dopo voglio fare la dottoressa dei bambini e dei grandi e fare la maestra. E poi voglio fare la mamma di tre bambine” [ndr. ovviamente solo figlie femmine]
Giada: “Io voglio ballare e sposarmi”

In che pancia sei nata?

Eccola la domanda, quella di cui preparo la risposta da più o meno cinque anni.

E’ arrivata così, inaspettata, mentre eravamo in macchina.

Mamma, in che pancia sei nata?

E’ la vocina di Gaia che mi fa la domanda nello stesso modo in cui mi chiede “Mamma, perchè il cielo è rosso alla sera, è il tramonto?”.

E io resto spiazzata, lei mi chiede se sono nata in quella della mia nonna, o forse in quella della mia zia, io provo, farfuglio qualcosa sul fatto che tutti i bimbi nascono nella pancia della loro mamma e da lì arriva la richiesta di ulteriori informazioni “dov’è la tua mamma?“, “in cielo?”, “a casa sua?”, “perchè o è in cielo o è a casa!” le fa eco Giada con una logica che spiazza l’illogicità della situazione.

Io provo a dire che non so dove sia, non è la risposta giusta, ma non me ne viene un’altra, “allora andiamo a cercarla”, “No! Non possiamo”.

E soprattutto non voglio, e poi io lo so dov’è, è molto più vicina di quanto vorrei, così vicina che quando andiamo dai nonni rischiamo di incontrarla, così vicina che un giorno andando dai nonni l’ho incrociata ad un semaforo con voi in macchina, lei non mi ha visto, voi non l’avete vista, ma io sì.

E per fortuna che superiamo una macchina che si porta a rimorchio una macchina da rally fucsia e così il discorso cambia e la domanda diventa “Compriamo una macchina da rally?