Archivio per piccoli passi

Niente BlogFesten

Non ce la facciamo, non riusciamo a essere a Stoccolma per il blogfesten.
Quest’anno ci riesce tutto più difficile e non riesco ad andare nemmeno da sola.
La Svezia si allontana un po’, speriamo sia solo una situazione momentanea.

…e venne il pc

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Da ieri le piccolette hanno il loro pc, un vecchio pc desktop che non usavamo più.

Per il momento gli ho installato il famoso programma di disegno TuxPaint “come quello dell’asilo”, e un altro programma con giochi carini di parole, numeri e immagini in 3 lingue: italiano, inglese e svedese (perché non si sa mai).

Vorrei introdurre l’uso del pc a casa come momento anche per l’inglese, spiegando che il pc e l’inglese sono molto legati, cosa peraltro molto vera, dato che anche per me al lavoro, le pubblicazioni e i programmi sono spesso in inglese. Un passettino in avanti sul nostro carente bilinguismo a casa.

Ora mi metterò a caccia di programmi e siti e poi ne farò qualche recensione, magari servisse a qualcuno.

Biglietto di ritorno!?!

C’è questa cosa bella del BlogFesten, blogger dalla Svezia e dall’Italia che si incontrano a Stoccolma.
L’anno scorso ho fatto lassù una fuga di 24 ore ed è stata una bellissima esperienza.
Si incontrano italiani già svedesi dentro, italiani che con il cuore non hanno mai lasciato l’Italia, persone che vorrebbero con tutte le loro forze, ma che poi forse non riusciranno a fare il grande salto (io), persone che ce l’hanno fatta, persone che si sono aggrappate al sogno e ci stanno riuscendo.
Persone diversissime per studi e interessi, accumunate solo dall’Italia e dalla Svezia, una nella mente e l’altra nel cuore e non è nemmeno detto che per tutti sia uguale.
L’idea che è venuta fuori in casa è, per quest’anno, di andarci tutti e quattro.
E se io quest’anno vado lassù, con la mia famiglia, in un posto che sento così casa, nonostante la lingua, il buio e l’SD, non so se riuscirò a usarlo questa volta quel maledetto biglietto di ritorno.

Il bello di una taglia 54

Sabato ho fatto acquisti, 2 paia di jeans, tutti i pantaloni che avevo erano ormai troppo grandi.

Finalmente sono entrata in un negozio e ho acquistato dei jeans di un paio di taglie in meno rispetto ai precedenti e non di una taglia in più come mi succedeva da un po’ di tempo in qua. E’ stata davvero una bella sensazione.

E la cosa più bella è che questa taglia 54 è solo transitoria, e io anche così, mi sento finalmente bene e in pace con me.

La sleeve è stata un’ottima scelta, il miracolo di andare a tavola e non mangiare che si ripete ad ogni pasto, mi lascia sempre stupefatta, ora è tutto decisamente più semplice, e il mio rapporto con il cibo è diventato finalmente normale.

Forse il benessere che provo in questi giorni è dovuto proprio alla telefonata, una telefonata che dovevo fare, sono sempre più convinta di aver parlato con mio padre, ma ora non è più così importante, se è lui non ho certo perso niente e, in ogni caso, non posso certo recuperare il tempo perduto. La mia vita e la mia famiglia ce l’ho.

Stiamo buttando molto passato alle spalle e questo è un bene e questa taglia 54 di transito mi sta bene, proprio perchè è di transito e mi sento persino bella!

Obesità – solo una storia

Aspettando l’operazione (data probabile il 22 o 23 giugno)…

Come fa una ragazza così a diventare una donna così, a parte che ci sono 24 anni in più e un’abbrozantura in meno?

Vabbè, ho deciso di perdere i miei quattro affezionati lettori…
L’obesità è, però, purtroppo, ormai, un male sociale.
Vedo sempre più bambini che sono grassi e questo come madre e come obesa mi fa paura.
Io non sono mai stata una bimba grassa. Sono stata in sovrappeso durante l’adolescenza, dopo i 17 anni.
In questa foto avevo 16 anni, c’era la bellezza dell’età, tutti i ragazzi e le ragazze di quell’età sono belli, e c’era, soprattutto il normopeso.

Eppure per tutta l’infanzia e l’adolescenza mi sono sentita ripetere dal parentado che avevo proprio “delle braccia da lottatore”, intendendo con questo che erano grosse e non da bambina fine. Per tutta l’infanzia e l’adolescenza mi sono sentita ripetere che ero “ben piazzata” e intorno a me c’erano persone obese (mamma, nonna, nonno, bisnonna) e poi c’era la parte “normopeso” della famiglia che faceva i commenti di cui sopra.
Ecco, quando ho iniziato a ingrassare davvero, io non me ne sono nemmeno accorta, perchè mi vedevo con gli occhi del mio parentado e, quindi, ero già grassa anche ai miei occhi.
Poi è morta mia nonna e io sono stata messa al’ingrasso da mia madre, era un momento di profonda depressione ed ero praticamente senza controllo, o meglio, il controllo che avevo mi faceva compagnia e mi riempiva la casa di quello che più mi piaceva, mi faceva compagnia nel guardare telenovele, non si preoccupava se dormivo molto (anche se quello è stato il mio migliore anno universitario, quell’anno ho dato tantissimi esami). Da allora sono diventata veramente obesa.

Una breve parentesi di un paio d’anni, dopo il matrimonio, con una dieta meravigliosa capitata nel momento giusto e nel modo giusto, mi aveva permesso di farmi sentire di nuovo una persona, in leggero sovrappeso certo, che però poteva mettere jeans taglia 46, mi sentivo leggera e facevo i gradini a due a due e avevo ricominciato a guardarmi allo specchio.

Assurdo vero? Vivere come vampiri, aver paura della propria immagine riflessa, non salutarsi al mattino, evitare gli specchi interi negli ascensori, eppure è proprio così.

Come sono tornata così? Sempre grazie a mia madre che come una perfida Cassandra mentre dimagrivo meravigliosamente e senza particolari sacrifici mi ripeteva che “probabilmente i chili che stai perdendo li riprenderai tutti”, e così è stato, anche perchè poi sono successe cose talmente grandi e talmente pesanti da affrontare che la pura sopravvivenza era l’unico scopo e la dieta era già dimenticata.

[Anche perchè mangiare sano è sicuramente più costoso di mangiare schifezze...]

Molto spesso noi obesi lottiamo con i sensi di colpa, ci sentiamo colpevoli di essere così, ci sentiamo colpevoli di non avere un sano rapporto con il cibo, ci sentiamo colpevoli perchè non riusciamo ad accettarci e anche perchè non riusciamo a stare a dieta.

Ora basta! Sono stufa dei sensi di colpa, è brutto pensare di aver buttato così tanti anni, perchè quando sei grasso, almeno per me è così, non vivi mai veramente, pensi sempre che non sarai preso sul serio perchè grasso, ti senti limitato perchè grasso, pensi che una persona grassa non possa fare nient’altro che starsene chiuso in casa.

Ora affronto l’obesità come una malattia e per questo accetto l’aiuto della chirurgia, che non è una sconfitta, non sempre sono sufficienti le proprie risorse interne e non per questo bisogna sentirsi in colpa, voglio tornare a salutarmi allo specchio al mattino e, soprattutto, voglio delle foto con le mie bambine.

Ho evitato la foto di come sono ora in costume per non perdere l’ultimo lettore che mi è rimasto e che è arrivato alla fine di questo post.
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