Archivio per sogni

Faccio cose

Sto imparando a fare app android per smartphone con tecnologia nfc per leggere tag rfid.

…e sto anche terminando il mio secondo tirocinio da oss.

…e sono ancora disoccupata e la banca mi stressa perchè ci sono uscite e non ci sono entrate…

Sì, forse serve un lavoro

Ho letto i copmmenti ai miei ultimi post, e devo convenire che sì, probabilmente manca un lavoro, qualcosa su cui puntare e concentrarsi.

In realtà non è che stia facendo proprio niente, ho un lavoretto da casa che dovrebbe portare una piccola entrata anche perchè tra poco finisco la disoccupazione, ma in realtà non è ancora partito a pieno ritmo anche perchè il tirocinio mi ha impegnato più del previsto.

Il prossimo tirocinio sarà a metà aprile, ma per quello voglio organizzarmi meglio.

Nel frattempo sto pensando a cosa fare da grande…

Lo so, sono in ritardo di una ventina di anni, ma altre persone prima di me hanno stravolto vite e lavori per reinventarsi tra i 40 e i 50 anni, sarà la crisi di mezza età o semplicemente la voglia di sperimentare e vivere più vite possibili, a dispetto delle difficoltà e della crisi.

Sono stata all’università in questo periodo per vedere cosa potrei fare e ho scoperto che grazie alla mia laurea del vecchio ordinamento in Architettura e ai miei 15 anni da programmatrice sono stata ammessa a 2 corsi di laurea magistrale, i famosi + 2 dei 3 + 2 della riforma universitaria.

Quali corsi?

Sociologia, la mia passione segreta ma non troppo vista l’impostazione di tutta la mia tesi di laurea e la mia libreria sia di carta che sul mio fido kindle. I temi che mi appassionano all’interno di questa disciplina sono davvero molti, il primo ovviamente è quello della sociologia urbana, ma anche tutto il tema delle migrazioni e delle inclusioni mi affascina davvero molto. Mi piacerebbe occuparmi di questi temi per lavoro, ma non so se sarà possibile dato che la prossima laurea sarà a quasi 50 anni.

Teorie e tecniche della comunicazione, un corso interdisciplinare tra l’informatica e la psicologia, molto più vicino al mio attuale lavoro e forse più spendibile, la laurea non sarebbe altro che una conferma di tutto quanto ho già studiato “on the job”, probabilmente mi darebbe più autorevolezza in questo campo, perchè adesso come adesso quando presento il mio cv non ho titoli che supportino le mie conoscenze informatiche, nemmeno uno straccio di certificazione microsoft, adobe o altro.

…e poi c’è il mio sogno, quello di lavorare su corsi di comunicazione visiva a tutto tondo per bimbi dal pennello al bit passando attraverso l’obiettivo fotografico, ma qui mi servirebbe uno sponsor…

Che faccio? Sempre ammesso che riesca a guadagnare per pagarmi gli studi…

Nel frattempo il mio corso OSS finirà a ottobre…

Non ci siamo separati, ma procediamo tra alti e bassi, non sapremmo nemmeno come fare per separarci, mancano le possibilità economiche e probabilmente anche la volontà. E poi i soldi non bastano mai, la macchina ci sta abbandonando, lei sì per davvero e dobbiamo provvedere a un altro mezzo qualsiasi che abbia 4 ruote e che si muova dato che abitiamo in mezzo al nulla e questo fa parte dei “vantaggi” dello sprawl.

Riflessioni post laurea

Mi sono laureata 25 anni dopo la mia immatricolazione, settembre 1988 – dicembre 2013.

A parte i primi 5 anni veramente intensi, gli studi sono continuati poi più nella mia testa che nella pratica, a 3 esami dalla conclusione sono semplicemente finiti i soldi per poter pagare le tasse universitarie, il mondo che conoscevo si era disintegrato in una notte e altre priorità sono subentrate.

In più una profonda incapacità di credere che avrei mai potuto fare qualcosa di decente, in fondo nessuno aveva mai creduto nel mio percorso universitario, dai miei professori delle medie passando per mia nonna (e quello forse è quello che mi ha fatto più male). E allora tanto valeva accettare la realtà e approfittare del fatto che io e mio marito fossimo talmente oberati di debiti non nostri da non poter pensare di pagare tasse universitarie e arretrati.

Nel frattempo è arrivato il lavoro, un lavoro da inventare e da imparare da zero e sono diventata programmatrice.

Alla mia tesi mai iniziata ci pensavo spesso, raccoglievo materiale, immaginavo titoli e temi, ne avevo due che mi affascinavano, il tema di Utopia e il tema della Land Art, poi a un certo punto anche il tema dell’architettura effimera con uno sguardo ai mondi digitali.

Ed è arrivata la Svezia, doveva essere il luogo dove emigrare ed è diventato la mia tesi.

In tutti questi anni, in fondo al mio cuore ci ho sempre creduto e sempre sperato, al di là di quello che penso di me e delle mie capacità e poi la tesi volevo proprio farla, è dalle medie che non vedevo l’ora di confrontarmi con il lavoro di tesi, affascinata anche da Pico de’ Paperis.

Un po’ di anni fa sono riuscita a pagare le tasse, arretrati e tutto, e ho fatto il mio primo esame degli ultimi tre: Geopedologia ad Agraria, perchè volevo fare l’urbanista e pensavo che un urbanista debba conoscere il terreno su cui pianifica. Un esame che mi è piaciuto molto, mi è piaciuto seguirlo e mi è piaciuto studiarlo.

E ancora una volta i soldi sono finiti e ancora una volta tutto è stato accantonato, messo da parte.

Poi qualche anno fa ancora dei soldi, Giada aveva solo un anno, pagate le tasse ho scoperto che avevo solo un mese e mezzo per preparare il penultimo esame, poi i miei studi sarebbero decaduti: Scienza delle Costruzioni. Ho contattato il professore e ho preparato l’esame, è andato. E’ arrivato anche il momento di Fisica che sono riuscita a seguire un po’ e con i compitini durante il semestre è andato, ultimo esame, un bellissimo 30, studiato nei ritagli di tempo, in treno, sulle panchine della metropolitana, è stato bello.

La tesi è stata più difficile, difficile trovare il relatore, ne ho cambiati 3 e ho perso il conto di quanti professori ho contattato e con quanti ho parlato, difficile per loro seguire un vecchio ordinamento e anche poco prestigioso.

Ma alla discussione mi hanno ascoltato e hanno anche letto quello che ho scritto e sono stati anche gentili.

Solo che ora penso di aver sbagliato a rincorrere la mia laurea, ho buttato via tempo ed energie per un traguardo che non porta da nessuna parte, un traguardo che avrebbe avuto senso 20 o anche 15 anni fa, ma che ora sembra semplicemente patetico, soprattutto perchè iniziato 25 anni fa. E tutto sommato dà ragione a chi all’università non mi ci vedeva proprio.

Babbo Natale …magari…

Antivigilia di Natale interno macchina, quasi mezzanotte, Giada dorme, Gaia elabora pensieri sulle tematiche natalizie.

Papà: “…bla bla … bla Babbo Natale e poi bla bla …”

Mamma: “… bla Babbo Natale, bla bla … bla …”

Gaia (seria e pensierosa guardando fuori): “…magari sono i genitori a portare i regali…”

… silenzio per alcuni minuti, mamma guarda fuori, papà si concentra sulla guida …

Mamma: “E’ qui l’outlet che dobbiamo provare, dice abbigliamento, calzature e altro, dovremmo provare…”

Poi non se ne è più parlato, credo che Gaia voglia crederci ancora un po’ e tenersi ancora un per quest’anno la magia del Natale.

 

 

88/100

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Ho lavato il pavimento della cucina

Oggi sì, mi è scesa qualche lacrima, sto realizzando che ora non ho più un lavoro. Sarà che è iniziata la vita da casalinga, oggi per la prima volta in non so quanti anni ho lavato il pavimento della cucina. Non che fino ad oggi non fosse mai stato lavato, ma è che fino ad oggi la maggior parte delle faccende di casa erano di appannaggio di mio marito (e questo so che può essere causa di profonda invidia sul suolo italico), io mi occupavo di preparare da mangiare, riordinavo, badavo alle bimbe e al cane.

Ma i patti sono patti e abbiamo sempre stabilito che chiunque di noi due un giorno fosse stato a casa, quello a casa si sarebbe occupato in tutto e per tutto della casa. Mio marito ha sempre sperato di essere lui quello che avrebbe fatto il casalingo, per un po’, in effetti, si poteva anche pensarlo dato che avrei voluto lavorare sul serio, avrei voluto realizzarmi sul lavoro.

Vorrei un vero lavoro, ancora ci credo, vorrei realizzarmi, e poi presto servirà anche un secondo stipendio, uno non basta. Ma ho 43 anni, tra 27 giorni 44…

…inoccupata

…e ora sono ufficialmente senza lavoro.

Ho firmato una conciliazione farsa che dice che non c’è più bisogno della mia posizione in azienda, due euro come risarcimento e tanti saluti a denti stretti, il tutto davanti a sindacati che non sindacano i reali motivi di un licenziamento farsa.

Poi sono passata in ufficio, ho ritirato le mie cose e tutto è finito lì.

Tanto amaro in bocca, un senso di ingiustizia subito e l’impotenza di chi non si può permettere di restare a combattere, perchè la mia serenità e la serenità delle mie bimbe viene prima di tutto e non ho voglia di restare a combattere contro i mulini a vento.

Non so se ho fatto la scelta giusta, non lo saprò mai, di sicuro ho fatto la scelta che mi può dare più serenità, nonostante l’incertezza che ora aleggia sul mio futuro. Con i se non si va avanti e nemmeno con i rimpianti, ora si volta pagina, da oggi inizia il resto della mia vita.