Archivio per fatti di famiglia
Megamind e Animals United
I cartoni animati mi piacciono da sempre e li ho sempre guardati, anche molto prima che arrivassero G&G.
Del Re Leone avevo persino acquistato l’edizione speciale appena uscito in videocassetta e così anche per La Bella e la Bestia.
Gli ultimi cartoni che stiamo guardando con un certo rigore sono Megamind e Animals United.
Li adoro entrambi.
Megamind perchè è un tenerissimo cattivone, bimbo genialoide incompreso che decide di diventare il più cattivo, e poi la sua favolosa trasformazione in buono per mancanza di antagonisti e, soprattutto, per conquistare la fanciulla del cuore.
Fanciulla che apprezza per la sua intelligenza e questo davvero non è poco in un cartone animato.
Animals United per il messaggio ecologista e l’aiuto che mi sta dando nel far capire alle bimbe che l’acqua non si spreca e la luce si deve spegnere quando si esce dalla stanza e non importa se è stata lasciata accesa dall’altra, l’impegno a non consumare e a non sprecare deve essere di tutti.
Abbiamo comprato anche il libro “La conferenza degli animali” (del 1949!) storia a cui il cartone si è ispirato ed è il primo libro con pochissime figure con cui Gaia si cimenta nella lettura.
Mitico Billy la mangusta e il suo ritmo giusto, ma strepitose e imponenti le due tartarughe, soprattutto nel discorso che fanno a tutti gli animali riuniti, le mie scene preferite.

Una storia d’amore
Lo zio Mario è stato uno zio severo, poche parole, bastava il suo sguardo per mettere in riga me e i miei 2 cugini. Parco di gesti d’affetto, distante forse, così lo sentivo.
Ora è lo zione, quello che mi chiama per sapere come va, come sto io, come stanno le piccole e, soprattutto come sta andando con la tesi, quasi come un papà impaziente di vedere l’ultima figlia laureata, la pecora nera del gruppo o forse la pecorella smarrita, ora mi parla, e ha gesti affettuosi. Ieri è stato qui da noi, è stata la prima volta che ha visto la nostra casa, piccola rispetto alla sua e a quella dei miei cugini. Abbiamo parlato tanto, in una giornata abbiamo condensato i racconti di una vita intera, anzi di più vite. Mi ha raccontato la storia di suo padre, la sua, quella di suo fratello, tante cose che nemmeno immaginavo. E dire che ci vedevamo ogni domenica…
Ma all’epoca lui era lo zio severo, ora è lo zione, solo… 5 anni fa mia zia se n’è andata, improvvisamente, inaspettatamente, pochi giorni di ospedale, è stata la prima volta che mi ha chiamato mio zio, prima mi chiamava sempre mia zia, solo da quello ho capito che stava succedendo qualcosa di grave e di brutto.
Ieri aveva le lacrime agli occhi quando mi ha detto che la loro è stata una bellissima storia d’amore. Erano genitori, ma erano prima di tutto una coppia, una coppia complice, affiatata, una bellissima coppia per quarantanni. E’ stato strano sentire mio zio che parlava d’amore, ho ancora il ricordo dello zio severo, sulla sua poltrona con il giornale, è stato strano vedere le sue lacrime composte, dietro il fazzoletto, seduto sul mio divano, sono passati 5 anni e ancora non ci sembra possibile.
Lessico familiare
Mi era piaciuta la lezione sul lessico familiare (forse delle medie o dell’inizio delle superiori), quelle espressioni che sono parte della storia di una famiglia, ogni famiglia che crea ed evolve un suo proprio lessico è un tema davvero affascinante.
Io abitavo vicino al Pio Albergo Trivulzio, la casa di riposo famosa per aver innescato Tangentopoli.
La mia bisnossa ha dimorato lì gli ultimi sui anni e io andavo al sabato pomeriggio a trovarla.
Ora non so come sia, ma all’epoca l’odore di anziano, anzi di vecchio (vecchio è chi muore, sentenziava la mia bisnonna), e l’odore di vecchio era una cosa davvero pregnante, insieme all’odore di umanità varia più o meno accudita, dal personale e dai parenti.
Andavo là per il latte delle macchinette automatiche, le macchinette automatiche non erano così diffuse come ora che ci sono anche nel metrò. Certo andavo anche per la bisnonna, ma io ero piccola e le visite in questi posti sono sempre una cosa un po’ strana, c’era anche il primo incontro con malattie a me sconosciute, come il cancro, che già mi sembravano malattie terribili e cose più curiose come il vecchietto che parlava con un piccolo microfono da un buco nella gola.
E poi passare dal profumo del glicine del giardino della bisononna all’odore dei corridoi e delle scale della Baggina è stato come ricevere un pugno allo stomaco, lascia senza fiato e senza la volontà di respirare.
E così la Bagina era entrata nel lessico familiare, se stavi un po’ male, non troppo, ma facevi un po’ il lamentoso dicevamo “sei da Baggina”.
Le piccolette non hanno bisnonni ospedalizzati, non hanno nemmeno bisnonni, e la loro unica coppia di nonni conosciuta è anziana e un po’ malandata, ma vive ancora autosufficiente a casa sua, la Baggina è lontana, loro, però, frequentano lo stesso un posto di nonnini in pensione, con il loro asilo vanno una volta a settimana a Casa Borri, una casa di riposo per nonni, meno terribile della Baggina dei miei ricordi.
Con i nonnini di Casa Borri fanno disegni e lavoretti, un’esperienza interessante e utile per entrambe le età, però i nonnini hanno anche un po’ di acciacchi, non camminano sempre bene e così nel nostro lessico famigliare Casa Borri ha sostituito la Baggina, devo dire che Casa Borri un po’ mi ispira, la Baggina, invece, mi terrorizzava un po’.
E così quando le piccolette partono con “mi fa male il pancino”, “sono stanca”, “non riesco”, io gli dico che se vogliono Casa Borri è lì pronta ad accoglierle, e così se io o il loro papà diciamo che siamo un po’ stanchi, loro ci paventano Casa Borri (ci vogliono già mettere in casa di riposo?)
…around around around…
E’ sempre stata una parola che mi piaceva, il suono così simile all’azione, ma ora…
Sto girando intorno a tutto e ancora non ho concluso niente.
La tesi, ho avuto un incontro con quella che dovrebbe essere la mia relatrice e una delle prime idee che le ho inviato la sta sviluppando un gruppetto di sue allieve, e io sono ancora ad un punto morto.
Il lavoro, l’ho ripreso da una settimana e mezza e ho trovato un ambiente poco piacevole, è di nuovo tutto in salita, tutto da dimostrare e in più mi sto rendendo conto ogni giorno di più che io e il computer non possiamo più stare insieme per così tante ore, gli effetti della cheratite si fanno sentire e vorrei tanto trovare un lavoro che non preveda l’uso così massiccio del pc, ma cosa?
A casa abbiamo ripreso gli orari da caserma, sveglia alle sei e trenta del mattino, attesa dell’apertura dell’asilo con il papà (un pre-pre-asilo, insomma), cena alle diciotto e trenta e nanna alle venti, niente cartoni, niente amichetti a casa, niente feste di compleanno, niente parco, niente di niente, per fortuna c’è il giardino e in questi giorni anche il sole. Lo sclero è assicurato.
La vita di coppia segue un po’ questi around e la crisi è sempre in agguato, e lascia entrambi sfiniti e sempre più insoddisfatti, oltrechè senza forze, poche le certezze (ma forse quelle che contano): l’amore per le bimbe, il rispetto tra noi, un profondo affetto di base nonostante tutto.
E poi il grande sogno a Nord, che sembra come il mare, a ondate di entusiasmo, sprazzi di illusione di potercela fare e l’inevitabile infrangersi sulle rocce della realtà.
…around around around…
Il momento giusto
Potrei uscirmene con banalità del tipo:
E poi chi non ha mai fumato uno spinello?
O chi non ha mai guidato senza cintura?
O chi non si è mai ubriacato?
E altre sciocchezze del genere. Non ho mai fumato nemmeno una sigaretta, ho guidato senza cintura quando ero incinta e dopo parti e interventi, ci sono andata vicino ma non mi sono mai ubriacata veramente.
Però oggi a una rotonda ho incrociato una macchina dei vigili e io ero al cellulare, ci siamo guardati e dopo un po’ mi hanno raggiunto e fermato (nessun inseguimento, solo traffico), l’ho buttata sul patetico dicendo che avevo lasciato la figlia piangente all’asilo e che la telefonata arrivava dall’asilo, ma questo non mi ha risparmiato 152€ di multa e meno 5 punti.
Il marito sbraita che non era il momento di prendere la multa, io ribatto che non potevo dire ai vigili di ripassare tra 2 o 3 mesi per darmi la multa (e poi quando è il momento giusto per prendere una multa?), ma poi sa che è stata solo questione di fortuna sua e sfortuna mia. E infatti manda un sms riparatore…
Sarà il caso di iniziare a mettere il cellulare nel cassetto quando guido, anche perchè il vivavoce non mi piace, non capisco niente e l’auricolare mi cade dall’orecchio in continuazione, e poi io odio il telefono…
…da oggi un po’ di più.