Archivio per piccoli passi

Biglietto di ritorno!?!

C’è questa cosa bella del BlogFesten, blogger dalla Svezia e dall’Italia che si incontrano a Stoccolma.
L’anno scorso ho fatto lassù una fuga di 24 ore ed è stata una bellissima esperienza.
Si incontrano italiani già svedesi dentro, italiani che con il cuore non hanno mai lasciato l’Italia, persone che vorrebbero con tutte le loro forze, ma che poi forse non riusciranno a fare il grande salto (io), persone che ce l’hanno fatta, persone che si sono aggrappate al sogno e ci stanno riuscendo.
Persone diversissime per studi e interessi, accumunate solo dall’Italia e dalla Svezia, una nella mente e l’altra nel cuore e non è nemmeno detto che per tutti sia uguale.
L’idea che è venuta fuori in casa è, per quest’anno, di andarci tutti e quattro.
E se io quest’anno vado lassù, con la mia famiglia, in un posto che sento così casa, nonostante la lingua, il buio e l’SD, non so se riuscirò a usarlo questa volta quel maledetto biglietto di ritorno.

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Il bello di una taglia 54

Sabato ho fatto acquisti, 2 paia di jeans, tutti i pantaloni che avevo erano ormai troppo grandi.

Finalmente sono entrata in un negozio e ho acquistato dei jeans di un paio di taglie in meno rispetto ai precedenti e non di una taglia in più come mi succedeva da un po’ di tempo in qua. E’ stata davvero una bella sensazione.

E la cosa più bella è che questa taglia 54 è solo transitoria, e io anche così, mi sento finalmente bene e in pace con me.

La sleeve è stata un’ottima scelta, il miracolo di andare a tavola e non mangiare che si ripete ad ogni pasto, mi lascia sempre stupefatta, ora è tutto decisamente più semplice, e il mio rapporto con il cibo è diventato finalmente normale.

Forse il benessere che provo in questi giorni è dovuto proprio alla telefonata, una telefonata che dovevo fare, sono sempre più convinta di aver parlato con mio padre, ma ora non è più così importante, se è lui non ho certo perso niente e, in ogni caso, non posso certo recuperare il tempo perduto. La mia vita e la mia famiglia ce l’ho.

Stiamo buttando molto passato alle spalle e questo è un bene e questa taglia 54 di transito mi sta bene, proprio perchè è di transito e mi sento persino bella!

Obesità – solo una storia

Aspettando l’operazione (data probabile il 22 o 23 giugno)…

Come fa una ragazza così a diventare una donna così, a parte che ci sono 24 anni in più e un’abbrozantura in meno?

Vabbè, ho deciso di perdere i miei quattro affezionati lettori…
L’obesità è, però, purtroppo, ormai, un male sociale.
Vedo sempre più bambini che sono grassi e questo come madre e come obesa mi fa paura.
Io non sono mai stata una bimba grassa. Sono stata in sovrappeso durante l’adolescenza, dopo i 17 anni.
In questa foto avevo 16 anni, c’era la bellezza dell’età, tutti i ragazzi e le ragazze di quell’età sono belli, e c’era, soprattutto il normopeso.

Eppure per tutta l’infanzia e l’adolescenza mi sono sentita ripetere dal parentado che avevo proprio “delle braccia da lottatore”, intendendo con questo che erano grosse e non da bambina fine. Per tutta l’infanzia e l’adolescenza mi sono sentita ripetere che ero “ben piazzata” e intorno a me c’erano persone obese (mamma, nonna, nonno, bisnonna) e poi c’era la parte “normopeso” della famiglia che faceva i commenti di cui sopra.
Ecco, quando ho iniziato a ingrassare davvero, io non me ne sono nemmeno accorta, perchè mi vedevo con gli occhi del mio parentado e, quindi, ero già grassa anche ai miei occhi.
Poi è morta mia nonna e io sono stata messa al’ingrasso da mia madre, era un momento di profonda depressione ed ero praticamente senza controllo, o meglio, il controllo che avevo mi faceva compagnia e mi riempiva la casa di quello che più mi piaceva, mi faceva compagnia nel guardare telenovele, non si preoccupava se dormivo molto (anche se quello è stato il mio migliore anno universitario, quell’anno ho dato tantissimi esami). Da allora sono diventata veramente obesa.

Una breve parentesi di un paio d’anni, dopo il matrimonio, con una dieta meravigliosa capitata nel momento giusto e nel modo giusto, mi aveva permesso di farmi sentire di nuovo una persona, in leggero sovrappeso certo, che però poteva mettere jeans taglia 46, mi sentivo leggera e facevo i gradini a due a due e avevo ricominciato a guardarmi allo specchio.

Assurdo vero? Vivere come vampiri, aver paura della propria immagine riflessa, non salutarsi al mattino, evitare gli specchi interi negli ascensori, eppure è proprio così.

Come sono tornata così? Sempre grazie a mia madre che come una perfida Cassandra mentre dimagrivo meravigliosamente e senza particolari sacrifici mi ripeteva che “probabilmente i chili che stai perdendo li riprenderai tutti”, e così è stato, anche perchè poi sono successe cose talmente grandi e talmente pesanti da affrontare che la pura sopravvivenza era l’unico scopo e la dieta era già dimenticata.

[Anche perchè mangiare sano è sicuramente più costoso di mangiare schifezze…]

Molto spesso noi obesi lottiamo con i sensi di colpa, ci sentiamo colpevoli di essere così, ci sentiamo colpevoli di non avere un sano rapporto con il cibo, ci sentiamo colpevoli perchè non riusciamo ad accettarci e anche perchè non riusciamo a stare a dieta.

Ora basta! Sono stufa dei sensi di colpa, è brutto pensare di aver buttato così tanti anni, perchè quando sei grasso, almeno per me è così, non vivi mai veramente, pensi sempre che non sarai preso sul serio perchè grasso, ti senti limitato perchè grasso, pensi che una persona grassa non possa fare nient’altro che starsene chiuso in casa.

Ora affronto l’obesità come una malattia e per questo accetto l’aiuto della chirurgia, che non è una sconfitta, non sempre sono sufficienti le proprie risorse interne e non per questo bisogna sentirsi in colpa, voglio tornare a salutarmi allo specchio al mattino e, soprattutto, voglio delle foto con le mie bambine.

Ho evitato la foto di come sono ora in costume per non perdere l’ultimo lettore che mi è rimasto e che è arrivato alla fine di questo post.

På svenska!

Ett ögonblick för mig
Ett ögonblick för mina små flickor
Ett ögonblick för mina drömmer
Ett ögonblick för…
Ett ögonblick för mina första ord på svenska!

L’iPod e lo svedese

Ecco l’unico acquisto serio che ho fatto ultimamente.

Un bellissimo iPod nano viola e dentro ci ho messo 2 audiolibri di Nalle Puh (Winnie the Pooh), un minicorso della Berlitz “Swedish in 60 minutes” giusto un approccio alla lingua e i ben più seri cd di “På Svenska!”.

E così, ora, anche solo pochi minuti, ma tutti i giorni, posso ascoltare un po’ di svedese, quando ho i libri davanti va molto meglio, ma spesso anche così, semplicemente ascoltando, andando dall’asilo al lavoro e viceversa.

Beh, facendo così sono passata dal livello A-1 al livello A0, prima o poi riuscirò anche a dire “Jag heter orma. Vad heter du?”

Grande felicità quando in ben 8 minuter di Nalle Puh ho captato un “nästa morgon” solo ascoltando e, dopo, leggendo sono riuscita a “captare” il senso della prima pagina (2 paragrafetti scarsi).

La o, la u e i 100 e un modo di vocalizzare

Sin dalla prima elementare si impara aiuole per ricordare tutte le vocali della lingua italiana.
Ora, mi piacerebbe conoscere la corrispondente svedese, immagino che ci sia qualcosa di così facilmente mnemonico, però immagino anche che la parola sia leggeremente più lunga e articolata, tanti sono i suoni vocalici in svedese, non so se arriva alla lunghezza di supercalifragilisticamente data la presenza di ben 9 vocali nell’alfabeto, però…
Lo svedese mi piace (ma credo che mi piacerebbe qualsiasi lingua, ho sbagliato corso di studi), è una lingua molto differente dall’italiano e già la o che si legge u la dice tutta, oppure och che si legge quasi o che equivale alla nostra e di congiunzione e poi eller che equivale alla nostra o/oppure.
Avvicinarsi a una nuova lingua è un viaggio che ti rimette in gioco e ti fa riscoprire anche la tua lingua madre.
Che senso ha che banan significhi sia la pista che banana e dipende solo dalla pronuncia e che senso ha che in italiano pesca significhi sia il frutto che l’attività del prendere i pesci?

Lo so è un post sconclusionato, ma in questo momento anche il mio svedese è sconclusionato.

Kalle Anka – e i soliti problemi di parentele

Sto “leggendo” (leggendo è un parolone) un Kalle Ankas Pocket, sì, insomma un giornalino di Paperino in svedese, acquistato durante il mio primo giro di 24 ore in Svezia.
E qui i primi dubbi, perchè Knatte, Fnatte och Tjatte (Qui, Quo e Qua) chiamano Anke Kalla (Paperino) farbror e non morbror, dato che Qui, Quo e Qua sono figli di Della Duck, sorella di Paperino, oppure è un generico “zio” e quindi si usa lo stesso “farbror” senza preoccuparsi della corretta genealogia?

Lo so non è essenziale per vivere in Svezia e ai fini della conoscenza dello svedese, però se qualche italico-svedese o svedese-italico mi risolve il dubbio ne sarei più che felice.

Som man spår får man skörda, è un po’ come il nostro “si raccoglie ciò che si ha seminato” (è il titolo della prima storia)?