Archivio per scuola primaria
…mmmh, inversione di ruoli
“Mamma, posso fare i compiti?”
“Ma no amore, c’è tanto tempo ancora, gioca un po’, li potrai fare domani!”
Forse ho sbagliato ruolo…
Due chicchi di mais in Svezia
Tra dieci giorni saremo in volo verso la Svezia, io e le due pesti, che in questi giorni sono davvero incredibilmente pesti.
Temo che mi tratterranno in Svezia per sculacciata in luogo pubblico, ma tento la sorte e parto lo stesso.
Gli inizi sono davvero difficili, per Gaia e ora anche per Giada, la scuola è sicuramente impegnativa, è una cosa nuova, tutti bimbi nuovi, maestre nuove, e poi anche lo scuolabus e fermarsi una mezz’oretta dalla vicina in attesa del ritorno della mamma, il diario con gli avvisi,…
E poi i quaderni di 7 colori diversi (come l’arcobaleno), abbiamo evitato il rosa di religione, ma non le domande sulla religione tipo: “ma chi c’era prima di tutti tutti?”, insomma una domanda leggera leggera sulla genesi del genere umano.
Giada ha un rapporto di amore/odio con il suo nuovo asilo, in realtà è come se avesse una baby sitter privata, l’asilo è nuovo e i bimbi arriveranno, probabilmente a gennaio.
Fa i suoi compiti per sentirsi grande, ma poi non vuole, guarda un cartone al giorno, ma non lo vuole scegliere, colora, fa lavoretti, ma non le va, insomma non è contenta di niente, forse sta sperimentando come si sente un figlio unico, e io ne so qualcosa.
E’ difficile essere perennemente al centro dell’attenzione senza un camerino in cui potersi ritirare, anche per un’attrice consumata come lei.
E così al week end c’è l’effetto pop corn, l’esplosione, come chicchi di mais impazzito scoppiettano da tutte le parti sfrigolando senza freni.
La domenica sera arriva la quiete, generalmente dopo il bagno.
E tra dieci giorni il grande nord, io SOLA con loro due, con i miei piccoli chicchi di mais, speriamo che il freddo rallenti l’effetto scoppio.
Post semi privato di informazione sugli effetti collaterali per la famiglia Balorso.
Di sprawl e non ci sono più le mezze stagioni
La scuola è iniziata ufficialmente lunedì, ma già lunedì pomeriggio era impossibile trovare un grembiule nero con colletto bianco taglia 6 anni (sarebbe stato meglio 5 data l’altezza di Gaia).
Alla domanda “Ma ne arriveranno altri?”, la risposta era un divertito “Ma signora! La stagione è ormai finita, i grembiuli per la scuola li teniamo da agosto a inizio settembre”.
Forse sono già in Svezia e non lo sapevo (in Svezia la scuola inizia ad agosto).
Quindi bisogna fare incetta di grembiuli in agosto, perchè casomai andassero a fuoco per combustione spontanea durante l’anno scolastico, nove mesi in cui i bimbi vanno anche in giardino a giocare con il grembiule, corrono, cadono, si prendono,…
Fanno i bambini, insomma, ecco, se facendo i bambini un grembiule andasse irremidiabilmente strappato scaterebbe un dramma, perchè grembiuli in vendita durante la mezza stagione, che per assurdo coincide con l’anno scolastico, non se ne troverebbero in nessun centro commerciale.
E arriviamo allo sprawl, allo scempio della periferia diffusa, l’area metropolitana senza confini, dove i nuovi punti di riferimento, i nuovi “centri” sparpagliati per ogni dove, sono per l’appunto i centri commerciali.
Abbiamo girato 4 centri commerciali in 2 giorni e non so quanti chilometri in macchina, in pieno delirio scuola che inizia quaderni da comprare (prossimo post) e finalmente li abbiamo incredibilmente trovati, e avevamo pure la scelta, di solito trovavamo un solo modello taglia 11 anni, ieri sera, quando ormai stavo perdendo ogni speranza e già immaginavo la frase da scrivere sul diario come giustificazione per la maestra, abbiamo trovato un gruppetto di grembiuli neri con colletto bianco taglia 6 anni con il disegnino sulla tasca o sul petto, ovviamente in fucsia e rosa e argento (roba che sarei innorridita e avrei chiesto quello con spiederman).
Gaia ha scelto quello con la scritta SuperGirl (perchè bisogna convicersi da piccole, che l’autostima è una cosa difficile da conquistare) e uno con cuori e corona (perchè principessa è per sempre), il costo era anche ragionevole, perchè fino ad allora avevo notato che quelli per maschietti a giacchina con zip costavano sempre 7/8 euro meno di quelli lunghi da bimba con i bottoni, ancora non mi capacito di queste differenze e ancora, come mi era già capitato quando cercavo delle magliettine bianche normali girocollo, non capisco perchè le cose per bimba devono essere meno pratiche e comodo e economiche delle stesse cose per bimbo.
La strada per la parità è lunga, avere figlie femmine è più costoso anche nelle banalità.
Qualche “prima”
Il primo giorno di scuola per Gaia.
Emozioni per lei, ma anche per me.
Inizia la scuola, la prima frase all’uscita “oggi non ho preso neanche una nota”, forse abbiamo fatto un po’ troppo terrorismo psicologico preventivo.
Era l’unica senza il grembiule nero di ordinanza perchè noi non lo sapevamo, ma è forte e sicura la mia piccola e ha saputo rispondere bene a chi glielo faceva notare.
E’ bello che sappia vivere anche queste piccole “diversità” con i compagni, perchè gli anni di scuola sono lunghi e le diversità negli anni sono spesso dei muri.
La prima volta che Giada va in scooter con suo padre e la prima volta in assoluto che una delle mie bimbe va in scooter per più di pochi metri.
E’ stata accompagnata all’asilo con la mia raccomandazione “guarda che è l’unica Giada che ho” e lei era tutta felice perchè sono andati “quasi a cento” e hanno “superato tutte le macchine, ma si supera solo quando si può”.
Uno spettacolo con il suo caschettino.
E’ tornata raggiante perchè la sua maestra dell’asilo le ha comprato un quaderno dove possono fare le lettere e i numeri e, così, ha superato la crisi, crisi vera con lacrimoni veri, della sorella che iniziava la scuola e lei no.
La prima lezione di danza della mia vita, ora che non devo dimostrare di non essere una femminuccia, ora che ho raggiunto la pace con il mio corpo e la mia femminilità che fa parte del mio essere madre (sempre in divenire), ho deciso di andare a lezione di danza moderna, sembra divertente e io ho voglia di divertirmi.
La prima mezz’ora è di fondamenti di classico, bello, divertente e strano, strano vedermi in continuazione allo specchio, per me, che gli specchi li rifuggivo come nemmeno un vampiro sa fare.
Ora guardo quell’immagine in canottiera e tuta, con i capelli corti, brizzolati, come c’è scritto sulla nuova carta d’identità, normopeso ancora un po’ appesantita, con le cicatrici dell’obesità, molto visibile l’avanbraccio pendule, movimenti ancora un po’ goffi, impacciati, legati, ma quell’immagine ride e si diverte, ha imparato a smetterla con il perfezionismo, non devo più saper fare le cose prima ancora di provarci, ho rinunciato ad essere il genio che non sono mai stata e che mi sarebbe piaciuto essere.
Sono, finalmente, una persona, una persona che ha sbagliato molto, che ha pagato molto i propri errori e quelli dei suoi genitori e che ora vuole normalità, goffaggine anche, perchè no, una persona che vuole imparare, certo, ma soprattutto divertirsi, che bello vedersi sorridere allo specchio, una persona che arriva in ritardo su tutto, a volte anche di decenni, ma quando ci arriva la consapevolezza è davvero grande.
Sarà un gioco in più da fare insieme alle piccolette, andiamo alla stessa scuola di danza e abbiamo la stessa maestra, sarà divertente ballare insieme.
E’ stata una giornata impegnativa e decisamente ricca di cose.
Abbiamo fatto davvero tanto, al mattino ho portato Gaia in bici e ho apprezzato le distanze della vita in paese, dopo la scuola, ho portato Gaia al lavoro di papà e abbiamo mangiato con lui, poi siamo andate a Milano e abbiamo preso treno e metropolitana e questo è sempre un evento degno di nota.
E’ stata anche la prima volta che le due “sorelline siamesi” sono state separate per così tante ore da due anni in qua. Alla sera non smettevano più di dirsi cose e di mostrare l’una all’altra le cose fatte durante il giorno.
E’ stato bello guardarle e ascoltarle mentre si scambiavano le emozioni vissute e le esperienze, come se una volta che una fa una cosa sia trasferita automaticamente anche all’altra, semplicemente così, per sorellitudine, come se ci fosse un contatto continuo anche quando sono separate.
E oggi è il primo degli altri giorni, quello dopo un giorno di “prime” così importanti.
E a giugno farò il saggio… pregasi stare alla larga dall’altomilanese…