Archivio per dicembre, 2012

E ora lo sanno tutti

Abbiamo appeso nell’ingresso del nostro condominio un foglio con riassunti i passaggi salienti di quello che ci sta succedendo, questo per mettere al corrente tutti i condomini, per non nasconderci e per isolare, se possibile, la malvagità. In effetti, abbiamo ricevuto solidarietà da molte persone e addirittura abbiamo trovato in casella un biglietto di solidarietà molto sentito, commovente.

E poi abbiamo chiesto un incontro con il sindaco e lo abbiamo visto sabato, ci ha ascoltati partecipe, ci conosce di vista, ha buona memoria, e alla fine quando ci ha chiesto “cosa posso fare per voi?”  noi gli abbiamo semplicemente risposto che volevamo solo metterlo al corrente, che ci sembra assurdo che basti una segnalazione anonima per mettere in moto un simile meccanismo e su questo è d’accordo anche lui.

Ora vedremo, ancora non sappiamo le conclusioni di assistente sociale e psicologa, siamo ancora in attesa dopo la visita a casa di lunedì scorso, ormai 9 giorni fa.

Gaia e Giada le hanno accolte come solitamente accolgono gli ospiti, con entusiasmo e come un nuovo pubblico a cui mostrare i loro numeri migliori, i loro disegni, i loro quaderni pieni di faccine felici e di brava e bravissima e tutta la loro gioia.

Nei giorni seguenti, però, Gaia ci deve avere ripensato e la visita di quelle due ospiti sconosciute non l’ha convinta del tutto e le ha lasciato un po’ di paura indefinita…
Apetteremo ancora e intanto c’è Natale…

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Domande e riflessioni importanti

Domenica sera a cena è arrivato il momento delle domande importanti.
Incredibilmente, in casa, con le bimbe, tutto è come sempre, l’incubo è lontano, ci sovrasta, ma è come se ci fosse un incredibile campo di forza che lo tiene lontano e all’interno della nostra bolla tutto è normale (in realtà la sensibilissima Gaia qualcosa l’ha captato e ha un po’ di paura che non riesce a capire e nemmeno a gestire).
E, quindi, anche le domande di Gaia e Giada sono domande e riflessioni “normali”.

Gaia sostiene che Babbo Natale potrebbe anche non essere vestito di rosso, il fatto che tutti dicano che è vestito di rosso non significa necessariamente che si vesta così, per lei sarebbe più logico un vestito verde, a conferma del suo ragionamento il fatto che Babbo Natale non si faccia vedere da nessuno e quindi nessuno può realmente dire come sia vestito. A Gaia non interessa omologarsi al pensiero dominante…

Giada, invece, va più sul religioso-scientifico e siamo alla domanda delle domande: “Ma se tutti nascono da una mamma e un papà come è nata la prima prima prima prima persona?”. Lei ama molto la religione, e questa è una cosa tutta sua, però la spiegazione di Adamo ed Eva non le basta, e nemmeno quella scientifica, perchè “allora, la vita da dove arriva?”. E io continuo a chiedermi perchè la mandiamo a scuola…

Ora poi ha scoperto che sa leggere, e, quindi, saltando come al solito le tappe intermedie, è passata dal leggere la parola mamma al leggere un piccolo libro, anche se non le piace la sua voce quando legge…

Difese

Sono passati 24 giorni da quando tutto è iniziato.
Sì, conto i giorni, ogni giorno è incredibilmente lungo e alla sera mi difendo con l’unica arma che ho sempre utilizzato quando le cose erano difficili e mi facevano paura: dormo.
Dormire è il mio rifugio, l’ho imparato da piccola, è l’unico modo perchè il tempo scorra veloce senza fare male, quando si può solo aspettare e non si può fare niente per cambiare le cose, dormire, cercare di sognare storie che non hanno riferimenti con niente e nessuno, pilotare i sogni in una sorta di limbo per non pensare, per non soffrire.
Incredibile, vero? Essere terribilmente in ansia eppure riuscire a dormire e persino sognare in una sorta di mondo parallelo.
Da sempre è il mio modo di difendermi, di proteggermi, di resistere, di ritrovare energie per sopravvivere.
Tra quattro giorni verranno a conoscere le piccole e poi spero ci sia l’epilogo felice di questo terribile incubo.
Se potessi, questi quattro giorni, li passerei a dormire…

Che mamma sono

In divenire, questa è sicuramente la condizione in cui mi trovo da quando ho visto le due righette rosa sul primo test di gravidanza.
In divenire perchè non c’è mai una condizione di stabilità acquisita, le bimbe crescono e con l’età cresce la loro consapevolezza di sè e il loro rapportarsi con il mondo, cambiano le esigenze e non si può mai dire “ecco so come devo fare”, no, è sempre in divenire, è sempre imparare con loro.
Imperfetta e sempre in discussione, io per prima mi metto in discussione e la condizione in divenire non consente la perfezione, ma l’attenzione costante, il monitoraggio costante di azioni e reazioni senza mai dare niente per acquisito.
Affettuosa, questo dalle carezze sulla pancia in poi, baci, coccole, carezze, abbracci, condividere tenerezze e momenti, anche i momenti banali, uno sguardo e un bacio inviato dallo specchietto retrovisore, la carezza della sveglia del mattino, le coccole della notte quando la piccoletta si intrufola nel lettone,…
I “ti amo” detti sempre anche quando le sgrido, perchè non si dice mai abbastanza “ti amo” e perchè anche mentre le sgrido devono avere la consapevolezza che il mio amore per loro non viene mai meno.
Urlatrice e sempre in ritardo, urlo, urlo le cose da fare, urlo che siamo in ritardo, urlo che così non si fa e che si deve, invece, fare così. Urlo le cose da fare, urlo che la camera è un disastro, ma non oserei mai dire qualcosa contro di loro.
Per fortuna ogni tanto sono a casa e si può urlare molto meno, non siamo in ritardo, si può andare con calma e, a volte, si può anche andare in bici a scuola passando attraverso il parco.
Sempre allerta, l’attenzione al loro benessere psicologico è massima, e questo è colpa del mio passato, quando nessuno si curava del mio, qualsiasi impercettibile sfumatura di cambio comportamentale viene da me vagliata e investigata per poter intervenire, per poter rassicurare, per ricordare semplicemente che io ci sono, che le amo, le amo proprio perchè sono così, che è molto di più che dire che le amo così come sono.
Da sempre gli dico che io le volevo proprio così, capricci inclusi, che le ho disegnate così, che Gaia doveva essere con quel faccino e quel carattere e Giada con il suo faccino e il suo carattere, che sono diverse, ma che le amo con la stessa intensità.
Cerco di incoraggiarle a seguire le loro passioni e a coltivare i loro talenti, cercando anche di imparare insieme a loro, mi sono messa a studiare musica per poter seguire Giada, arte con Gaia, ma per fortuna arte era già una mia specialità.
Da sempre gli ripeto che sono belle, che sono brave che le amo.
Voglio che crescano sicure di sè, voglio che siano indipendenti, voglio che abbiano la forza di vivere la loro vita e non la nostra, loro sono nate per volare in alto, non per restare ancorate al nido di mamma e papà e, per questo, ogni loro capriccio è anche un bene, perchè è un’affermazione di sè, è un momento di crescita.

Che mamma sono? Imperfetta, sicuramente, ma innamorata perdutamente di loro.

Politically s-correct

Stanca, stanca di combattere, stanca di restare aggrappata con le unghie e con i denti ad ogni più piccolo brandello di gioia.

Abbiamo due splendide bimbe, due piccoli germogli, VOGLIO vederle crescere, VOGLIO stargli vicino finchè loro lo desiderano, finchè loro ne hanno bisogno, finchè non sapranno volare con le loro ali e anche allora io VOGLIO poterle vedere, VOGLIO esserci ad ogni battito di ali, ad ogni folata di vento che muove le piume…

Ero a un passo dalla laurea, dopo anni di sogni, dopo anni di rincorse e ora niente. Congelata, di nuovo…

Stavo arrivando ad una conclusione per il mio occhio, dovevo fare la visita per decidere modi e tempi per l’intervento più adatto e poter ricominciare a vedere. Anche questo è stato congelato…

Finalmente avevamo conquistato il nostro mutuo, purtroppo non è più la casa in cui pensavo avremmo potuto avere serenità, i “vicini” non ce lo permettono…

Non ce la faccio più a lottare così, non ce la faccio più a essere forte, io non sono forte, io sono sempre più schiacciata da questa vita che non mi vuole.

Lo so che c’è chi sta peggio e bla bla bla, ma per una volta non ho più nemmeno la forza di essere politically correct e ho proprio voglia di urlare “PERCHE’ ANCORA A NOI? PERCHE’ NON C’E’ UN PO’ DI SERENITA’? PERCHE’ OGNI MINUSCOLA CONQUISTA DEVE COSTARE COSI’ CARA?”.

Quest’ultima cosa poi è davvero pesantissima e al di là di ogni peggiore incubo e io mi sento morire ogni giorno di più.

Condividere

In attesa di sapere se siamo o non siamo genitori capaci, dato che verrà valutata per l’appunto la nostra capacità genitoriale (secondo me i risultati si vedono solo dopo vent’anni e forse nemmeno allora, perchè essere genitori è molto di più del qui e adesso), le nostre bimbe in questo periodo stanno usando una bellissima parola: “condividiamo“.

Condividiamo il gioco, il cioccolatino, il lettone,…

Il nostro calendario per l’avvento prevede un regalino a sorpresa e un cioccolatino, così nei giorni dispari pesca Giada (che è nata in un giorno dispari) e nei giorni pari pesca Gaia (che è nata in un giorno pari), quella senza gioco riceve il cioccolatino.

Ecco, condividere prevede che nessuna delle due sia scontenta, il gioco si condivide e il cioccolatino anche in pieno spirito natalizio. E la cosa più bella è che la parola e l’idea di condividere è partita da loro, nonostante questi genitori…

E noi restiamo in attesa della visita alla casa e alle bimbe di lunedì prossimo e speriamo che finisca qui e di essere considerati persone con capacità genitoriali…