Kalle Anka – e i soliti problemi di parentele

Sto “leggendo” (leggendo è un parolone) un Kalle Ankas Pocket, sì, insomma un giornalino di Paperino in svedese, acquistato durante il mio primo giro di 24 ore in Svezia.
E qui i primi dubbi, perchè Knatte, Fnatte och Tjatte (Qui, Quo e Qua) chiamano Anke Kalla (Paperino) farbror e non morbror, dato che Qui, Quo e Qua sono figli di Della Duck, sorella di Paperino, oppure è un generico “zio” e quindi si usa lo stesso “farbror” senza preoccuparsi della corretta genealogia?

Lo so non è essenziale per vivere in Svezia e ai fini della conoscenza dello svedese, però se qualche italico-svedese o svedese-italico mi risolve il dubbio ne sarei più che felice.

Som man spår får man skörda, è un po’ come il nostro “si raccoglie ciò che si ha seminato” (è il titolo della prima storia)?

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5 commenti»

  Carin wrote @

Ho dimenticato a scrivere che mi fa piacere che le cose vanno un po’ meglio con le figlie! Lycka till!

  Carin wrote @

Si, è vero come dice Franco! E alle donne si dice “tant”. Anche a me succede ogni tanto che bambini o forse più spesso un genitore dice per esempio sull’autobus “sätt dig bredvid tanten”…

  franco wrote @

Farbror oramai nella lingua svedese è diventato generico, si dice in forma di rispetto ma si dice anche ad una persona di una certa età di qui ci si può “fidare” Purtroppo quando si viene aposrofati con un “farbror” si capisce anche che ci si stà “facendo vecchi”. a me è successo l`altro giorno ho risposto con una “occhiataccia…”
Buona giornata da Franco

  orma wrote @

Tack så mycket, Carin.
Sopratutto per gli ottimi consigli del post precedente, ho provato a mettere in pratica qualcosa e già le cose vanno meglio, anche se non bisogna mai abbassare la guardia.

  Carin wrote @

In questo caso “farbror” non tratta della parentela (si può dire così?) , ma è un modo di dire “signor…”. Prima i bambini dicevano “Buongiorno, farbror Andersson” come “Buongiorno, signor Andersson” per mostrare rispetto. Adesso non si fa più, ma sono abbastanza sicura che ha da fare con questo.

Si dice “Som man SÅR får man skörda” e vuol dire infatti “si raccoglie ciò che si ha seminato”.
Probabilmente era uno scerzo con le parole usare “spår” che vuol dire “pronosticare, predire il futuro”.


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