Archivio per aprile, 2011

Dopo 3 mesi

Lunedì rientro al lavoro.

Piccole cittadine al pascolo

Domenica siamo andati in un agriturismo con maneggio annesso e battesimo della sella sui pony per i piccoli e piccole.

C’era un bellissimo pony bianco e le piccolette hanno fatto un giretto a turno con tanto di cap blu vellutato, ovviamente gli è piaciuto molto.

Ma veniamo alle cittadine, a turno erano sul pony e a turno ne avevo una accanto a me mentre l’altra molto distante faceva il giro sul pony e a turno mi hanno posto la stessa domanda: “Mamma, ma il pony non ce l’ha il corno?”

Ecco perchè quando danno un nome ad un gioco lo devono dare corretto, perchè non chiamarli “My little unicorni” e non “pony”?

E dire che avevamo anche parlato degli animali di fantasia come i draghi e gli unicorni e i cavalli alati…

Lettere a caso?

Ci risiamo, con lo svedese intendo.

Ho ancora le ultime due settimana di malattia da sfruttare fino in fondo e allora ributtiamoci a capofitto sullo svedese.

Penso che giocare a Scarabeo in svedese possa essere relativamente facile, basta mettere vicine le lettere che in italiano non penseresti mai di poterle leggere come una parola di senso compiuto e voilà ecco “omöjlig” che per l’appunto vuol dire impossibile.

Mi sono quasi abituata ai postfissi “en” ed “et” al posto dell’articolo, però quando mi capitano queste parole che proprio non riesco a imparare un po’ mi scoraggio.

Ma tiremm innanz!

Logica senza possibilità di replica

Ora di cena.
Filetti di platessa al forno, il pesce è sempre molto gradito dalle piccole pesti.
Serve il coltello e le piccole Attila si mettono all’opera con grande spargimento di briciole di platessa sopra e sotto il tavolo.
Il papà esasperato sentenzia che “d’ora in poi gli diamo tutto già tagliato finché non imparano a usare il coltello”
Giada: “Se non ce lo fate usare non possiamo imparare!”
Papà: “…”
Ci sono esattamente quarant’anni tra i due, ma a volte sembra che la differenza sia al contrario!

Pronuncia alla milanèsa

Fin’ora lo svedese l’ho principalmente letto e ascoltato, ora grazie ad un corso gratuito di Babbel sto provando con la pronuncia…

Un disastro!

Ho la “S” da milanese e quando me lo ha detto una romana millenni fa mi ero pure quasi inorgoglita e ora invece mi da fastidio perchè non riesco a pronunciare una “S” come si deve, mi escono tutte “S” come quella di rosa.

E poi anche tutto il resto, le “E” e le “O”, proprio non ci siamo, a parte che tutto il mondo mi prende in giro per come pronuncio “pollice” anche in italiano, pare che uso una “o” troppo chiusa, mi vengono decenti solo le Ä” e le “Ö”, forse per il francese delle medie o più probabilmente per il milanese passivo di mia nonna.

Decisamente non ho orecchio!!!

Consigli?

La scuola secondo orma

Scuole aperte 12 ore dal nido alle superiori, orario 7.30/19.30, ma non come parcheggio.
Aree relax, sport, studio libero, studio guidato.
Armadietti per poter riporre il materiale scolastico e non.
Le materie scientifiche in inglese, l’inglese come gioco dal nido.
Dalle elementari introduzione di una terza lingua comunitaria, ma anche di rafforzamento di quella di origine (cinese, arabo,…).
La materia di inglese equiparata all’italiano (grammatica e letteratura).
Storia delle religioni e delle civiltà.
Materie di base e materie specifiche per un determinato percorso di studi.
Percorsi interdisciplinari.

Biblioteche, palestre, uscite didattiche dall’asilo, perchè gli asili non sono dei parcheggi, per educare i bambini alle cose belle non si inizia mai troppo presto.

Scuole e insegnanti che seguano lo sviluppo del singolo, perchè non tutti sono dei geni alla stessa età, ogni persona ha i suoi tempi, certo ci devono essere degli obiettivi da raggiungere, ma non dei voti da collezionare.

…e poi cercare di rendere partecipi anche i genitori, un po’ di homeschooler esportato a scuola quasi un controsenso o un gioco di parole, magari organizzando delle serate a scuola, dove bimbi e ragazzi siano comunque seguiti e i genitori possono discutere anche di scelte didattiche. Senza, però, discriminare i genitori con poco tempo a disposizione.

La scuola come luogo di ritrovo, aperta, ma nello stesso tempo luogo sicuro.

Tutor che sappiano aiutare i ragazzi (a 15 anni) a scegliere il percorso di studi più adatto senza che i voti siano discriminante, spesso, infatti, voti bassi non significa poco impegno o poca attitudine allo studio, ma, a volte, un insegnante poco adatto per quello studente.

Utopia…

Questo post partecipa all’iniziativa Giornata di Blogging sulla Scuola italiana.

Scuola italiana, possibile?

L’anno prossimo Gaia inizierà le elementari e purtroppo andrà in una scuola pubblica dove non sarà possibile continuare il percorso bilingue dell’asilo.

Purtroppo le scuole primarie bilingue costano più di un mutuo e noi proprio non ce la facciamo, perdipiù sono anche distanti da dove viviamo e quindi scuola pubblica con un’ora di inglese alla settimana “perchè sa, signora, a quell’età non è possibile pensare che possano fare più di un’ora alla settimana”. No, non lo so perchè in Italia ci sia questa ottusità e questo pensare di essere così superiori che possiamo rimandare lo studio delle altre lingue a data da destinarsi, quando tutto diventa più difficile e quando tutto è lasciato di nuovo in mano alle famiglie, non lo so perchè si pensa che i bambini siano così limitati da non poter sfruttare questi anni per dargli più imput possibili, proprio quando sono così piccoli che assorbono e interiorizzano tutto come spugne.

E’ anche per queste ragioni che il 12 aprile parteciperò con un post alla “Giornata di blogging sulla scuola italiana”, sul sito di PontiTibetani ne potete leggere qualcosa in più. Il mio post, lo anticipo, sarà un manifesto di orma di come vorrei che fosse la scuola di ogni ordine e grado, niente di che, solo un sogno a occhi aperti.

blogging scuola italiana

12 aprile - blogging scuola italiana