Archivio per settembre, 2010

Goldrake!

Un mio collega mi ha portato un DVD con tutto Goldrake!
Sono tornata piccola, per la mia generazione Goldrake è stato un mito, uno spartiacque tra i cartoni prima e dopo.
Gli ufo e i robot erano la quotidianità, il futuro tecnologico si stava preparando.
Io adoravo Goldrake, e la fantascienza ha iniziato ad esistere, era nelle mie storie, nei miei disegni e soprattutto nella mia immaginazione.
Molte delle mie storie che mi raccontavo erano fantascienza pura e, ovviamente, avevano me come protagonista, nei miei sogni io potevo tutto, anche vivere sul Sole.
Goldrake era il mio cartone preferito, dopo, per me, c’è stato solo Capitan Harlock così capace di evocare atmosfere e storie.

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Appunti sparsi sull’essere genitori e sull’essere figli

I recentissimi fatti accadutimi come “figlia di nn” mi hanno indotto alcune riflessioni.

Premessa #1
Da poco più di un anno ho l’indirizzo di mio padre, circa un mese fa ho avuto il primo contatto telefonico con lui e da ieri ho la certezza che quella persona sconosciuta è mio padre.

Premessa #2
Ho una fervida immaginazione, quando ero piccola, e anche ora a dire il vero, per addormentarmi mi immagino storie, possibilmente belle.
Questa tendenza a immaginare storie è presente spesso anche nelle ore di veglia e mi aiuta nei momenti difficili.

Premessa #3
Quando sono entrata in possesso dell’indirizzo di mio padre, io già mi ero immaginata un incontro a 3, presente anche mia madre, e un ritorno di fiamma tra i due, tanto ormai io ero grande e non ero più un ostacolo alla loro unione.
Poi ho scoperto che è sposato con una donna che ha solo sei anni più di me…

Riflessione #1
I figli tendono ad assumersi la responsabilità delle unioni dei loro genitori, anche quando quest’unione non c’è mai stata, o meglio, anche se questa unione è durata solo il tempo del concepimento.
E, infatti, io penso di essermi sempre sentita in un qualche modo “colpevole” della fine della storia di mia madre con mio padre.
Forse anche perchè poi, quando mia madre si è sposata con un altro uomo, mi sono stata caricata della responsabilità del funzionamento di questo matrimonio, ad ogni discussione tra loro mia madre mi chiedeva di cambiare.

Riflessione #2
I figli vorrebbero i loro genitori sempre insieme, anche se non li hanno mai visti insieme, nemmeno in foto.

Riflessione #3
Ci sono personi che sono incapaci di accettare la genitorialità per quello che dovrebbe essere, amore senza niente in cambio.
Io ho incontrato 3 persone così, ciascuno a modo suo incapace di essere genitore: mio padre, mia madre e il mio patrigno.

Riflessione #4
Non è sempre necessario che i figli amino incondizionatamente i propri genitori, e nemmeno che ne accettino gli errori, semplicemente possono non amarli e considerarli un incidente di percorso, a volte è difficile, altre è più facile.

Riflessione #5
Spero di avere imparato comunque qualcosa dagli errori di queste figure “genitoriali”.

Riflessione #6
A volte è meglio non volgere lo sguardo al passato, soprattutto quando si è sopravvissuti a varie tempeste emozionali.

E’ proprio lui, mio padre

Gli ho parlato ancora e ancora mi ha detto che nel ’68 c’era un altro A.C. a Milano, suo cugino, proprio non ne vuole sapere di questa paternità!
Ho parlato con suo cugino, ho trovato il numero sulle pagine bianche, e lui non può essere, non corrisponde niente, nè l’età nè il lavoro nè la residenza di allora, e, quindi, sono di nuovo al primo A.C. che ho trovato, e, questa volta, ho qualche conferma in più, anche dal cugino.
Ora ho finito con le telefonate e con le ricerche, forse, andrò a trovare questo cugino che non è così distante da qui, spero abbia qualche foto di mio padre, così mi tolgo anche questa curiosità.
L’altra, quella sul perchè non mi abbia riconosciuta direi che è abbastanza evidente, incapacità cronica di accettare una paternità, ieri come oggi.
Ne sono sempre stata convinta e ora ancora di più, essere genitori non è solo DNA, anzi direi che il DNA non c’entra per nulla. Si diventa genitori con la testa e con il cuore e non so nemmeno quale sia l’ordine giusto.
A volte essere figli è una missione impossibile, a questo punto spero di riuscire ad essere una buona madre per le mie piccolette.
Di essere figlia non mi è riuscito nè con mia madre e nè con mio padre.

Biglietto di ritorno!?!

C’è questa cosa bella del BlogFesten, blogger dalla Svezia e dall’Italia che si incontrano a Stoccolma.
L’anno scorso ho fatto lassù una fuga di 24 ore ed è stata una bellissima esperienza.
Si incontrano italiani già svedesi dentro, italiani che con il cuore non hanno mai lasciato l’Italia, persone che vorrebbero con tutte le loro forze, ma che poi forse non riusciranno a fare il grande salto (io), persone che ce l’hanno fatta, persone che si sono aggrappate al sogno e ci stanno riuscendo.
Persone diversissime per studi e interessi, accumunate solo dall’Italia e dalla Svezia, una nella mente e l’altra nel cuore e non è nemmeno detto che per tutti sia uguale.
L’idea che è venuta fuori in casa è, per quest’anno, di andarci tutti e quattro.
E se io quest’anno vado lassù, con la mia famiglia, in un posto che sento così casa, nonostante la lingua, il buio e l’SD, non so se riuscirò a usarlo questa volta quel maledetto biglietto di ritorno.

Strategie

La mamma sta tagliando il formaggio da mettere nel risotto, arriva Giada.

“Mamma posso prendere un pezzo di formaggio?”

“No, adesso no, quando è pronto”

“Va bene” e se ne va in sala.

Dopo pochi istanti sento la voce di Giada.

“Papi vai a prendere un pezzo di formaggio?”

“…però… non chiederlo alla mamma!”

È successo anche a me! – La giustificazione

Ognuno di noi ha dei propri ritmi circardiani che si estendono anche alla settimana. Io in particolare li sento molto questi ritmi, tanto che non mi serve l’orologio o il calendario per sapere l’ora, per svegliarmi al mattino o per sapere che giorno è.
Da due mesi ho questo nuovo lavoro, da due mesi esco alle quattro del pomeriggio.
Mercoledì le piccolette hanno ripreso l’asilo, finalmente, mercoledì per l’evento mi sono presa un giorno di ferie. E così ieri era il primo giorno dei nuovi orari e dei nuovi ritmi, per me ciò ha significato che io ho iniziato sei ore al giorno senza pausa per poter uscire alle tre del pomeriggio e poter prendere il treno alle tre e mezza precise da Milano e arrivare alle quattro a Busto Arsizio, in tempo per l’uscite dalle piccolette alle quattro (in realtà io arrivo all’asilo alle quattro e dieci, ma per quei 10 minuti ci pensa la maestra di Giada).
Ieri i miei colleghi sono andati a mangiare alle quattordici e sono tornati alle quindici, alle quindici e quaranta il papi mi chiama per sapere com’è andata con il treno, io ero ancora al lavoro…
Ho chiuso le quaranta finestre che avevo aperte, spento il pc e mi sono precipitata alla stazione, sono salita sul treno delle sedici, che ha chiuso le porte ed è partito non appena mi sono catapultata dentro e ho incrociato le dita, nel frattempo il papi si è precipitato dal suo lavoro all’asilo con il suo scooter (40 km in 23 minuti racconterà poi la leggenda) ed è arrivato puntuale alle sedici e dieci come già d’accordo con la maestra di Giada.
Io sono arrivata alle sedici e quaranta al Mac Donalds dove sono andati per giocare e bere qualcosa.
E finalmente ci siamo tutti rilassati!

E’ successo anche a me!

“Mamma, oggi ci vieni a prendere tu? Non dobbiamo aspettare papi?”

“Sì, cucciole, oggi vengo io a prendervi”

Il papi, sottovoce ma non troppo, con ghigno perfido: “Se si ricorda…”

Segue….