Dei diritti e doveri e di questa strana idea che bisogna sacrificare sempre qualcosa o qualcuno

Tutta presa dai miei occhi, mi stavo perdendo un’orrida intervista della neomamma Gelmini.
Per fortuna che la rete me lo ha ricordato qui, qui e qui.
Che dire…
Certo anch’io ho considerato un privilegio per poche il fatto di potersi dedicare solo al figlio per i primi mesi di una nuova condizione che cambia gli equilibri e ristabilisce ordini e priorità. Se si vuole provavo pure un po’ d’invidia per chi aveva un lavoro che gli permetteva tutto questo.
Il dramma è considerare un privilegio quello che deve essere un diritto, un diritto che è una necessità di mamma e di bambino (e un po’ anche del papà).
Cara ministra Gelmini, io non mi sono sentita una brava mamma quando mi tenevo la mia prima figlia, subito dopo il rientro a casa, nel marsupio e stavo attaccata al pc, interrompendo il lavoro per allattare senza potermi permettere di prendere i nostri tempi.
E nemmeno mi sono sentita una brava mamma quando dopo una settimana dalla nascita della seconda l’ho lasciata al papà con un po’ del mio latte in un biberon per andare ad uno squallido colloquio di lavoro.
E nemmeno mi sono sentita una brava mamma quando, per rispettare scadenze, lavoravo fino a mezzanotte con la bimba di turno nel marsupio per la poppata notturna.
Non mi sono sentita una brava mamma e nemmeno una privilegiata nel “poter” (DOVER) riprendere subito il lavoro.
E questo solo perchè un lavoro vero non ce l’avevo. Un lavoro che rispetti l’individuo in tutto il suo essere che comprende, a quanto pare disgraziatamente, anche l’essere genitori e aver bisogno di un po’ di tempo solo per questo.
Io non sono stata una brava mamma, perchè alle mie piccole di pochi giorni ho imposto ritmi che non gli appartenevano.
Ero ancora in ospedale per la nascita di Giada e una notte ho pianto, non era una crisi post partum, ma era il pianto di chi aveva la “fortuna” di doversi mettere subito alla ricerca di un lavoro perdendosi i primi mesi di vita della propria figlia, il pianto di chi doveva “sacrificarsi” da subito.
Io ho avuto questa “fortuna” poter lavorare a casa i primi mesi delle mie figlie, con richieste che non tenevano conto di questo, scadenze impossibili, orari e ritmi che non erano adatti nè a una neomamma nè a una bebè.
Perchè c’è questa strana idea del sacrificio sempre, non si è già sacrificato uno per tutti?
Perchè continuare a mettersi sulla croce?
Perchè non mettere l’individuo al centro delle varie politiche con tutta la sua complessità e lasciare i sacrifici ad altre sfere?
Perchè la donna deve partorire con dolore e continuare a sacrificarsi sempre?

Eppure da qualche parte nella costituzione c’è scritto che l’italia (sempre più minuscola) è una nazione fondata sul lavoro e la famiglia. Io ci ho creduto fino a che non sono diventata madre…

Art. 1

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 2

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

6 commenti»

  orma wrote @

Anche qua ho usufruito di una specie di maternità, dato che all’epoca avevo la partita iva. Mi è stata corrisposta un anno dopo la nascita di Giada e l’importo totale era poco meno di un mese da operaio…
Ma tanto sono stata “fortunata” e con “ottimismo” ho ricominciato subito a lavorare…

  Giusi wrote @

A me non erano sfuggite, quelle parole della Gelmini. Ma avevo cercato di rimuoverle. Che errore!

La commercialista svedese mi ha detto che se avrò un bimbo avrò diritto a una sorta di maternità anche in qualità di freelance. Credo di averle fatto un sorriso stralunato… Non so quantificare tempi e fondi messi a disposizione, ma già mi pare un enorme successo rispetto alla realtà italiana…

  andima wrote @

davvero bel post, grazie per lo sfogo, per le parole, perche’ abbiamo sempre piu’ bisogno di queste testimonianze per capire i veri diritti che andiamo perdendo e abbiamo dimenticato, e della dimenticanza non c’e’ lotta, distratti da tanti altri mille diritti in slogan, comizi, grida.

  Carin wrote @

Non ho parole. Sono tanto tanto fortunata…

  Stefania wrote @

Non è ancora pronta la nostra società a prendersi carico dei bisogni primi dell’essere umano. Ci perdiamo in cavilli e tralasciamo il vero senso delle cose… E i privilegiati non hanno interesse al cambiamento.
Quanto condivido questo tuo post , anche io sono stata così “fortunata” da dover lasciare i miei piccoli troppo presto … un bacio

  smile1510 wrote @

Orma, ho ancora i brividi. la tua testimonianza di donna “fortunata” e chi come te dovrebbe essere riportata in calce all’intervista della Gelmini…
nella mia abissale ignoranza ti ringrazio di aver annesso anche gli articoli della Costituzione (che vogliono cambiare!!!), era da un po’ di anni che non li leggevo e devo dire che alla luce della realtà italiana odierna mi sembrano una presa per i fondelli…


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