Bilinguismo, integrazione, pregiudizi e superiorità presunta

Il bilinguismo è ammirato e spronato se le lingue sono italiano e una lingua “occidentale” (inglese, francese, tedesco, spagnolo), di solito i commenti sono “che bello”, “che bravo” e via un susseguirsi di lodi fatte direttamente ai genitori; osteggiato se italiano e arabo, russo, cinese, … E allora i commenti diventano “ma a casa devono parlargli l’italiano”, “devono integrarsi” e rigorosamente tra “altri” genitori, in modo che i genitori del bambino non sentano, o almeno non troppo.
Ma il bilinguismo non è comunque un vantaggio per il bambino a prescindere dalle lingue?

Prima di poter pensare di crescere anch’io le mie piccolette monolingua e mezza (da noi non si può parlare di vero e proprio bilinguismo), lo scorso anno di asilo di Gaia ho conosciuto famiglie potenzialmente bilingue e plurilingue. Pur senza aver letto ancora molto ho fortemente consigliato il bilinguismo ad una mamma single russa che cercava di parlare a suo figlio solo in italiano, perchè così “consigliata” dalle educatrici del nido dato il ritardo nel linguaggio del bimbo, un bimbo bellissimo e vivace il giusto, amico di Gaia già dal nido, e perfettamente in grado di esprimersi. Purtroppo questo bimbo si perde una buona opportunità per colpa di educatrici che hanno mal consigliato una mamma in tripla difficoltà (single, immigrata e con lavoro precario), e questo credo sia proprio il nocciolo, educatori poco preparati o con mentalità ristrette che non aiutano chi si trova, suo malgrado, con un senso di inferiorità. Ho parlato spesso, invece, con un papà del Congo che faceva del plurilinguismo una scelta ben precisa, figlio di un diplomatico, ma con lavoro da operaio qui pur essendo laureato, parla fluentemente francese, italiano, tedesco e inglese e cresce così i suoi bimbi anche con l’aiuto di trasmissioni in lingua e parlandogli spesso solo nelle altre lingue lasciando l’italiano al tempo dell’asilo e poco più. Inutile dire che lo ammiravo molto al contrario delle educatrici che lo vedevano solo come immigrato e operaio (miscela esplosiva) e in questo caso italiano e francese non erano così ben visti.
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10 commenti»

  zarinaia wrote @

Stavolta un commento te lo devo proprio lasciare, cara Orma. L’argomento è troppo interessante, e poi passando da Mauro ho visto che ci incontreremo presto… :)
Sono daccordo con te circa le osservazioni sulla percezione del bilinguismo che si ha in Italia! Certo, mio figlio è già grande, ma qui in Svezia nessuno a scuola mi ha “caldamente consigliato” (come è vero che fanno le educatrici mie colleghe in Italia) di non parlare italiano in casa, anzi! Mi è stato ricordato più volte il pericolo, che per un ragazzino è più grande rispetto ad un adulto, di perdere la competenza nella sua lingua madre!
Ciao
A presto
Eleonora

  micol wrote @

Cara Orma,
È un problema di fatto questo non riuscire a rapportarsi con immigrati da parte di istituzioni, politici e noi cittadini.
Io credo che il bilinguismo sia una sorgente di cultura.
Onestamente credo che la maggiorparte delle educatrici che si trovano a contatto con bambini di origine straniera non abbiano basi e preparazione per accoglierli.
Però ci sono alcuni immigrati, sopratutto di religione mussulmana, che vivono solo ed esclusivamente fra di loro, i bambini molto spesso fanno ripetute assenze da scuola e asilo, fra loro parlano solo ed esclusivamente la lingua d’origine. Ora questo credo che sia un grave problema perché i bambini non vivono la realtà circostante ma quella univoca di un gruppo famigliare neanche tanto integrato.
Ti descrivo di questa esperienza che esiste, non è certo la norma, ma fa pensare. Io ce l’ho sotto gli occhi quasi ogni giorno, mi dispiace che accada ma non trovo nemmeno positivo il fatto che alcuni immigrati vivano molto chiusi nel loro ‘mondo’ senza aprirsi e comprendere usi, costumi, aspetti culturali di questa italia che sarà senz’altro ricca di contraddizioni ma che se la scegli per vivere dovrai pure conoscerla.

  SL wrote @

Buongiorno! Il bilinguismo, come plurilinguismo è un vantaggio da tutti i punti di vista. Dalla memoria più forte ad una apertura alle culture differenti, tolleranza etc.
Però come ogni diversità a volte affronta anche le difficoltà, ad esempio come quella sociale. Penso che l’importanza di avere un personale preparato negli asili/ scuole sul tema di bilinguismo non è discutibile. Ma sarà una questione politica: perché non lo sono?
Faccio quello che posso: come una mamma russa, convinta che il bilinguismo di mio figlio è un beneficio più che un ostacolo, dimostro una tale sicurezza sul argomento che per fortuna fin ora non ho mai sentito la discriminazione verso il mio modo di crescere il piccolo. Trovo bellissimo che mio figlio saprà una lingua in più, una lingua così ricca e affascinante. Se vorrà potrà leggere Bunin e Bulgakov in originale, avrà il modo più naturale per comunicare con i suoi cugini. Questi sono degli aspetti pratici, non entro neanche nel campo dei vantaggi al livello cognitivo e comportamentale!
Il contesto sociale è complesso, però noi facciamo parte nella formazione della visione di questa realtà. Il senso di superiorità non lo considero come un fenomeno che valga la pena di trattare. L’ignoranza invece va presa con pazienza Bisogna parlare, spiegare e essere fiduciosi.
SL

[…] ha parlato un’altra blogger in un post bello e conciso su Bilinguismo, Integrazione e Pregiudizi. Parliamone. Ma soprattutto facciamo […]

  Morgainelefee wrote @

Non vivendo in Italia ormai da molti anni, non avevo pensato a questo tipo di discriminazione, é molto interessante che tu lo racconti!
Ho l’impressione comunque che l’Italia sia un paese molto chiuso rispetto alla questione linguistica, nonostante tutto il turismo, ogni tanto mi sembra che la gente vada fiera di non sapere un minimo di inglese, come se conoscere un’altra lingua li contaminasse invece di arricchirli.
figuriamoci se gli immigrati si sentono incoraggiati a trasmettere la propria lingua ai figli nati in Italia, con l’aria che tira.

  Bilingue Per Gioco wrote @

Guarda che spesso sono perfino i pediatri a sconsigliare il bilinguismo. Se non ne sa niente il pediatra non stupisce che non sappia niente nemmeno l’educatrice…
Comunque se ti ricapita, tu manda pure a Bilingue Per Gioco, cercheremo di coinvolgere tutte le mamme e i papa’ indistintamente… (anche se non si si puo’ sempre dare per scontato che i genitori abbiano l’ADSL a casa…)

L.
http://www.bilinguepergioco.com

  Bilingue Per Gioco wrote @

Io credo che il problema non sia linguistico, ma sociale. Nessuno avrebbe da ridire sul diplomatico o l’industriale cinese o indiano che parla la propria lingua con i figli, mentre agli immigrati, dove per immigrati intendiamo le persone che vengono nei nostri paesi per cercare opportunita’ che non hanno nel loro, si richiede l’integrazione.

E’ un problema di percezione. Di numeri innanzi tutto. L’idea di avere delle comunita’ all’interno della nostra societa’ con identita’ lingua, cultura e quindi interessi propri crea paura.
E’ inutile secondo me bollare questo fenomeno (anche se la tentazione e’ forte), bisogna capirlo, accettarlo come umano (quando viene dalla gente) e cercare di modificarlo. Altro discorso invece quando questi atteggiamenti vengono dalla classe politica e si traducono in misure sociali prese per favorire l’integrazione a scapito dell’identita’ della persona. Li’ si’ che bisogna indignarsi, ma se mi permettete, dal punto di vista politico qui e’ tutto un indignarsi, ma poi le cose continuano a peggiorare, parentesi aperta e chiusa.

Io sono molto consapevole di questo fenomeno e mi domando molto come poter raggiungere le comunita’ di immigrati e spiegare loro che il bilinguismo e’ per loro una risorsa e una ricchezza alla quale non devono rinunciare. Se al parco vedo genitori stranieri che parlano italiano ai figli ci faccio due chiacchere e provo a spiegare. Vorrei far partire dei progetti finalizzati proprio a questi gruppi. Ma francamente e’ dura…

Comunque il problema fondamentale secondo me non e’ la cattiveria ne’ la stupidita’, ma l’ignoranza. O forse la cattiveria di chi coltiva e sfrutta l’ignoranza.

L.
http://www.bilinguepergioco.com

  VmnP wrote @

Il bilinguismo e’ una risorsa sempre! Amplifica le capacita’ espressive ed emotive (sai esprimerti con 2 linguaggi diversi che non sono mai perfettamente sovrapponibili!). E poi amplifica le tue potenzialita’ sociali e lavorative, magari per i nostri figli e’ presto ma bisogna gia’ pensarci, no? QUindi un genitore quando puo’ ha il dovere di favorire il bilinguismo dei propri figli! Mi raccomando!

  FruFersen wrote @

Ciao, Orma.
Non conoscevo questa realta’ e mi stupisce quello che scrivi. Sara’ che quando ero in IT queste cose non mi riguardavano,non avevo figli e non frequentavo ‘altri’ genitori. Sara’ che qui viviamo in un’autentica Babele, (molti bimbi della nostra scuola studiano il mandarino: e’ considerata una lingua che fa status!) ma non mi e’ mai capitato -grazie al cielo- di sentire commenti simili.
Come dice smile1510 si tratta di invidia mixata a ignoranza e una punta di paura: il cocktail micidiale per eccellenza altrimenti detto xenofobia.
Anche i commenti positivi fatti ad alta voce davanti al bambino andrebbero evitati. Ma capisco che non si possa essere informati su tutto.
Buona giornata!
FF

  smile1510 wrote @

ma certo!!!! senza dubbio! secondo un bimbo bilingue parte avvantaggiato per la conoscenza delle lingue perchè è già allenato a switchare da un lingua all’altra.
le malelingue poi, si sa, sono tutta invidia!!


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