Archivio per lingue

Ma come parla?

Giada ha 3 anni e parla da sempre, la sua prima frase è stata “Io non vengo, voglio giocare” e dovevamo andare al nido, praticamente una dichiarazione di guerra.

E ora che ha 3 anni e fa le solite sostituzione di “r” con la “l”, la “s” non sempre viene pronunciata e così un “scura” diventa “cula” e io mi ritrovo a far da interprete per il papà, per non parlare delle parole inglesi che ripete e, in quel caso, l’interprete lo fa Gaia.

Ma sono altre le cose di cui mi stupisco e prima fra tutte i diminutivi che usa per le parole, per lei è tutto in “etto/a” e così cavallo diventa cavalletto, cane diventa cagnoletto, pesce pescioletto e nemmeno la mamma sfugge, che inevitabilmente diventa mammetta. 
L’altra cosa davvero strana è l’accento da “magutt de Berghèm” (muratore bergamasco), come si suol dire, ha davvero una strana cadenza che non usa nessuno ed è tutta sua. Da noi i dialetti sono decisamente banditi e al limite sarebbero milanese e siciliano, ma essendo ormai di recente generazione e nati e cresciuti a Milano città, i dialetti li capiamo, ma non li parliamo.

Quando cerca il suo cavalletto con la cadenza bergamasca è davvero bellissima!

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Cosa farò da grande?

In un momento in cui mi pongo questa domanda, con tutti i se (“se” anche come Svezia) e i ma del caso, legati anche all’età, alle capacità sviluppate fin qui e alle conoscenze che sto acquisendo con la mia tesi, osservo le piccolette e provo a vedere le loro inclinazioni.
Giada
Direi che al momento ha due alternative:
– artista a tutto tondo
Canta, balla, fa monologhi anche di 5 minuti se è figlia unica part time, imita e recita ruoli, cammina e corre sulle punte. La vedo bene nei musical, ovviamente come protagonista (vabbè sono la mamma).
– archeologa o vagabonda
Raccoglie sistematicamente tutto ciò che trova e che gli altri buttano. Di solito accatasta tutto in uno o due spazi che ritiene sacri e inviolabili, guai a chi si avvicina. Il problema di questi spazi è che di solito uno è il divano e l’altro l’armadietto dell’asilo …e il divano lo dovremo pur usare qualche volta e l’armadietto dell’asilo …be’, mi vergogno troppo, è davvero troppo disordinato per i comuni canoni estetici e di utilizzo. E poi c’è la carrozzina delle bambole stracolma di oggetti e lì davvero ha l’immagine della vagabonda.
Ovviamento spero che prenda la direzione dell’artista o dell’archeologa, anche se la vedo bene anche come organizzatrice di qualche onlus che organizza atti di protesta pacifica tipo Greenpeace, la disobbedienza civile le riesce particolarmente bene.

Gaia
– l’interprete

Lo fa con Giada e il suo giadese, potrebbe benissimo farlo con i potenti della terra. L’inglese le piace, è curiosa dei linguaggi e per il momento sa contare fino a 10 e conosce i nomi dei giorni della settimana, capisce anche molto altro e direi che dopo un mese e mezzo di esposizione ad una nuova lingua non è male. Ero un po’ preoccupata perchè è già “grande” per iniziare una nuova lingua, invece sembra che la novità le piaccia molto.
– nel campo dell’educazione
Non ho ancora chiaro a quale livello, però, spesso nei suoi giochi e nel suo modo di fare c’è molto dell’educatrice e spesso Giada è la sua cavia.

Lingue e parole dalla/della memoria

Vabbè, non ho mai capito fino in fondo (purtroppo) quanto mi piaccia studiare lingue.
E così, ora che sono alle prese con inglese (attivamente) e svedese (passivamente) ecco che si riaffaccia il caro vecchio, mai veramente amato ma mai sopito francese.
Penso a come devo dire una cosa in inglese, sto traducendo dallo svedese, e mi viene in mente una struttura grammaticale francese, a volte compresa di espressione idiomatica, perchè?
Il francese è un po’ la lingua della mia infanzia e pre-adolescenza, abbastanza simile al dialetto di mia nonna, alcuni suoni sono così milanesi che da subito mi sono risultati decisamente famigliari e la lingua madre della nonna dei miei cugini, lei non parlava molto e aveva l’accento francese anche quando parlava in italiano. L’ho studiato dagli 11 ai 16 anni, molto bene alle medie, tanto da aver vissuto di rendita nei 2 anni delle superiori, e pensare, o forse proprio per questo, che alle medie avevo fatto parecchie ripetizioni con una madrelingua francese per migliorarlo.
Anche in questo caso non lo parlo, lo capisco, soprattutto scritto.
Probabilmente il mio lavoro era la traduttrice di testi e non la programmatrice, dato che ieri, per la prima volta dopo molto tempo, sono riuscita a concentrarmi per un bel po’ su una traduzione dallo svedese, nonostante le piccolette intorno, non ho ancora ricevuto il feed back della traduzione, probabilmente ho sbagliato tutto, ma quello che più mi ha colpito è stato il ritrovato piacere nel concentrarmi su qualcosa, il mio lavoro non riesce più ad appassionarmi così.

E’ decisamente ora di cambiare.