Maternità, immigrazione, desolazione, disitalianità

E’ di pochi giorni fa, poco dopo la giornata internazionale della donna, che una donna dell’Ucraina ha soffocato il figlio partorito sul posto di lavoro per paura che venisse sentito e lei reimpatriata dopo 10 anni di lavoro più o meno sommerso qui in italia (con la “i” minuscola).
E’ riuscita a nascondere la gravidanza perchè obesa, proprio come me, e io so quanto gli obesi siano invisibili e quanto può essere invisibile la gravidanza con l’obesità.
Quando G&G erano più piccole, tanto che una era ancora nella fascia, sono andata a fare la spesa da sola con entrambe, arrivata alla cassa, una donna mi ha dato una mano a mettere tutto sul nastro della cassa e mi ha dato una mano a insacchettare il tutto. Poi mi ha ringraziato, lei che mi ha certamente aiutato molto mi ha ringraziato, mi ha ringraziato in quanto italiana, lei rumena è arrivata qui con marito e tre figlie molti anni fa e hanno comprato una casa, sono riusciti a far studiare le figlie e tutte e tre le figlie hanno trovato lavoro e lei, con le lacrime agli occhi, mi ringraziava.
Io in quel periodo stavo ancora lottando per un lavoro, ora mi sono arresa all’invisibilità, recentemente ho lottato per una casa e ho perso, e anche in questo caso mi sono arresa.
Quando ho letto di quella donna che ha negato la sua maternità terrorizzata per il timore di lasciare quest’italia, ho ripensato a quest’altra donna che con le lacrime agli occhi mi ringraziava come se io rappresentassi l’italia, io che da quest’italia me ne voglio andare.

Sono solo storie di donne, maternità e lavoro, tutte parole che insieme fanno fatica a coesistere…

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5 commenti»

  Stefania wrote @

Che storie … piene di retroscena… ti ho lasciato due messaggi , uno nel post precedente …un pò dedicato anche a me… e uno qui … purtroppo non li vedo pubblicati … boh , misteri della rete …un abbraccio

  andima wrote @

> Sono solo storie di donne, maternità e lavoro, tutte parole che insieme fanno fatica a coesistere…

e’ anche uno spaccato d’Italia, senza generalizzare o cadere in facili qualunquismi, ma uno spaccato, un frammento di pura realta’, cruda ma efficace. Bel post.

  M di MS wrote @

Questo post mi colpisce molto così come la storia che lo ispira.
Noi italiani siamo insoddisfatti del nostro paese, non ne siamo certo particolarmente orgogliosi. E c’è gente che rischia la morte sui gommoni o commette atti orribili per stare al nostro posto.
Non so cosa dire, se non che provo un’immensa pietà per loro, ma sono incazzata per come abbiamo permesso che la nostra società diventasse così.

  Morgaine le Fée wrote @

La notizia della mamma ucraina aveva riempito di tristezza anche me. Per quel bambino mai veramente nato, ucciso non per mancanza d’amore, ma per mancanza di futuro, per quella mamma che non ha avuto scelta tra diverse desolazioni (perché adesso sará imputata per omicidio, il lavoro lo perderá comunque, e cosí via), per la nostra societá che si riempie di parole su vita e famiglia e poi uccide le nostre vite e le nostre famiglie cosí spietatamente.

  Carlo wrote @

forse abbiamo costruito tanto ma per nulla. Non vorrei essere retorico, però nonostante dal punto di vista materiale abbiamo fatto diversi progressi (indubbiamente si vive meglio in una casa con luce, acqua, gas e riscaldamento) però da un punto di vista spirituale… per usare un eufemismo direi che siamo riusciti a costruire una società non fatta per le persone. Quando va bene è solo lo stress quotidiano di lavorare, fare la spesa etc… se va male ecco le tragedie del tipo da te descritta. che tristezza


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