Take your time, orma!
Ecco ci siamo, da venerdì sarò in ospedale e ci passerò 5/6 giorni.
I libri per la tesi sono pronti, anche il libro in inglese e un paio di audiobooks di favole in inglese, e poi i vocabolari inglese-italiano e svedese-italiano, e il corso audio di svedese e un paio di Topolino (ogni tanto bisogna anche allegerirsi un po’) e un Topolino in svedese e poi il portatile (quello vecchio), la chiavetta con dentro materiale e le parti già scritte della tesi, un film in dvd e il film dei Simpsons. Mi sembra che ci sia tutto, 5 giorni senza lavoro e senza altri impegni sono molti.
Dimenticavo: un paio di pigiami, biancheria, spazzolino, dentifricio, sapone e ciabatte. Ora sì, c’è tutto.
Speriamo che non scriviate troppo e speriamo che ci sia un wi-fi non protetto in giro per l’ospedale, un’occhiata a internet non si disdegna mai…
…e così mi prenderò il mio tempo, tempo per me, tempo per la tesi, tempo per imparare le lingue, tempo per scrivere, tempo per disegnare, tempo per abbandonare il mio burqa di ciccia…
Il Lacca: la nuova isola di Utopia
A cena Giada ci ha parlato del Lacca, un posto dove ci sono tanti giochi, dove ci sono anche le palle colorate dove tuffarsi dentro e dove ci sono anche tanti regali, già pronti da scartare. E’ un posto vicino a casa, ma anche lontano, dove ci possono andare tutti i bimbi.
Quando ce lo raccontava era serissima e sembrava davvero che ci fosse andata, tanto che il papà e Gaia le facevano domande su domande per capire quale era, io ho visto il suo faccino serio serio e un’espressione che non riesco a definire, ma che riconosco perchè è quella di quando fantastica, e questo posto Lacca lo ha immaginato davvero bene, peccato non poterla riprendere con una videocamera in questi momenti… Poi ci siamo arrivati e ciha confermato che è un posto della sua fantasia.
Io la mia isola di Utopia l’ho immaginata quando ero un po’ più grande, verso i 7/8 anni, Giada sta andando decisamente troppo oltre.
…e poi l’isola di Utopia e il concetto di Utopia come città immaginaria è un tema che mi è davvero molto caro, avrei voluto farci la tesi 15 anni fa…Dov’è il computer che abbiamo comprato?
E’ il primo pseudo racconto di sogno. Giada si è svegliata così questa mattina, facendomi questa domanda e continuando a parlarmi del computer che avremmo preso per lei con la musica… Che sia un desiderio?
Il ciuccio è quasi dimenticato e anche in questo caso credo proprio che ci abbia un po’ preso in giro. Più noi le dicevamo di toglierlo, più si rafforzava il suo “bisogno” di ciuccio, lo ha tolto ieri e sembra che sia stata sempre senza.
Gaia no, il suo era proprio un bisogno, quando lo usava era proprio per “pacificarsi” con il mondo, con il sonno, con tutti… E ora un po’ lo cerca ancora, anche se poi è contenta di non averlo più, penso che sia contenta perchè a lei piace “essere brava”, piace “fare bene”, piace “essere grande”. E, allora, il sospetto-certezza è che a Giada piace “fare la piccolina” e il ciuccio era solo un accessorio del travestimento, daltraparte a lei piace “interpretare”…
E poi stamattina ha fatto questo disegno, mi ha detto che rappresentava il “cielo”
It’s the end of The Pacifier Age
Finalmente…
Gaia lo ha perso sabato scorso in modo “drammatico”, è finito nel water (la stessa fine l’avevano già fatta ben 2 o 3 suoi predecessori). Il dopo è stato abbastanza indolore, dopo un bel pianto per la perdita subita è seguito il ragionamento, e poi l’accettazione che un altro ciuccio non l’avremmo comprato.
Giada lo ha letteralmente e volontariamente distrutto questa mattina, consapevole del fatto che un altro non lo compriamo, ormai era a brandelli, morsicato e a buchi, le ha dato il colpo di grazia in modo consapevole e me lo ha dato da buttare (troppo triste buttarlo lei), nessun pianto per ora, e il primo mezzo capriccio senza ciuccio si è concluso pacificamente (ma che bello il nome inglese per ciuccio!).
Sembra che un’Era si sia conclusa, ora, finalmente, le piccolette si preparano a diventare grandi!
Verso l’infinito
Le piccole G&G stanno contando, ormai già da un po’.
Si spingono, in entrambe le lingue, sempre oltre il 10, spesso oltre il 20 e anche dopo il 30 (questo in italiano).
Tutto questo mi ricorda quando ero piccola e quando il mio gioco preferito era contare, quando mi spingevo sempre un po’ più in là del mio limite.
Un giorno ero sul balcone, c’era il sole e ho scoperto che potevo contare fino all’infinito, l’unico limite era il tempo e forse la conoscenza dei nomi giusti per i numeri molto grandi. Quel giorno ho raggiunto la conoscenza dei numeri, mi sembrava di aver scardinato un segreto, e poi sono iniziate le domande sul sole, l’infinito, l’universo,… dio… non mi ricordo quanti anni avevo, ma mi ricordo ancora del calore del sole sulla faccia e la vertigine che l’infinito, l’universo e dio possono procurare quando sono scoperti così per caso, semplicemente contando fino a cento. E poi ho iniziato a voler sapere qualcosa in più delle stelle.
