Il mio primo maggio

Sono in attesa di firmare un accordo per il mio licenziamento, e non vedo l’ora di firmarlo, anche se non mi daranno quasi niente più di quello che mi spetta, tfr, tredicesima, quattordicesima e ferie non godute.

Sarebbe anche un buon contratto se non fosse che oramai faccio il lavoro che facevo tredici anni fa quando ho iniziato a programmare, solo che allora avevo prospettive di crescita professionale e ora solo prospettive di decrescita.

In un momento di crisi come questo sembra irriverente dare calci ad un contratto di lavoro a tempo indeterminato, non vedere l’ora di esserne liberi, eppure è proprio per il rispetto del lavoro e per il rispetto di me che devo andarmene da lì.

Lavorare solo per lo stipendio non mi basta, lavorare in un ambiente ostile non è piacevole, fare un lavoro senza prospettive di crescita non mi basta più, non poter conciliare famiglia e lavoro non mi basta più.

Merito di meglio, oggi è la festa dei lavoratori e io voglio un lavoro, un vero lavoro per me, un lavoro di cui essere orgogliosa, non voglio solo un contratto di lavoro, sembra un’eresia in questo periodo, eppure credo che sia giusto anche pretendere di più del mero contratto.

Un contratto senza un vero lavoro da fare è solo un pezzo di carta vuoto.

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