Che mamma sono

In divenire, questa è sicuramente la condizione in cui mi trovo da quando ho visto le due righette rosa sul primo test di gravidanza.
In divenire perchè non c’è mai una condizione di stabilità acquisita, le bimbe crescono e con l’età cresce la loro consapevolezza di sè e il loro rapportarsi con il mondo, cambiano le esigenze e non si può mai dire “ecco so come devo fare”, no, è sempre in divenire, è sempre imparare con loro.
Imperfetta e sempre in discussione, io per prima mi metto in discussione e la condizione in divenire non consente la perfezione, ma l’attenzione costante, il monitoraggio costante di azioni e reazioni senza mai dare niente per acquisito.
Affettuosa, questo dalle carezze sulla pancia in poi, baci, coccole, carezze, abbracci, condividere tenerezze e momenti, anche i momenti banali, uno sguardo e un bacio inviato dallo specchietto retrovisore, la carezza della sveglia del mattino, le coccole della notte quando la piccoletta si intrufola nel lettone,…
I “ti amo” detti sempre anche quando le sgrido, perchè non si dice mai abbastanza “ti amo” e perchè anche mentre le sgrido devono avere la consapevolezza che il mio amore per loro non viene mai meno.
Urlatrice e sempre in ritardo, urlo, urlo le cose da fare, urlo che siamo in ritardo, urlo che così non si fa e che si deve, invece, fare così. Urlo le cose da fare, urlo che la camera è un disastro, ma non oserei mai dire qualcosa contro di loro.
Per fortuna ogni tanto sono a casa e si può urlare molto meno, non siamo in ritardo, si può andare con calma e, a volte, si può anche andare in bici a scuola passando attraverso il parco.
Sempre allerta, l’attenzione al loro benessere psicologico è massima, e questo è colpa del mio passato, quando nessuno si curava del mio, qualsiasi impercettibile sfumatura di cambio comportamentale viene da me vagliata e investigata per poter intervenire, per poter rassicurare, per ricordare semplicemente che io ci sono, che le amo, le amo proprio perchè sono così, che è molto di più che dire che le amo così come sono.
Da sempre gli dico che io le volevo proprio così, capricci inclusi, che le ho disegnate così, che Gaia doveva essere con quel faccino e quel carattere e Giada con il suo faccino e il suo carattere, che sono diverse, ma che le amo con la stessa intensità.
Cerco di incoraggiarle a seguire le loro passioni e a coltivare i loro talenti, cercando anche di imparare insieme a loro, mi sono messa a studiare musica per poter seguire Giada, arte con Gaia, ma per fortuna arte era già una mia specialità.
Da sempre gli ripeto che sono belle, che sono brave che le amo.
Voglio che crescano sicure di sè, voglio che siano indipendenti, voglio che abbiano la forza di vivere la loro vita e non la nostra, loro sono nate per volare in alto, non per restare ancorate al nido di mamma e papà e, per questo, ogni loro capriccio è anche un bene, perchè è un’affermazione di sè, è un momento di crescita.

Che mamma sono? Imperfetta, sicuramente, ma innamorata perdutamente di loro.

1 commento»

  Alice wrote @

Sei una mamma fantastica! Non ti abbattere!


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