Un cane bilingue?

Anzi trilingue: italiano, english e bauese (o barkish?).
Lo ammetto l’inglese sta un po’ sparendo dalle nostre vite, Gaia ha iniziato le elementari e il nostro budget (anche di tempi di vita) non ci ha permesso una scuola inglese, ma solo quella statale del paese con tutti i pro e i contro (vedo molti contro, ma purtroppo per il momento non si può fare altro).
Giada ha cambiato asilo, ne abbiamo trovato uno più a portata dei nostri orari dove la trattano da reginetta, è assecondata sulla sua sete di imparare e quindi, ora, a due settimane dall’inizio della scuola, ha scritto più parole Giada all’asilo di Gaia in prima elementare…
Ma l’inglese si è un po’ perso, nessuno glielo parla più, a casa c’è poco tempo, si mangia e si va a nanna, il sabato se ne va tra la danza e i mestieri e la domenica vola via senza nemmeno accorgersene.
E’ rimasto un triste “Water, please”, buttato lì ogni tanto.
Che fare?
Gaia da grande vorrebbe fare la veterinaria e anche la sub per curare i delfini, ma noi viviamo nella pianura padana, niente mare, a Giada piacciono i gatti, ma il papà di gatti non ne vuole sapere.
E allora?
E allora il progetto Doggy prende corpo, un cane è più pratico di un delfino e più coinvolgente di un gatto (almeno per il papà), a un cane si parla molto, volendo, e perchè allora non avere un cane che risponde solo se gli si parla inglese?
Sit down, come here, up, down, jump, run, stay,…
Il nostro cane abbaierà in inglese, ieri ne abbiamo visto uno di 6 mesi, un bel meticcio taglia media che ha già cambiato tre famiglie, forse diventerà il nostro cane e il nostro insegnante di inglese e anche il primo paziente di Gaia…

Il cane è soprattutto per me, tutto il resto è un contorno per convincere il papà…
Anche se è un bel contorno, perchè io sono fortemente convinta del valore educativo di un animale nella vita di un bimbo, e soprattutto prenderne adesso uno di sei mesi significa che tutta la sua parte di vita più attiva coincide con la parte in cui l’interesse di un bambino per un animale è maggiore, quando sarà vecchio e stanco anche G&G non saranno più tanto interessate al cane perchè avranno mille interessi e il momento coinciderà con le scuole superiori, e a quel punto sarà solo mio.
La vita di un cane non è lunga e il momento della sua fine, se tutto va bene, dovrebbe coincidere con l’inizio dell’età adulta di G&G, quando potranno affrontare serenamente una perdita così significativa come quella del proprio amico d’infanzia.
E poi questo tentativo di far entrare più inglese nella nostra vita, un modo come un altro per farlo anche parlare a G&G (ma anche a me e anche al papà, l’unica vera mina vagante di tutto il progetto) e non solo ascoltarlo, potrebbe essere una spinta o semplicemente restare confinato a Mr Brown (si potrebbe anche chiamare così, ha la testolina marrone e il corpo bianco con un altro paio di macchie marrone), chi lo sa, però mi sembra un progetto interessante.
E poi se Mr Brown sa che “go out” significa andare a spasso si eviterà di dover cercare sinonimi come con Lium, se si usava la parola “usciamo” in una frase normale lui si preparava scodinzolante pronto per uscire e non importa se “usciamo” non era rivolto a lui, a quel punto bisognava portarlo fuori!
Brownie [ndr. abbreviazione di Mr Brown e allusione ai folletti], don’t bark!” suona bene, mi piace!

1 commento»

  ondainlove wrote @

ottima idea quella di un english dog… il più delle volte ascoltiamo dogs’ english, inteso come un inglese da cani!


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