Riflessioni post laurea

Mi sono laureata 25 anni dopo la mia immatricolazione, settembre 1988 – dicembre 2013.

A parte i primi 5 anni veramente intensi, gli studi sono continuati poi più nella mia testa che nella pratica, a 3 esami dalla conclusione sono semplicemente finiti i soldi per poter pagare le tasse universitarie, il mondo che conoscevo si era disintegrato in una notte e altre priorità sono subentrate.

In più una profonda incapacità di credere che avrei mai potuto fare qualcosa di decente, in fondo nessuno aveva mai creduto nel mio percorso universitario, dai miei professori delle medie passando per mia nonna (e quello forse è quello che mi ha fatto più male). E allora tanto valeva accettare la realtà e approfittare del fatto che io e mio marito fossimo talmente oberati di debiti non nostri da non poter pensare di pagare tasse universitarie e arretrati.

Nel frattempo è arrivato il lavoro, un lavoro da inventare e da imparare da zero e sono diventata programmatrice.

Alla mia tesi mai iniziata ci pensavo spesso, raccoglievo materiale, immaginavo titoli e temi, ne avevo due che mi affascinavano, il tema di Utopia e il tema della Land Art, poi a un certo punto anche il tema dell’architettura effimera con uno sguardo ai mondi digitali.

Ed è arrivata la Svezia, doveva essere il luogo dove emigrare ed è diventato la mia tesi.

In tutti questi anni, in fondo al mio cuore ci ho sempre creduto e sempre sperato, al di là di quello che penso di me e delle mie capacità e poi la tesi volevo proprio farla, è dalle medie che non vedevo l’ora di confrontarmi con il lavoro di tesi, affascinata anche da Pico de’ Paperis.

Un po’ di anni fa sono riuscita a pagare le tasse, arretrati e tutto, e ho fatto il mio primo esame degli ultimi tre: Geopedologia ad Agraria, perchè volevo fare l’urbanista e pensavo che un urbanista debba conoscere il terreno su cui pianifica. Un esame che mi è piaciuto molto, mi è piaciuto seguirlo e mi è piaciuto studiarlo.

E ancora una volta i soldi sono finiti e ancora una volta tutto è stato accantonato, messo da parte.

Poi qualche anno fa ancora dei soldi, Giada aveva solo un anno, pagate le tasse ho scoperto che avevo solo un mese e mezzo per preparare il penultimo esame, poi i miei studi sarebbero decaduti: Scienza delle Costruzioni. Ho contattato il professore e ho preparato l’esame, è andato. E’ arrivato anche il momento di Fisica che sono riuscita a seguire un po’ e con i compitini durante il semestre è andato, ultimo esame, un bellissimo 30, studiato nei ritagli di tempo, in treno, sulle panchine della metropolitana, è stato bello.

La tesi è stata più difficile, difficile trovare il relatore, ne ho cambiati 3 e ho perso il conto di quanti professori ho contattato e con quanti ho parlato, difficile per loro seguire un vecchio ordinamento e anche poco prestigioso.

Ma alla discussione mi hanno ascoltato e hanno anche letto quello che ho scritto e sono stati anche gentili.

Solo che ora penso di aver sbagliato a rincorrere la mia laurea, ho buttato via tempo ed energie per un traguardo che non porta da nessuna parte, un traguardo che avrebbe avuto senso 20 o anche 15 anni fa, ma che ora sembra semplicemente patetico, soprattutto perchè iniziato 25 anni fa. E tutto sommato dà ragione a chi all’università non mi ci vedeva proprio.

4 commenti»

  Goerge wrote @

Ciao, innanzitutto congratulazioni per la tua laurea! Non pensare queste cose. La laurea, nonostante il tempo che ci hai messo, non è assolutamente patetica. L’importante è quello che hai scritto e scoperto, non il titolo di per se. Infine, credimi, anche se l’avessi presi 15 o 20 anni fa, la situazione sarebbe stata la stessa. In Italia non c’è bisogno di architetti da almeno 25 anni! Infine, tu non sei fatta mantenere da nessuno: ovvio che ci hai messo tanto tempo a finire. Ricorda che è il percorso la cosa più importante, non il traguardo. Ti è piaciuto il percorso? Bene, allora hai fatto la cosa giusta. Buona giornata

  marco felisa wrote @

beh, mi accodo al coro di Giulia e Paola, la laurea è soprattutto una conquista personale e chi come te riesce a ottenerla “malgrado tutto”, approfondendo temi di vero interesse, ha sicuramente una marcia di più di quanti arrivano alla fine di un percorso stancamente e con poca motivazione. Certo anch’io, come architetto di serie C, dipendente pubblico di un ente pubblico in via di dismissione, posso dire che la laurea in architettura a poco serve, soprattutto oggi, in un momento in cui altri corsi di studio sfornano personaggi pronti a sostituirsi ai bravi disegnatori e ai gestori del nostro territorio. Io sono tra quelli che pensa che se a governare le città ci fossero più architetti e meno ingnegneri gestionali, le cose potrebbero andare meglio, ma so di essere in magra compagnia. Comunque, la vita prende le vie più strampalate, un bravo architetto può diventare un insegnante e un programmatore può trovar lavoro in Svezia (…) o continuare a studiare e a seguire le proprie passioni… alla sera, quando le bimbe dormono, senza far rumore…
felice 2014, marco

  Paola wrote @

Congratulazioni!
Forse perché ho ricominciato da poco a studiare anch’io e mi identifico molto in quello che hai scritto, forse perché seguo con affetto il tuo blog e mi sembra quasi di poterti conoscere attraverso questi messaggi, il tuo post mi ha commossa ed entusiasmata fino alle ultime due, terribili frasi. Perché rovinarti un momento così bello con certi discorsi?
Tu sola sai chi sei, qual è la tua storia, cosa desideri, quali sono i tuoi interessi. Nessuno al mondo può permettersi di giudicarti, di stroncare il tuo entusiasmo o di sminuire i tuoi meriti. Sei stata grande, davvero! Hai affrontato le difficoltà della vita, hai mantenuto vivo un sogno nonostante nessuno credesse in te, e ce l’hai fatta, hai raggiunto brillantemente il tuo obiettivo! Cosa importa di ciò che dicono gli altri? Goditi questo momento, come dice giustamente Giulia “si vive anche di passioni” e al diavolo chi vuole rovinarti questi momenti.
Sono davvero felice per te.

  Giulia Inverso wrote @

Può anche darsi che sia vero che la tua laurea non ha un’utilità pratica adesso. Ma non lasciarti assolutamente abbattere da chi dice questo, fosse anche solo la tua voce interiore, e a maggior ragione se si tratta di altre persone che non sono nei tuoi panni. Hai smesso di studiare per fattori esterni, non ne sei responsabile tu e non vuol dire che non ci eri tagliata. E se in tutti questi anni hai lavorato, avuto figli e mantenuto la tua famiglia, nonostante le difficoltà, devi solo esserne orgogliosa. Quanto alla scarsa utilità della laurea: si vive anche di passioni e di interessi, anzi chi non ne ha (o crede che non valga la pena coltivarli), avvizzisce e muore dentro. C’è tanta gente che si parcheggia all’università con percorsi di studio inutili, solo per il prestigio di un titolo, e facendosi mantenere da qualcun altro. Tu hai fatto tutto da sola, lavorando e con due bambine. Sii orgogliosa di esserti aggrappata alle tue passioni con tanta cocciutaggine.


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