Archivio per ottobre, 2009

Halloween vs Allouin

una delle due streghette

la streghetta piccola

 

Allouin non l’ho mai sopportata, mi sembrava un’americanata, una inutile globalizzazione.
Ma ora le piccolette vanno alla “English school” che fa tanto “in”, un giorno farò un post sui nomi dei compagni di G&G, e alla English school si rispettano le tradizioni anglossassoni, halloween compresa, con festa in maschera il 30 dato che il 31 l’asilo è chiuso.
E così ho scoperto Halloween che ha davvero ben poco a che spartire con la Allouin che da qualche anno impazza in Italia.
E ho scoperto che la festa di ognissanti altro non è che una delle solite sovrapposizioni di feste cattoliche su feste molto più antiche ma pagane, un po’ come il Natale che ha soppiantato la pagana festa della nascita del sole.

Trick or treat?

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Forse è follia…

Questo è un periodo di studi.
Sto seguendo un corso di inglese per rispolverarlo e concentrarmi sulla conversazione, per la comprensione scritta mi sto dedicando alla lettura di un libro intitolato “The Swedish code” (un argomento a caso).
Il tempo lo rubo al lavoro, in realtà decidendo di guadagnare meno, 3 ore in meno alla settimana.
Sto cercando anche di capire un po’ di svedese scritto, grazie Morgaine per i tuoi commenti, in più ci ho aggiunto la lettura (lettura si fa per dire) di un Topolino che avevo comprato l’anno scorso.
E poi c’è la tesi in Architettura, il week end lo dedico alla tesi, non interamente, ma per un bel po’ di ore.
Per questa tesi ci sto mettendo davvero tanto, troppo, ma tra i miei tempi, in cui ci devo mettere il lavoro, la famiglia, etc., etc., ci sono anche i tempi biblici di risposta di relatore e correlatore, settimana prossima, dopo l’invio dell’avanzamento del lunedì mattina li chiamo e gli chiedo un incontro, voglio finire.
Tutto questo perchè io in Svezia con tutta la mia famiglia ci voglio andare.
E’ follia? Non lo so, perlomeno ho rimesso in moto il cervello e un po’ d’inglese non guasta mai, nemmeno qui, magari per riuscire a trovare un lavoro vero.

Impressioni svedesi – storie minime

Passeggiavo per la capitale nei pressi della mia libreria preferita (è l’unica che conosco, ma fa tanto “in” dire che si ha una libreria preferita in un altro paese), stavo aspettando le 10 ora di apertura, mi avvicino alle strisce pedonali restando comunque ad una certa distanza dal ciglio del marciapiede, ma non sono ancora sicura di voler attraversare, poi mi sono decisa nel momento in cui mi sono resa conto che se non avessi attraversato avrei potuto bloccare il traffico per ore.

Sono le 10 meno un minuto e alla mia libreria preferita si avvicinano diversi avventori, immancabilmente ognuno di loro avvicinandosi guardava chi l’orologio e chi il cellulare per essere certi che la libreria fosse ancora chiusa per una buona ragione. Alle 10 precise la libreria apre gli avventori entrano tranquilizzati dalla precisione svizzera, pardon svedese.

La mia libreria preferita è Akademibokhandel in Master Samuelsgatan 28, a Stoccolma ce ne sono anche altre, però questo punto vendita è davvero bellissimo, grande, con reparti ben suddivisi anche a prova di osvensk che non capisce lo svedese e poi ci sono le poltroncine e la caffetteria e il reparto giornali.

Ufficialmente sono andata a trovare Babbo Natale

Lo so che non si deve mentire ai bambini, ma dato che anche l’anno scorso ho fatto un salto di 24 ore in terra svedese proprio all’inizio di dicembre riportando a casa 2 renne di peluche da parte di Babbo Natale, perchè non riproporlo quest’anno anche se in anticipo di un paio di mesi?
Quest’anno Babbo Natale gli ha mandato 2 cavallini uno più chiaro e uno più scuro come il colore dei loro capelli (un’altra trovata per evitare i vari “ma perchè lei ha il cavallo chiaro?”).

E questa è la storia della mamma che va in aereo in Svezia per portare la letterina a Babbo Natale.

Un altro mondo è possibile

Ecco, per me, il riassunto del mio incontro con i blogger italiani in Svezia.

Esistono luoghi dove puoi vivere senza fatiche inutili aggiunte. Luoghi dove puoi davvero lavorare e vivere e non lavorare per sopravvivere.

Un altro mondo è possibile.

Venerdì ero a casa per una febbriciattola di Giada e, in un attimo di follia,  ho acceso la televisione, in una trasmissione parlavano di raccomandazioni da politici per avere un lavoro e il solito sondaggio diceva che il 70% circa di quelli che avevano telefonato aveva detto che lo farebbe, si farebbe raccomandare da un politico per un posto di lavoro.

Me lo sono chiesta, lo farei? La schifosa risposta è stata che, in questo momento in cui sono così, senza prospettive reali e immaginarie, probabilmente sì, lo farei, mi farei raccomandare, poi dormirei probabilmente male, però, forse nemmeno peggio di ora, soprattutto verso la fine del mese e l’inizio di quello successivo, perchè qui non è come in Svezia che pagano regolarmente il 25 del mese, qui, io con il mio lavoro sub sono pagata regolarmente l’ultimo giorno del mese, ma il lavoratore dipendente a tempo indeterminato viene pagato entro il 10 del mese successivo e, a volte, questo entro slitta di un giorno o due. E con G&G un lavoro vero anche per me non sarebbe poi così male e soprattutto a parte G&G un lavoro vero anche per me non sarebbe poi così male.

Il fatto che posso pensare che mi farei raccomandare è molto peggio di quello che a prima vista può sembrare, significa adeguarsi allo status quo  e si percorre una strada che va solo in basso, verso la barbarie.

Il termine lagom viene sempre un po’ guardato con sospetto, come sinonimo di appiattimento, però, lassù l’appiattimento è verso l’alto, perchè si tende a rendere le persone responsabili, ci si aspetta un comportamento esemplare, sempre rispettoso della dignità degli altri e della propria, per questo quell’appiattimento non potrà mai accettare il clientarismo italiano, non è dignitoso aspettare una raccomandazione per poter lavorare e rendersi autosufficienti, non è dignitoso per se stessi e non è dignitoso per la società.

Ecco perchè io lassù mi sento a casa anche senza sapere ancora una parola di svedese e mi sembra un successo incredibile aver captato un “nio” in un discorso e aver capito un titolo di un libro facile come “två folk ett land” senza dizionario, anche se quando compro qualcosa nei negozi mi guardano pensando “turista”.

Casa è dove stai bene e ti riconosci abbastanza nella mentalità e nei valori dominanti e io qui non posso certo sentirmi bene se devo fare violenza su me stessa per accettare lo stato delle cose.

Distanze… km, dna, emozioni, internet

Ecco, domani mattina prendo un aereo che mi porterà a 2000 km da qui, dove sentirò un’altra lingua e dove parlerò (poco)  in un’altra lingua ancora, per dare un volto a blog che seguo da un po’ e per sentire “dal vivo” i racconti di chi si sta costruendo una vita altrove e per conoscere davvero persone che già mi sembra di conoscere.

Ma non riesco a prendere  un treno per andare a soli 600 km da qui restando sempre in Italia per cercare di dare un volto all’altra metà di me e sentire anche da lui i suoi perchè, ho il suo dna eppure mi considererà un’intrusa e io, da parte mia, non posso certo pensare di conoscerlo solo perchè probabilmente avremo lo stesso naso e nemmeno riuscirò a chiamarlo papà.

Entro un anno… no, di più

Un anno fa ci siamo dati un anno di tempo per capire se e come trasferirci in Svezia e ci eravamo detti che “o si fa entro quest’anno o niente, non ci si pensa più”.

Invece no, in quest’anno abbiamo capito che la Svezia è proprio il posto dove vogliamo vivere e far crescere G&G e che un anno non ci basta, il progetto puntoSE è un po’ più complicato, per noi, che non siamo “cervelli in fuga”.

E allora i tempi si allungano, ma senza recriminazioni e senza preoccupazioni, si fa, si farà, intanto ci prepariamo.