Archivio per ricordi

Loredana

10 anni per entrambe. Ci siamo conosciute subito dopo l’estate. Quella dell’ “ormai siamo una famiglia, non ci deve essere vergogna”. L’inizio della scuola significava anche il nuovo ordine del “mio nome” durante l’appello, il mio nuovo cognome cominciava con la C (per coincidenza come quello del mio vero padre), quello vecchio, quello che avevo dalla nascita, quello che indicava le mie origini, cominciava con la O.
Loredana viveva in una casa vicino alla mia, ma quelle case erano quelle da evitare, basse, due piani soltanto, la mia era di otto, e poi sporche, rimasugli di case di ringhiera.
Lei aveva una famiglia difficile, il padre che risiedeva per lo più a spese dello Stato, della madre non ho mai saputo niente, una sorella grande con un figlio piccolo e poi forse anche un nonno.
Ci siamo riconosciute immediatamente, anime gemelle, e io la seguivo nelle sue esplosioni di “follia”. Eravamo il peggior incubo di qualsiasi supplente, scappavamo dalla classe, facevamo casino, dicevamo parolacce, era impossibile tenerci. Lei era così sempre, io solo con le supplenti.
Poi, un giorno, i servizi sociali sono intervenuti, sollecitati dalle mamme preoccupate per il “normale svolgimento delle lezioni” e della pessima influenza di un tale soggetto, e hanno portato Loredana in un istituto, l’hanno salvata. È tornata a trovarmi dopo un po’, era felice, stava bene, finalmente c’era chi si occupasse di lei, del suo disagio, le avevano insegnato a riconoscerlo, a dargli un nome. Io l’ascoltavo, ero contenta per lei e avevo un’altra sensazione che non riuscivo a definire. L’ho capito solo da adulta, era invidia, volevo essere salvata anch’io, mi sembrava di essere stata lasciata indietro, d’altra parte io ero solo una bambina indisciplinata, da raddrizzare, per fortuna che ora la madre si era sposata e un uomo in casa avrebbe sistemato le cose, a partire dal cognome, perché una bambina con il cognome della madre non va bene!

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Goldrake!

Un mio collega mi ha portato un DVD con tutto Goldrake!
Sono tornata piccola, per la mia generazione Goldrake è stato un mito, uno spartiacque tra i cartoni prima e dopo.
Gli ufo e i robot erano la quotidianità, il futuro tecnologico si stava preparando.
Io adoravo Goldrake, e la fantascienza ha iniziato ad esistere, era nelle mie storie, nei miei disegni e soprattutto nella mia immaginazione.
Molte delle mie storie che mi raccontavo erano fantascienza pura e, ovviamente, avevano me come protagonista, nei miei sogni io potevo tutto, anche vivere sul Sole.
Goldrake era il mio cartone preferito, dopo, per me, c’è stato solo Capitan Harlock così capace di evocare atmosfere e storie.

Appunti sparsi sull’essere genitori e sull’essere figli

I recentissimi fatti accadutimi come “figlia di nn” mi hanno indotto alcune riflessioni.

Premessa #1
Da poco più di un anno ho l’indirizzo di mio padre, circa un mese fa ho avuto il primo contatto telefonico con lui e da ieri ho la certezza che quella persona sconosciuta è mio padre.

Premessa #2
Ho una fervida immaginazione, quando ero piccola, e anche ora a dire il vero, per addormentarmi mi immagino storie, possibilmente belle.
Questa tendenza a immaginare storie è presente spesso anche nelle ore di veglia e mi aiuta nei momenti difficili.

Premessa #3
Quando sono entrata in possesso dell’indirizzo di mio padre, io già mi ero immaginata un incontro a 3, presente anche mia madre, e un ritorno di fiamma tra i due, tanto ormai io ero grande e non ero più un ostacolo alla loro unione.
Poi ho scoperto che è sposato con una donna che ha solo sei anni più di me…

Riflessione #1
I figli tendono ad assumersi la responsabilità delle unioni dei loro genitori, anche quando quest’unione non c’è mai stata, o meglio, anche se questa unione è durata solo il tempo del concepimento.
E, infatti, io penso di essermi sempre sentita in un qualche modo “colpevole” della fine della storia di mia madre con mio padre.
Forse anche perchè poi, quando mia madre si è sposata con un altro uomo, mi sono stata caricata della responsabilità del funzionamento di questo matrimonio, ad ogni discussione tra loro mia madre mi chiedeva di cambiare.

Riflessione #2
I figli vorrebbero i loro genitori sempre insieme, anche se non li hanno mai visti insieme, nemmeno in foto.

Riflessione #3
Ci sono personi che sono incapaci di accettare la genitorialità per quello che dovrebbe essere, amore senza niente in cambio.
Io ho incontrato 3 persone così, ciascuno a modo suo incapace di essere genitore: mio padre, mia madre e il mio patrigno.

Riflessione #4
Non è sempre necessario che i figli amino incondizionatamente i propri genitori, e nemmeno che ne accettino gli errori, semplicemente possono non amarli e considerarli un incidente di percorso, a volte è difficile, altre è più facile.

Riflessione #5
Spero di avere imparato comunque qualcosa dagli errori di queste figure “genitoriali”.

Riflessione #6
A volte è meglio non volgere lo sguardo al passato, soprattutto quando si è sopravvissuti a varie tempeste emozionali.

E’ proprio lui, mio padre

Gli ho parlato ancora e ancora mi ha detto che nel ’68 c’era un altro A.C. a Milano, suo cugino, proprio non ne vuole sapere di questa paternità!
Ho parlato con suo cugino, ho trovato il numero sulle pagine bianche, e lui non può essere, non corrisponde niente, nè l’età nè il lavoro nè la residenza di allora, e, quindi, sono di nuovo al primo A.C. che ho trovato, e, questa volta, ho qualche conferma in più, anche dal cugino.
Ora ho finito con le telefonate e con le ricerche, forse, andrò a trovare questo cugino che non è così distante da qui, spero abbia qualche foto di mio padre, così mi tolgo anche questa curiosità.
L’altra, quella sul perchè non mi abbia riconosciuta direi che è abbastanza evidente, incapacità cronica di accettare una paternità, ieri come oggi.
Ne sono sempre stata convinta e ora ancora di più, essere genitori non è solo DNA, anzi direi che il DNA non c’entra per nulla. Si diventa genitori con la testa e con il cuore e non so nemmeno quale sia l’ordine giusto.
A volte essere figli è una missione impossibile, a questo punto spero di riuscire ad essere una buona madre per le mie piccolette.
Di essere figlia non mi è riuscito nè con mia madre e nè con mio padre.

Triturare il passato

Non quello di verdure, ma documenti di circa 13 anni fa.
E così rinuncio per sempre a indagare su cosa può essere accaduto…
Mi sono passate tra le mani pezzi di vita difficili da vivere, pezzi di vita che sono costati più anni di quanto realmente fossero in termini di sentimenti forti quali odio, paura, ansia, nichilismo senza rassegnazione, rabbia, una rabbia assoluta, un senso di ingiustizia opprimente. Anni che ci sono piombati addosso come macigni, anni da cui pensavamo di non riuscire a uscire.
Le lacrime che ieri mi hanno rigato il volto seguivano la strada che ci hanno portato ad oggi, oggi che abbiamo 2 bimbe, oggi che da meno di 2 mesi ho un lavoro degno di questo nome, oggi che i problemi del vivere sono un po’ più piccoli e confinati.
E lacrime per questa rinuncia, così rinuncio per sempre a capire, a sapere, a conoscere, anche se forse non c’è niente da capire e, forse, sapere potrebbe fare ancora male, conoscere certe verità che sono rimaste nascoste finora potrebbe non avere più senso o, addirittura, spalancare altre voragini di anni bui.
Tutti i perchè senza risposta diventeranno nuove pagine su cui scrivere altre vite. Noi, ieri, abbiamo chiuso definitivamente un capitolo.
Tiremm innaz!

In che pancia sei nata?

Eccola la domanda, quella di cui preparo la risposta da più o meno cinque anni.

E’ arrivata così, inaspettata, mentre eravamo in macchina.

Mamma, in che pancia sei nata?

E’ la vocina di Gaia che mi fa la domanda nello stesso modo in cui mi chiede “Mamma, perchè il cielo è rosso alla sera, è il tramonto?”.

E io resto spiazzata, lei mi chiede se sono nata in quella della mia nonna, o forse in quella della mia zia, io provo, farfuglio qualcosa sul fatto che tutti i bimbi nascono nella pancia della loro mamma e da lì arriva la richiesta di ulteriori informazioni “dov’è la tua mamma?“, “in cielo?”, “a casa sua?”, “perchè o è in cielo o è a casa!” le fa eco Giada con una logica che spiazza l’illogicità della situazione.

Io provo a dire che non so dove sia, non è la risposta giusta, ma non me ne viene un’altra, “allora andiamo a cercarla”, “No! Non possiamo”.

E soprattutto non voglio, e poi io lo so dov’è, è molto più vicina di quanto vorrei, così vicina che quando andiamo dai nonni rischiamo di incontrarla, così vicina che un giorno andando dai nonni l’ho incrociata ad un semaforo con voi in macchina, lei non mi ha visto, voi non l’avete vista, ma io sì.

E per fortuna che superiamo una macchina che si porta a rimorchio una macchina da rally fucsia e così il discorso cambia e la domanda diventa “Compriamo una macchina da rally?

18 giugno

Questa data è da sempre nella mia storia. Eppure non è un mia data.
Il 18 giugno del 1942 è nato Paul McCartney e io a 14 anni amavo molto la sua musica e mi piaceva molto lui, poi si cresce e resta l’apprezzamento per la musica.

Il 18 giugno 1991 è nato lui

Lui è Lium, in questa foto era già un vecchietto, l’ho davvero amato molto, mi ha aiutato in momenti difficili, senza parlare, stando con me, costringendomi a giocare con lui, a sguazzare nelle pozzanghere sotto la pioggia come due matti, ad innamorarci da scemi di una cagnolina tenerissima, una trovatella che ne aveva passate chissà quante, ma che aveva un’incrollabile fiducia in chi gli offriva una carezza. Non ho mai visto un cane impazzire di gioia fino a quando non gli ho portato a casa la sua Milù.

Insieme hanno avuto 10 cucciole (7 femmine e solo 3 maschietti) che erano davvero buffissimi, ce n’era una che era uguale alla mamma e uno che era uguale al papà, e gli altri erano una combinazione variabile dell’uno e dell’altra per tipo di pelo e per colori, era come vedere il morphing di Lium e Milù in formato 3D. Hanno avuto i cuccioli prima di convivere come una perfetta coppia dei nostri tempi. Lium era un tenero padre che amava insegnare le cose importanti della vita e Milù una madre attenta, lei amava osservare a distanza.

Belli, vero?

Il pelo di Milù era come seta, una dolce compagna di vita.

Milù non c’è più dal 2003 e Lium dal 2006, lui ha fatto in tempo a vedere Gaia.

Tanta casualità nella storia di questi cagnoloni, a cominciare dal nome, l’uno l’anagramma dell’altro, il nome di Lium l’ho scelto io, ma Milù si chiamava già così quando l’abbiamo conosciuta. Il 2 febbraio 1995, dopo 3 anni di corteggiameto e 10 cucciole, Milù è venuta a vivere con noi e il 2 febbraio del 2006 Lium l’ha raggiunta.

E’ stata una bella e densa esperienza di vita che mi ha insegnato davvero molto sui cani, la natura e su di me.

G&G li conoscono dalle foto e gigantografie che abbiamo sparse per casa.