Dreamlands

Dreamlands
Des parcs d’attractions aux cités du futur
Ecco una mostra che mi dispiace proprio perdere.
Il tema è sempre quello, quello che mi è davvero entrato dentro da ormai moltissimi anni, quello su cui raccolgo materiale, bibliografia e ogni più piccolo ritaglio.

La città ideale, Utopia, la città del sogno e di conseguenza anche i non-luoghi, i parchi di divertimento, Las Vegas, le fiere internazionali…
Come questi hanno influenzato il disegno delle città reali e viceversa attraverso 300 opere di vario genere.

La mostra è a Parigi al Centre Pompidou, e mi sembra che anche la location per parlare di città dei sogni sia decisamente ben scelta.

L’idea era di prendermi una bimba, Giada che parla di voler andare a Parigi da quando ha scoperto Anastasia, e volare per 24 ore, due giorni e una notte, a Parigi, vedere la mostra, cercare qualcosa di interessante anche per Giada, magari in francese così comincia a capire che oltre all’italiano e all’inglese ci sono altre lingue, e poi non so…
Ma tra l’operazione e i mancati introiti sempre per l’operazione, penso che mi limiterò a ordinare il catalogo sul sito e me lo sfoglierò, sperando magari di fare lo stesso un giro a Parigi ad agosto, caricando le piccole in macchina e viaggiando per “tuuuutta la notte” (citazione dal film “Cars”) arrivare lassù e farsi un giro per la città e per Disneyland (sempre in tema di non-luoghi).

Per chi fosse interessato alla mostra e avesse la possibilità di andarci:

Dreamlands
Des parcs d’attractions aux cités du futur

fino al 9 agosto
Centre Pompidou
Paris
dalle 11.00 alle 21.00, il giovedì fino alle 23.00
12€ intero/9€ ridotto
Questo il link al sito del Centre Pompidou sulla pagina della mostra

Sto riscoprendo il francese, nonostante non lo uso più da un quarto di secolo è sempre la lingua di più facile approccio per me, quella che non mi impegna se devo leggere, quella che se anche mi mancano un po’ di vocaboli capisco lo stesso, e questo mi conferma che le lingue apprese presto sono quelle che restano sempre. Il mio francese risale alle medie e ai primi 2 anni di superiori, eppure è ancora lì latente che ogni tanto esce per alcune espressioni. E la cosa strana è che ora che mi sto impegnando con l’inglese e lo svedese a volte penso a delle frasi che contemplano parole di inglese, una in svedese e il resto in francese. Quanto mi piacerebbe essere davvero poliglotta…

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