Non capisco

Recentemente ci sono stati due fatti di cronaca molto simili che mi hanno lasciato con molti interrogativi.
Una bimba di 22 mesi e uno di 11 hanno perso la vita per “distrazione” dei padri.
E’ davvero difficile associare la parola morte alla parola bimbo.
Assolti da gran parte dell’opinione pubblica entrambi e anche dalle mogli (almeno da una, l’altra non so), forse perchè in parte corresponsabile.
Eppure per me restano padri che hanno fallito nel loro primo compito, quello della cura dei figli.
I figli non devono certo essere l’unico scopo della propria vita, c’è il lavoro, la realizzazione di sè, c’è…, ma perchè no?
Perchè bisogna vergognarsi di mettere al centro i figli e di ruotargli intorno, anche con la realizzazione di sè, anche con il lavoro?
Non sono certo una madre modello, anzi, urlo spesso, sono molto rigida e severa, pretendo molto, ho comprato decine di libri di pedagogia, ma non ne ho finito uno e così per l’educazione delle piccole vado a braccio e poi ho i periodi bui, le difficoltà di quest’ultimo mese sono state davvero pesanti.
Ma in macchina ho lo specchietto retrovisore posizionato in modo di poter vedere le piccolette e la strada, anche ora che sono un po’ più grandi, le seguo con lo sguardo, per amore, perchè mi piace guardarle, per severità, perchè si ricordino che sono comunque controllate, e per qualsiasi emergenza, sangue dal naso (loro sono soggettissime), e più semplicemente per parlare o soltanto ammirarle mentre dormono (sempre più raramente purtroppo).
Da quando è nata Gaia, la prima telefonata del mattino tra me e il papà è per sapere come si sono svegliate, per sapere com’è andato l’ingresso al nido prima e ora all’asilo.
E non importa chi è che accompagna, se lui o io, in questi anni ci siamo avvicendati molto, in base alle esigenze dei tempi di lavoro.
Le risposte sono più o meno sempre le stesse, “Erano tranquille”, “Gaia è stanchina”, “Giada è in sclero capriccioso”, e così via, ma l’importante per entrambi è esserci stati, anche se come spettatori in differita telefonica, l’importante è non perdersi attimi importanti della loro vita, e ogni risveglio, ogni ingresso a scuola è un attimo importante, è l’inizio della giornata, di una nuova giornata di crescita.
E io pensavo che fosse così per tutti i genitori ed è per questo che mi chiedo come si possa lasciare una figlia in macchina, un figlio ti riempie la macchina anche quando non c’è, anche quando dorme, come fai a non averlo visto quando hai chiuso la macchina, possibile che in cinque lunghissime ore non hai mai parlato con tua moglie di com’è andato l’ingresso al nido?
Sbagliare strada e non passare dal nido è facile i pensieri sono tanti, gli automatismi, la fretta, ma non accorgersi della bimba in macchina, non so, non riesco a capirlo, per come vivo la macchina, per come vivo l’essere in macchina con le bambine, per come vivo la loro vita scolastisca, per come vivo “anche” della loro vita.
Magari è una forma al maschile di depressione post partum, magari è il modo che hanno gli uomini di lanciare richieste di aiuto, un po’ come le mamme che uccidono i propri figli, black out della ragione e del cuore che fanno agire (o non agire) in modi incomprensibili.
No, non capisco davvero.

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1 commento»

  Silvia wrote @

Che cosa non capisci? Che le persone siano davvero troppo stanche, troppo stressate, con delle vite troppo alienanti da avere un blackout? da uscire di casa senza mutande, da dimenticare la portiera della macchina aperta nel parcheggio per un’intera giornata, da lasciare il gas aperto la sera, e far saltare un’intera palazzina, da lasciare una bambina in macchina… del primo papà sappiamo qualcosa di più, sappiamo che è devastato e probabilmente rivive ogni singolo secondo in cui respira quella mattinata, giorno e notte, e la sua vita non sarà mai mai mai più la stessa. Per un blackout, per una connessione saltata, lo vogliamo condannare? Io, conoscendomi, conoscendo la vita che faccio, il lavoro che mi succhia anche l’anima, le mille e uno preoccupazioni che ho sempre, e sottolineo sempre, nella testa, dicevo conoscendomi, non potrei giurare che non mi possa accadere, e non mi chiedo niente su quell’uomo, se non se ce la farà a ricominciare a vivere…


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