Archivio per cose che capitano
Soltanto una…
In quest’occhio mi è rimasta una sola diottria, grazie alla cheratite che lo ha colpito nuovamente 6 mesi fa.
Nessuna possibilità di recupero a meno di un intervento, il più probabile è il trapianto di cornea.
La sentenza è di ieri, ma non è stata un fulmine a ciel sereno, che non ci vedevo me n’ero accorta e che non ci fosse una possibilità di ripresa naturale anche.
Quello che lascia sempre un po’ così è quando in un ospedale appena rifatto e super moderno ti dicono che è meglio se vai in un altro per poter avere maggiori probabilità di successo.
E’ proprio il caso di dire “vedremo…”
Un febbraio alternativo
All’inizio di febbraio, il 7, mi hanno chiuso le tube, per varie buone ragioni anche di tipo medico.
Stavo ancora metabolizzando la cosa, e mi stavo domandando se non è il caso di metterlo nel curriculum, magari è un valore in più, in tema di conciliazione…
E poi è arrivato il giorno di San Valentino, un San Valentino decisamente alternativo, senza bimbe, in una grande sala bianca e uno spazio con disegnato un tendone da circo, ovvero il pronto soccorso dell’ospedale vicino a casa.
La diagnosi è stata probabile colica biliare, mi hanno tenuto in osservazione per una notte nel “deposito barelle” del PS insieme ad un’altra signora che era svenuta a cena.
Il mattino dopo la diagnosi è stata confermata da un’ecografia e dopo un’attesa durata circa 7 ore, alle 5 del pomeriggio mi hanno dato un letto in una stanza di chirurgia generale.
Il 22 mi hanno operato e il 23 sono stata dimessa.
In questi lunghi 9 giorni ho conosciuto la sofferenza, ovviamente non parlo di me, io ero in vacanza, mi sentivo bene, e tutto sommato stavo bene, anche dopo l’intervento, tanto ormai è tutto in laparoscopia, ho solo qualche buco in più sulla pancia.
La sofferenza vera è altra e ancora non so se sia più la malattia, la vera malattia, la malattia di cui non si pronuncia il nome, il, anzi i tumori o la solitudine mascherata.
Ho conosciuto due donne che soffrivano per entrambe le cose, e il senso di vite così sfugge, il perchè si debba vivere per soffrire senza nulla in cambio. Le nostre difficoltà economiche sono diventate completamente trascurabili di fronte alle loro sofferenze, sofferenze che le loro disponibilità economiche non potevano alleviare.
E ho avuto la conferma che è la cura per la persona quello che mi riesce meglio…
Viaggiare con i bambini si può…
a patto che non siano le mie e che io non viaggi sola con loro…
Vorrei dire che sono state meravigliose, che il viaggio è stato indimenticabile per le emozioni positive provate.
Forse non era il momento giusto, forse non dovevo andare da sola dato che Gaia senza la sua famiglia al completo non sta bene.
Forse in questo anno di separazione delle due sorelline siamesi non era il caso di andare a 2000 chilometri da casa e affrontare un viaggio di andata e uno di ritorno di 9 ore circa ciascuno.
Forse ho sbagliato qualcosa, o tutto, nel mio rapportarmi con loro.
Forse tante cose, ma è stato l’incubo peggiore di una madre, ero preparata ad incidenti vari con i bisogni fisici, con rovesciamenti vari di bevande e cibo, ma ai capricci senza soluzione di continuità no, non ero preparata.
La Svezia era meravigliosamente soleggiata, cielo azzurro intenso, luce ovunque (a breve un post sui luoghi comuni).
Devo ringraziare la famiglia Balorso che ci ha accolti con grande generosità, siamo stati bene, e anche le bimbe parlano in continuazione della famiglia Balorso e di come siano stati gentili con noi.
Un grazie immenso anche ai Piccoli Vichinghi per il babysitteraggio al momento giusto che ha salvato un’intera giornata, per le piccole in crisi è stato un vero toccasana e un momento di pausa di cui parlano con gioia.
Gaia sta soffrendo questo inizio di elementari, forse lo stacco dall’asilo alla scuola primaria è davvero difficile e si aggiunge anche allo stacco da sua sorella.
Giada sta soffrendo il cambio di asilo, ma più che il cambio di asilo sta soffrendo il fatto di non vedere Gaia durante il giorno, ne parla sempre, anche all’aereoporto, in attesa di tornare a casa il suo discorso era principalmente questo, ricominciando l’asilo l’indomani (quindi oggi) non si sarebbero più viste così tanto, fino al prossimo anno, quando anche Giada comincerà la scuola.
E io sono crollata in questi giorni, è stato davvero difficile per me reggere il peso delle sofferenze delle piccole.
Sofferenze inespresse, o meglio espresse con capricci più o meno intensi, ora a mente fredda e distante capisco e capisco anche che le mie reazioni dovevano/potevano essere diverse, ma quando ero in mezzo al delirio non capivo e non riuscivo a reagire adeguatamente, presa anch’io dalla stanchezza del viaggio, dalla stanchezza dei capricci che mi hanno colto impreparata, dal fatto di non riconoscere le mie bimbe in quelle piccole pesti ingestibili.
Mi sono sentita una pessima madre, ora sono pronta a rimettere tutto in discussione, mi prendo qualche giorno per poter analizzare più serenamente la situazione e poi vedremo, probabilmente chiederò un aiuto esperto, resto in osservazione qualche giorno, vediamo il rientro, ieri sera ho lasciato che si addormentassero ancora nel lettone con me.
Come Paperino
Sono le 16.05 e sono a Pta Venezia, metropolitana, sto andando a prendere il treno, mi chiamano, mi giro, mi dicono che tre ragazzi mi hanno aperto lo zaino, mi giro, sono tranquilla, tanto non c’è niente, No! Qualcosa c’è, anzi c’era…
Gli ultimi 100 euro del mese, la carta d’identità, il foglio del rinnovo della patente, la moneta del metro di Mosca, qualche corona svedese, la bussolina smagnetizzata di mio nonno, due foto di Gaia (in ordine di importanza inversa).
Mi dispero un po’ mentre ricostruisco i passi dei ladri chiedendo in giro, spero di ritrovare i gusci vuoti con la mia vita, torno in superficie, in Buenos Aires, per ironia la mia via preferita di Milano, giro in Viale Tunisia, ma non trovo niente, vado a fare la denuncia.
Un foglio vuoto che mi permetterà di guidare in attesa del rinnovo.
Avevamo promesso un giorno di mare, domani, alle bimbe e, allora, come Paperino, abbiamo aperto i loro salvadanai, per il mare e per pagare l’abbonamento del treno per settimana prossima…
Impegni istituzionali
Weekend alternativo con sorpresa.
SabatoLa sorpresa è iniziata sabato mattina con la visita del messo comunale.
Quando suona un messo comunale uno si fa mille domande, almeno io, e poi vado subito in paranoia pensando al peggio.
Invece, il messo comunale ci chiede se ci va di ricevere il sindaco nel pomeriggio, perchè il sindaco avrebbe piacere di incontrare i nuovi residenti.
Ora, noi abitiamo in un condominio “spantegato” in sei palazzine di 2 piani con 4 appartamenti per piano (compreso il piano terra 12 appartamenti a palazzina).
Ci sono ancora in vendita una ventina di appartamenti e questo rende il condominio ancora vivibile.
E’ innegabile che il sindaco abbia visto un copioso aumento della popolazione, considerato che il comune aveva, prima di questa ondata migratoria, poco più di 5000 abitanti.
Ora, non so se avere come condomino il fratello del sindaco abbia reso il nostro condominio un interessante bacino elettorale, ma tantè, il sindaco ci teneva a conoscere i nuovi residenti.
E allora ci siamo preparati al grande evento fissato per le 17.30 dello stesso pomeriggio.
Nel frattempo, casa da sistemare, panni da piegare, mega spesa per il giorno dopo, Gaia al pronto soccorso per una puntura di zanzara che le ha fatto gonfiare entrambi gli occhi, e via così.
Verso l’ora fissata sistemo una cassetta di panni su un tavolino e li metto lì facendo una bella pigna, “Non vorrai far vedere al sindaco quella pigna?”, “Ma tanto non deve entrare”, con il messo (anzi la messa) comunale si parlava di un incontro collettivo all’interno del cortile.
E, invece, il sindaco è andato casa per casa e con ogni famiglia si è speso in parole e ha ascoltato quello che avevamo da dirgli, piste ciclabili (a breve arriveranno fino a casa nostra, forse per intercessione del fratello del sindaco), zanzare, mosche, lavoro più vicino a casa e scuola con orari per lavoratori.
Ci ha lasciati con un opuscolo sul comune e la frase “se avete bisogno chiedete pure”. Gaia lo rivedrà il primo giorno di scuola, Il primo giorno di scuola gira per tutte le scuole e un comune così piccolo con una via che si chiama “Via delle scuole” in cui sfilano in ordine sparso: asilo (da quest’anno), elementari, medie e liceo (sì, sì, c’è pure un liceo che è anche interessante) direi che si presenta bene.
Il regolamento condominiale vieta le grigliate, e considerando che tutti gli appartamenti godono di giardino o terrazzo molto vivibile è veramente molto difficile che tale divieto possa essere rispettato.
Da un po’ di giorni c’era un foglio da firmare appeso al cancello di ingresso.
E così ieri le griglie e le piastre dei condomini sono state radunate in un angolo del cortile più interno e gli è stato dato fuoco…
Così hanno potuto cuocere ininterrotamente dalle 10 alle 14 montagne di verdure, costine, hamburger, salamelle, spiedini e tomini per una mega grigliata condominiale.
Simpatica occasione per conoscerci un po’ al di là dei vari incontri in cortile, per i bimbi è stata una giornata di sballo totale, tutto il giorno in giro a giocare senza nessuno che provava a fermarli, in una mescolanza di giochi e di case, tutte aperte (quelle al piano terra).
La tonnellata di cibo è bastata anche per una spaghettata serale (aglio, olio e peperoncino).
Ora i vicini sono un po’ più vicini e il condominio è più vivo.
L’idea è di programmare altre occasioni del genere, metteremo nuovi avvisi al cancello, soprattutto ora che si avvicina agosto e, causa crisi e acquisto recente, staremo tutti un po’ più a casa.
Per la prossima si pensava addirittura ad una notte bianca…
…magari di sabato, però.
