Archivio per orma allo specchio

Qualche “prima”

Il primo giorno di scuola per Gaia.
Emozioni per lei, ma anche per me.
Inizia la scuola, la prima frase all’uscita “oggi non ho preso neanche una nota”, forse abbiamo fatto un po’ troppo terrorismo psicologico preventivo.
Era l’unica senza il grembiule nero di ordinanza perchè noi non lo sapevamo, ma è forte e sicura la mia piccola e ha saputo rispondere bene a chi glielo faceva notare.
E’ bello che sappia vivere anche queste piccole “diversità” con i compagni, perchè gli anni di scuola sono lunghi e le diversità negli anni sono spesso dei muri.

La prima volta che Giada va in scooter con suo padre e la prima volta in assoluto che una delle mie bimbe va in scooter per più di pochi metri.
E’ stata accompagnata all’asilo con la mia raccomandazione “guarda che è l’unica Giada che ho” e lei era tutta felice perchè sono andati “quasi a cento” e hanno “superato tutte le macchine, ma si supera solo quando si può”.
Uno spettacolo con il suo caschettino.
E’ tornata raggiante perchè la sua maestra dell’asilo le ha comprato un quaderno dove possono fare le lettere e i numeri e, così, ha superato la crisi, crisi vera con lacrimoni veri, della sorella che iniziava la scuola e lei no.

La prima lezione di danza della mia vita, ora che non devo dimostrare di non essere una femminuccia, ora che ho raggiunto la pace con il mio corpo e la mia femminilità che fa parte del mio essere madre (sempre in divenire), ho deciso di andare a lezione di danza moderna, sembra divertente e io ho voglia di divertirmi.
La prima mezz’ora è di fondamenti di classico, bello, divertente e strano, strano vedermi in continuazione allo specchio, per me, che gli specchi li rifuggivo come nemmeno un vampiro sa fare.
Ora guardo quell’immagine in canottiera e tuta, con i capelli corti, brizzolati, come c’è scritto sulla nuova carta d’identità, normopeso ancora un po’ appesantita, con le cicatrici dell’obesità, molto visibile l’avanbraccio pendule, movimenti ancora un po’ goffi, impacciati, legati, ma quell’immagine ride e si diverte, ha imparato a smetterla con il perfezionismo, non devo più saper fare le cose prima ancora di provarci, ho rinunciato ad essere il genio che non sono mai stata e che mi sarebbe piaciuto essere.
Sono, finalmente, una persona, una persona che ha sbagliato molto, che ha pagato molto i propri errori e quelli dei suoi genitori e che ora vuole normalità, goffaggine anche, perchè no, una persona che vuole imparare, certo, ma soprattutto divertirsi, che bello vedersi sorridere allo specchio, una persona che arriva in ritardo su tutto, a volte anche di decenni, ma quando ci arriva la consapevolezza è davvero grande.
Sarà un gioco in più da fare insieme alle piccolette, andiamo alla stessa scuola di danza e abbiamo la stessa maestra, sarà divertente ballare insieme.

E’ stata una giornata impegnativa e decisamente ricca di cose.
Abbiamo fatto davvero tanto, al mattino ho portato Gaia in bici e ho apprezzato le distanze della vita in paese, dopo la scuola, ho portato Gaia al lavoro di papà e abbiamo mangiato con lui, poi siamo andate a Milano e abbiamo preso treno e metropolitana e questo è sempre un evento degno di nota.

E’ stata anche la prima volta che le due “sorelline siamesi” sono state separate per così tante ore da due anni in qua. Alla sera non smettevano più di dirsi cose e di mostrare l’una all’altra le cose fatte durante il giorno.
E’ stato bello guardarle e ascoltarle mentre si scambiavano le emozioni vissute e le esperienze, come se una volta che una fa una cosa sia trasferita automaticamente anche all’altra, semplicemente così, per sorellitudine, come se ci fosse un contatto continuo anche quando sono separate.

E oggi è il primo degli altri giorni, quello dopo un giorno di “prime” così importanti.

E a giugno farò il saggio… pregasi stare alla larga dall’altomilanese…

Un anno dopo

In ritardo di qualche giorno, ma la foto è del 22 giugno, un anno esatto dopo.

Di questa sleeve e di questo dopo sleeve ho già detto tutto, ora lascio parlare le immagini, quella che mi sono fatta il giorno prima dell’intervento, e quella fatta un anno esatto dopo, 43 chili in meno dopo, lo spazio grigio a destra è lo spazio in meno che occupo, anche in foto,

un anno dopo

Che ne dite? Sono cambiata un po’?

Acqua

Stamattina ho accompagnato le bimbe e poi sono andata in piscina!

In piscina, finalmente, dopo davero troppo tempo che non ci andavo, ho avuto delle emozioni nuove ora che il mio peso è più accettabile. E poi alle 9 del mattino ci sono quasi esclusivamente pensionate donne, forse le donne ci tengono un po’ di più allo stare bene, o forse è stato un caso.

E’ stato davvero bello, una bracciata dopo l’altra e accorgersi di essere decisamente fuori forma, ma questo lo sapevo già.

L’acqua è il mio elemento, mi piace l’acqua che mi circonda, mi piace l’acqua sopra e sotto di me.

E poi, finalmente, il mio accappatoio è molto avvolgente, prima dovevo tenermelo stretto stretto, ora, invece, mi basta la cintura e mi avvolge completamente, è grande, enorme e ora mi vergogno molto meno del mio corpo, c’è ancora un problema di braccia e di gambe, ma le metteremo a posto, la piscina è il primo passo.

E poi potersi permettere la piscina alle 9 di mattina è davvero una cosa imperdibile, mi sto coccolando in questo scampolo di malattia, ed è proprio bello avere un po’ di tempo per sè.

Maturità

Ora che finalmente mi guardo allo specchio, lo vedo questo viso decisamente maturo, molto diverso da quello sbarazzino e un po’ sfrontato dei miei 15 anni (le ultime foto che mi piacciono).

Ora intorno agli occhi ci sono anche le rughe e non solo le varie cicatrici delle mie intemperanze.

Eppure mi piaccio, mi piace la mia maturità, mi piacciono le mie rughe, e anche il collo non più perfetto, mi piacciono anche questi occhi un po’ stanchi, e in questo periodo anche un po’ sofferenti*. Mi piacciono questi segni del tempo che sono i segni anche della mia storia.

Il chirurgo può attendere e poi non credo che interverrei sul mio viso, per troppo tempo non l’ho riconosciuto e ora non mi va di cambiarlo, se non con altri segni del tempo.

*Sabato ho portato Gaia in PS per un mal di testa insistente e quasi quasi ricoveravano me, la pediatra, infatti, mi ha chiesto: ”Signora, ma lei sta bene? Ha visto che faccia che ha?”

La percezione di sè

Mi ero lasciata quasi 20 anni fa, mi ero rivista per poco circa 12 anni fa.

Ora mi sto rivedendo, poco per volta, specchiarsi è ancora difficile, la paura degli specchi non è svanita insieme all’obesità e quindi ancora sfuggo. Poi a volte mi capita di soffermarmi davanti, abbiamo uno specchio che permette di riflettersi interamente proprio all’ingresso e così ho scoperto che il sedere enorme di prima è svanito, è ancora un sederone, certo, però ora mi posso guardare senza che lo sguardo sfugga da un’altra parte.

La cosa più difficile è rivedere il proprio volto, sono passati davvero molti anni dall’ultima volta che mi sono “guardata” davvero allo specchio, mi sono ritrovata un po’ invecchiata, con qualche occhiaia, ho tagliato i capelli e me li sono tinta di nero, ho un viso decisamente più maturo di quello che ricordavo, però non è più deformato dall’obesità, ho anche ritrovato il mio collo.

Ora posso guardarmi e conoscere e ri-conoscere questa nuova me.

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