Archivio per essere mamma

Regina di cuori – come sentirsi una mamma

Antefatto

In seconda nella scuola di gaia e Giada c’è il progetto teatro, tutte le seconde partecipano alla realizzazione di una rappresentazione teatrale, canti, balli e parti recitate. L’anno scorso è toccato a Gaia con “Peter Pan”, ma Gaia è piuttosto timida in queste cose e ha scelto di fare i balli di gruppo, niente protagonismo.

Giada, ovviamente, ha fatto una scelta molto differente, lei fa la star da quando è nata, recita e canta da sempre e non poteva che non essere protagonista, perdipiù ha una certa grinta sempre evidente e ora acuita con il karate e, quindi, sarà la regina di cuori dato che la favola che rappresenteranno quest’anno è “Alice nel paese delle meraviglie”.
Le viene particolarmente bene la battuta: “Tagliatele la testa!”, urlata con tono fermo e autoritario, normale, insomma…

Fatto

Sia lo scorso anno che questo non vengono richieste cose impossibili per i costumi, si tratta di vestiti normali, magari colori che richiamino la situazione o particolari, lo scorso anno ad esempio era stata richiesta la bandana per i pirati…

Ma per Giada, Regina di cuori, è stato richiesto un costume da regina, ovviamente Giada mi ha fatto vedere l’avviso sul diario subito dopo il week end e il vestito era richiesto per il venerdì, 5 giorni di tempo, carnevale già passato…

E allora ho deciso di fare la mamma…

Ho cercato un tessuto adatto e devo dire che sono stata molto fortunata, ho trovato un tessuto rosso intrecciato ad un filo dorato, decisamente bellissimo e scenografico.

Ho tirato fuori dalla naftalina la mia macchina da cucire, comprata un anno fa e mai usata…

Ho cercato di riattivare quella parte del mio dna che arriva da mia nonna, super sarta che mi faceva i peluche e che poi seguiva tutte le mie folli idee adolescenziali…

E questo è il risultato (tanto da lontano le cuciture non si vedono):

la mia regina di cuori

Mi sono sentita una mamma vera, in realtà era mia nonna che faceva queste cose per me al volo, tipo un mantello doubleface (rosso e nero) che mi serviva per fare il diavolo, Pantalone e Zorro, sulla scelta del momento e degli accessori che aggiungevo.

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Bilancio dopo 4 mesi

Ormai sono 4 mesi dal licenziamento.

Per certi aspetti la cosa migliore che mi sia capitata quest’anno.

Mi sto riprendendo la mia vita, ho ancora molte difficoltà perchè il buco nero è dietro l’angolo, anzi è sempre un passo davanti a me e in questo momento di incertezze è troppo facile raggiungerlo. Stare con le bimbe in modo rilassato mi piace, al mattino non ho fretta, non devo correre a prendere il treno, non le devo svegliare all’alba, andiamo a scuola in bici, è tutto molto più rilassato.

Al pomeriggio non devo preparare subito da mangiare, torniamo in bici, possono fare merenda, possono giocare, se abbiamo voglia ci possiamo fermare al parco per una scivolata e un giro di altalena.

E poi ci sono i compiti, ci divertiamo a studiare insieme, la mia attenzione è tutta per loro, stiamo iniziando ad utilizzare le mappe mentali ed è divertente scrivere e disegnare insieme, studiare diventa un gioco, tutto diventa facile.

E poi ricominciamo con il corso d’arte, da lunedì prossimo, il martedì e il giovedì sono impegnati dal karate e il mercoledì e il venerdì dalla pallavolo, il sabato e la domenica compiti e altre ed eventuali.

E io lavoro, studio e imparo a suonare il sax, di giorno, mentre le bimbe sono a scuola. Tra un paio di settimane, alla sera, avrò il mio corso OSS, perchè non si sa mai che lavoro si dovrà fare.

Un passo per volta, un giorno dopo l’altro,…

Scuola!

Si torna a scuola!

Terzo anno per Gaia e secondo per Giada.

Cartelle nuove senza personaggi, hanno scelto loro privilegiando la praticità d’uso rispetto ai fronzoli e io sono molto contenta della scelta, solo per dovere di cronaca è uno zaino Ikea fucsia.

Thermos per l’acqua per evitare di utilizzare una (due) bottiglia di plastica al giorno e portamerenda per evitare spetasciamenti vari, quest’anno siamo quasi eco.

Felici all’entrata e felici all’uscita.

Oggi è un inizio anche per me, oggi ero a casa senza dover chiedere permessi e quest’anno non dovranno fare pre e post scuola e io non dovrò correre da una parte all’altra, forse da domani comincerò a realizzare che è davvero iniziata una nuova fase della mia vita.

Il mio augurio alle piccolette è che quest’anno ci possiamo davvero godere un sereno anno scolastico.

Un tavolino rosso e due sgabelli verdi

Stamattina mi sono presentata con questi oggetti ad un colloquio di lavoro, il più strano che mi sia mai capitato.

Al seguito avevo anche le mie adorabili piccole pesti, per una serie di fortuite circostanze stamattina avevo questo colloquio e il papà latitante.

Come fare allora? Mi sono portata un tavolino rosso, due sgabelli verdi, ho fatto riempire i loro zainetti fucsia con tutto quello che gli poteva servire per occupare un’ora in religioso silenzio e mi sono semplicemente presentata con tutta la mia mammità.

Abbiamo parlato per un’ora definendo le cose da fare per essere pronti per settembre, gli ho raccontato e descritto le mie esperienze lavorative e semplicemente tutto ha funzionato, bimbe perfette, lavoro con orari comodi, una giusta distanza da casa, anche se molto del lavoro sarà molto da casa…

Be’, che dire? Saremo anche a ridosso di ferragosto, ci sarà pure la crisi e sono pure bimamma, ma un lavoro come volevo, non troppo impegnativo, l’ho rimediato al primo tentativo senza nemmeno cercarlo, meglio di così non poteva andare.

E poi un colloquio con due bimbe al seguito è stato davvero incredibile, considerato che sono stata licenziata per un eccesso di mammità!

Il mio primo maggio

Sono in attesa di firmare un accordo per il mio licenziamento, e non vedo l’ora di firmarlo, anche se non mi daranno quasi niente più di quello che mi spetta, tfr, tredicesima, quattordicesima e ferie non godute.

Sarebbe anche un buon contratto se non fosse che oramai faccio il lavoro che facevo tredici anni fa quando ho iniziato a programmare, solo che allora avevo prospettive di crescita professionale e ora solo prospettive di decrescita.

In un momento di crisi come questo sembra irriverente dare calci ad un contratto di lavoro a tempo indeterminato, non vedere l’ora di esserne liberi, eppure è proprio per il rispetto del lavoro e per il rispetto di me che devo andarmene da lì.

Lavorare solo per lo stipendio non mi basta, lavorare in un ambiente ostile non è piacevole, fare un lavoro senza prospettive di crescita non mi basta più, non poter conciliare famiglia e lavoro non mi basta più.

Merito di meglio, oggi è la festa dei lavoratori e io voglio un lavoro, un vero lavoro per me, un lavoro di cui essere orgogliosa, non voglio solo un contratto di lavoro, sembra un’eresia in questo periodo, eppure credo che sia giusto anche pretendere di più del mero contratto.

Un contratto senza un vero lavoro da fare è solo un pezzo di carta vuoto.

Downshifting?

Credo che si dica così.
Oggi ho avuto un non-colloquio con un commerciale che tratta il materiale umano, vende le ore produttive delle persone in appalto di subappalti,…
Non ci sto più, per lavorare a Milano se ne vanno 3 ore (e più) in spostamenti, un’altra ora se ne va nella pausa pranzo. 4 ore su 10 sono improduttive (anzi costose). Il 40% del mio tempo dedicato al lavoro è tempo buttato in scatole (macchina, treno e metro) generalmente insardinata (termine che indica il sovraffollamento della strada, piuttosto di quello del mezzo pubblico).
E allora?
Allora voglio lavorare vicino a casa, voglio lavorare divertendomi, imparando ed emozionandomi.
Ho un progetto che si è fatto strada nei quattro mesi di incubo, quando cercavo di fare con le bimbe qualcosa che ci permettesse di avere serenità.
Voglio aprire un laboratorio, un atelier, dove imparare l’arte, la fotografia, la grafica e la computer graphic con i bambini. Facendo corsi, aprendo il laboratorio alle idee, mettendoci attrezzature e esperienza,…
Magari anche insieme alle mamme perchè non si sentano in difficoltà nei confronti delle nuove tecnologie e perchè non debbano sentirsi lontano dal mondo dei figli.
Voi mandereste i vostri figli nel mio laboratorio?

Lavoro e famiglia

E ora mi si apre una nuova opportunità. I problemi, in fondo, sono possibilità di cambiamento.

Al lavoro mi hanno fatto notare che, per me, la famiglia viene prima del lavoro e questo, per loro, non è più tollerabile (nell’ultimo periodo mi sono avvalsa della possibilità di utilizzare i miei permessi studio per arrivare a casa prima e andare a prendere le bimbe all’uscita da scuola, senza che si fermassero al post scuola, ciò ha portato una maggiore serenità per tutti in vista dei colloqui e non solo).

Non ho niente da dire a mia discolpa, anche perchè non ritengo sia una colpa usufruire di permessi in determinati casi della vita, ma come mi hanno detto i problemi non li ho solo io…

In poche parole non sono più gradita, me ne devo andare e bisogna trovare un accordo perchè me ne vada al più presto.

I miei simpatici vicini hanno fatto strike…

Ma sono ottimista, voglio esserlo, si supererà anche questa, magari trovo qualcosa di meglio, anche perchè di peggio è quasi impossibile.